Le bande musicali nella Marsica tra passato e presente

La Marsica non è stata estranea al fenomeno delle bande musicali, ma oltre a quelle già acclamate dalla storia, come “La Leonessa d’Abruzzo” di Pescina e come quelle di Celano e Tagliacozzo, la presente ricerca ha riportato alla luce una incredibile ed inedita documentazione, che risale al XVII secolo, fatta di documenti, fotografie, statuti, regolamenti e molto ancora.
Questo libro è il risultato del Progetto Didattico in rete “Le bande musicali della Marsica tra passato e presente” che il Laboratorio Musicale della Scuola Media “Vivenza” ha ideato, programmato ed organizzato nell’a. s. 2003-2004. Al Progetto hanno aderito le Scuole Medie di Capistrello, Pescina, e di Tagliacozzo, ognuna interessata al territorio di propria competenza. È stata una avventura esaltante, una continua scoperta di inedite informazioni che ci spingeva a ripartire il giorno dopo con maggiore entusiasmo.
La ricerca ha avuto anche l’importante apporto di tutte le persone che abbiamo intervistate e coinvolte, e che hanno manifestato il loro interesse chiedendoci costantemente i risultati raggiunti. Ma nello stesso tempo è stato anche un lavoro stressante e stancante in quanto, visti i risultati non certamente incoraggianti conseguiti dalla Scuole partner, siamo stati costretti ad intervenire nella totalità dei Comuni di loro competenza. Nonostante che per la “Vivenza” siano aumentati i costi e gli artifici nell’orario scolastico, per sopperire all’assenza degli insegnanti in missione per il Progetto, e confortati dal lavoro del prof. Pietro Di Gianfilippo nei Comuni della Valle Roveto, la ricerca si è prolungata per un secondo anno.
Al termine del primo, anche a testimonianza dell’importante materiale recuperato, è stata allestita una mostra itinerante, costituita da 75 pannelli (100x70), che è stata esposta in moltissimi Comuni marsicani riscuotendo sempre un enorme successo. Questa mostra è stata presentata presso l’aula consiliare del Municipio di Avezzano durante una conferenza alla quale ha partecipato anche il giornalista Franco Farias, presidente dell’AMBIMA Abruzzo e noto cultore della storia delle bande musicali abruzzesi. In questo lungo viaggio ci hanno aiutato numerosissime persone, qui vogliamo ringraziare il prof. Silvio Notarpasquale, senza il quale non sarebbe stato possibile effettuare la ricerca in molti archivi comunali e statali, e presso biblioteche provinciali e ministeriali, ma soprattutto perché ha messo a disposizione del Progetto anche la sua conoscenza del mondo bandisticoavendo militato, tra gli anni Sessanta e Settanta, in diversi complessi marsicani, e per la realizzazione della scheda sulla banda di Trasacco.
Una menzione particolare è per il preside onorario della Scuola Media “Vivenza”, prof. Gennaro Di Ponzio, che pazientemente ha revisionato il dattiloscritto del presente libro. Un doveroso ringraziamento va al preside Ilio Leonio, con il quale abbiamo iniziato questa ricerca, alla preside Rita Baliva che, con entusiasmo, ne ha favorito la conclusione, al vice-preside Bernardino Cerasani, per il notevole appoggio organizzativo, al responsabile del Laboratorio di Informatica della “Vivenza”, Piero D’Avolio, per la gestione tecnica del Progetto, a tutti gli alunni che in questi due anni hanno dato il loro importante contributo, ai colleghi e al personale della “Vivenza”, a Pietro Di Gianfilippo, che ha curato la ricerca delle bande nella Valle Roveto, a Luisa Di Panfilo, che ha effettuato la ricerca per Ortona dei Marsi, ad Adriana Cottone, dell’archivio comunale di Tagliacozzo per la squisita cortesia, e naturalmente alle tre Comunità Montane della Marsica per l’appoggio finanziario. Inoltre un particolare ringraziamento va agli amici che hanno realizzato altre schede delle bande marsicane: Fabrizia Aschi, Angelo Cotturone, Gianluigi D’Andrea, Michela Gelsomini, Diocleziano Giardini e Francesco Scarcella.
Naturalmente si ringraziano anche il preside della Scuola Media di Tagliacozzo, Amicucci e l’insegnante Fabio Monaco, il preside della Scuola Media di Capistrello, la preside della Scuola Media di Pescina, Franca Mazzali e la maestra XXX, che hanno aderito e contribuito al nostro Progetto. Senza sostegno di tutti loro, la presente pubblicazione non si sarebbe mai concretizzata.
Gianluca Tarquinio
INTRODUZIONE
L’inizio della storia della banda musicale, e in queste pagine non se ne vorrà certamente tracciare l’intera evoluzione, è da ricercarsi negli usi musicali delle antiche civiltà e non solo europee. Si deve poi alla nascita delle prime società comunali l’aver utilizzato gruppi di suonatori, all’inizio strumenti a percussione e a fiato, per intenti non religiosi e che, col passare del tempo, ha avuto con corti rinascimentali un importante accelerazione organizzativa. È in questo lungo periodo che si razionalizza con più precisione l’apparato pubblico e, in particolare, quello sociale che vedrà, nell’allestimento di tornei cavallereschi, palî, giostre ed altre forme di divertimento collettivo, l’humus nel quale si avvierà il processo che porterà all’arte della banda. Si deve ad Alessandro Vessella l’importante studio (La Banda. Dalle origini fino ai nostri giorni, notizie storiche con documenti inediti e un’appendice musicale, Istituto Editoriale Nazionale, Milano, 1935) nel quale il musicista ha fatto luce sul percorso storico della ‘banda’ dalle più lontane origini fino alla sua epoca.
È proprio il Vessella che formula le prime ipotesi sull’etimologia del termine ‘banda’ facendolo risalire alla pratica di servirsi di una persona che, con l’ausilio di una tromba o di un tamburo, annunciava le varie fasi dei divertimenti collettivi sopra ricordati, oppure le decisioni dei rappresentanti comunali. Questa figura del banditore, chiamato anche ‘bando’ (certamente dal termine bandwa che significa ‘insegna’ e che è apparso già nell’epoca dei Comuni e delle Signorie), o ‘’ nell’uso dialettale del termine, è rimasta in vita fino a qualche tempo fa. Il banditore comunale è ancora oggi un vivo ricordo tra le popolazioni come quella del tamburino che precedeva le processioni. Ma sono le formazioni musicali che accompagnavano i vari eserciti quelle che hanno contribuito maggiormente alla nascita moderna del complesso bandistico. Tra la fine del XV secolo e gli inizi di quello successivo, l’Italia si trova coinvolta nelle lunghe guerre europee e sarà in questo momento che entrerà in contatto con una organizzazione militare che vede la presenza di strumentisti perfettamente organizzati nei quadri militari e con uno scopo ben preciso. Nel Cinquecento, ad esempio, a Roma, sarà attivo il “Concerto Capitolino”, chiamato anche “Banda Capitolina” e infine “Banda di Roma”, ma simili formazioni erano presenti anche in molte altre città italiane. Con il Settecento, le bande, o fanfare, reggimentali, si arricchiscono di nuovi strumenti come il clarinetto che, per la sua duttilità mostrata fin dal suo apparire, e con gli accorgimenti di Müller nel 1812, diventerà insostituibile e fondamentale per le bande.
Parallelamente alla definizione del complesso bandistico, inizia a comparire una produzione musicale specifica, all’inizio costituita principalmente da marce militari o da musiche di occasione scritte da compositori come Cherubini, Spontini, Gossec, Meyerbeer, Auber, Halévy, Rossini, Mendelssohn e ‘minori’ come Vitt, Kuffner, Saro, Lweff e tanti altri, senza dimenticare che anche Mozart e Beethoven si erano cimentati con musiche militari. Ormai la musica bandistica inizia a ricoprire un ruolo importante all’interno del mondo militare, e contestualmente alla nascita di altri strumenti, come il basso tuba e il sax, nonché al perfezionamento di altri, inizia a manifestarsi l’esigenza di regolamentare gli organici bandistici. I primi furono Wilhelm Friedrich Wieprecht ed Anthoine-Josef Sax, la banda di quest’ultimo prevedeva 50 strumentisti così ripartiti: 1 ottavino, 1 clarinetto mib, 14 clarinetti soprani, 2 clarinetti bassi in sib, 2 sassofoni, 4 corni, 2 cornetti a tre cilindri, 2 trombe a tre cilindri, 3 trombini, 2 ophiclaidi, un flicorno sopranino, 2 flicorni soprani in sib, 2 flicorni contralti in mib, 2 flicorni baritoni in sib, 5 strumenti a percussione, 12 paia di piatti, una grancassa, un paio di timpani e il tamburo. Siamo ormai entrati nell’Ottocento, e le riforme avvenute in Germania e in Francia tardano a diffondersi in Italia a causa della sua frammentazione politica, anche se iniziano ad essere istituite specifiche commissioni per il riordino dei complessi bandistici militari come quella di Firenze nel 1848. “Assistiamo così, per buona parte dell’800 in Italia, a concezioni diversificate della strumentazione per banda frutto delle diverse scuole e delle diverse influenze esercitate dai vari modelli europei. Così l’Italia non partecipò nel 1867 ad uno storico raduno di bande musicali avvenuto a Parigiin occasione dell’Esposizione francese. (…).
Forse anche sulla scorta di questa mancata occasione di confronto si creò in Italia un movimento che auspicava una riforma degli organici delle bande musicali. Un primo tentativo lo abbiamo nel 1884 quando una commissione composta dai più importanti «capi-musica» dell’esercito italiano tentò di stabilire regolamenti, di indicare marce e di dettare una serie di disposizioni per le musiche militari”. Già prima del 1884, comunque, c’era stato il tentativo di Emanuele Krakamp con il suo Progetto per la riorganizzazione delle musiche militari del Regno d’Italia pubblicato nel 1863, ma è senza dubbio ad Alessandro Vessella che sono da imputare concrete riforme con la pubblicazione del 1894, Di un più razionale ordinamento delle musiche militari italiane e con il celebre trattato, suddiviso in otto fascicoli, di Studi di istrumentazione per banda editi tra il 1897 e il 1901 per la Ricordi di Milano. Non è il caso i addentraci nelle specificità della riforma vesselliana che sarà applicata anche alle bande municipali e non solo a quelle militari e sono proprio queste ultimi ad avere un ruolo insostituibile per la diffusione musicale anche in Abruzzo e, naturalmente, nella Marsica. Anche se in Italia si assiste ad una intensificazione di studi sulle bande musicali, in Abruzzo la bibliografia e ancora frammentaria e carente rispetto all’intensità del fenomeno che ha fatto della Regione una tra le più importanti del panorama internazionale. Resta un punto fermo la pubblicazione di Franco Farias e Francesco Sanvitale (della quale ci siamo ampiamente serviti per questa introduzione) edita nel 1984: Le bande musicali in Abruzzo, 1783-1984. Pur nella consapevolezza dell’impari lavoro che i due autori, insieme ai loro collaboratori, stavano affrontando e che certamente sarebbe andata a discapito dell’approfondimento, e nonostante l’assoluta indicazione di fonti consultate, resta ancora oggi una pubblicazione indispensabile per qualsiasi studio sulla realtà bandistica abruzzese. Non sono comunque da tralasciare i lavori di Berardino Ferri, Errico Leone e Sergio Masciarelli e soprattutto di Lamberto de Carolis che è stato il primo ad indagare in archivi e biblioteche.
Allo stadio della ricerca raggiunta da Farias e Sanvitale, su 308 comuni abruzzesi, ben 127 hanno avuto una banda ed a queste sono da aggiungere quelle esistenti in 13 frazioni. La prima volta che su un documento compare il termine di ‘bandista’ (professione dichiarata del novello poso) è il famoso atto di matrimonio celebrato ad Introdacqua nel 1783 “che anticipa di 28 anni le prime bande costituite di Pescina e di Città Sant’Angelo istituite entrambe nel 1801”. 1 Il fenomeno bandistico ben presto si diffuse in tutta la Regione fin dall’inizio dell’Ottocento, ma a questo punto è opportuno soffermarci sull’altro ‘fenomeno bandistico-musicale’ che è quello delle paranzelle o paranzuole. Con questi termini si usa indicare quei piccoli gruppi di musicisti girovaghi, 4-10 elementi, che avevano un organico abbastanza variegato comprendente sia strumenti a fiato (soprattutto pifferi, zampogne, flauti e ciaramelle) a corda (in particolare violino, chitarra e mandolino) e a percussione (tamburi). Successivamente, e probabilmente, a questi si aggiunsero suonatori provenienti da bande militari che portarono con loro, oltre ad una competenza musicale più specifica, anche la mentalità ‘bandistica’ che determinò poi una maggiore razionalizzazione dell’organico. Lamberto De Carolis ricorda la paranzella di Gessopalena esistente nel 1755 che, anche nella pubblicazione di Farias e Sanvitale, veniva indicata come la più antica dell’Abruzzo. Abbiamo già avuto modo di dire che il lavoro di questi due studiosi, per ovvi motivi, è stata una ricerca orizzontale e non verticale. Di contro, quella che abbiamo espletata nella sub-regione marsicana ha indagato a fondo negli archivi comunali ampliando notevolmente le informazioni anche sulle paranzelle e precisando ancor meglio alcuni primati. 2 Noi, comunque, siamo partiti proprio dalla pubblicazione di Farias e Sanvitale. ??? La Marsica è costituita da 37 comuni e 53 frazioni. Nel periodo 1630 - 2005, anni che rappresentano gli estremi cronologici dei complessi bandistici rintracciati, nei 90 centri abitativi, 43 di essi hanno avuto, o hanno ancora, una banda. Il dato diventa maggiormente significativo se si considera che tutti i 37 centri più importanti della Marsica sono stati coinvolti da questo particolare fenomeno musicale.
Fatta eccezione del libro sulla banda musicale di Balsorano edito nel 2001, il fascicolo commemorativo del Centenario della nascita di quella di Celano stampato nel 1988, e la piccola monografia sul complesso bandistico i Magliano dei Marsi, pubblicato nel 1996, la Marsica non ha prodotto alcunché sulla storia delle sue bande musicali. Di contro, gli archivi comunali hanno conservato un enorme ed inedita quantità di documenti e sono stati quasi tutti da noi indagati principalmente per le delibere degli organi amministrativi dei Consigli, delle Giunte, dei Podestà e dei Commissari Prefettizi.3 Il documento più antico, però, è stato rintracciato dallo studioso Giorgio Morelli nel “Libro dei Rendiconti” della chiesa di S. Maria di Costantinopoli di Scanno. Sotto l’anno 1638, infatti, si legge che, in occasione della festività che ricorreva nel mese di giugno, nel primo martedì dopo la Pentecoste, si esibirono le bande musicali di Sulmona e di Ortona dei Marsi per la somma di 6 ducati e 15 grana.4 Questa di Scanno è la prima testimonianza in assoluto, per l’intera regione Abruzzo, nella quale è specificato sia il termine ‘banda’, sia il paese di provenienza. Alla stessa ricorrenza festiva, ma ora nel 1649 e nel 1650, parteciperà anche la ‘musica’ di San Sebastiano [dei Marsi], mentre precedentemente, nel 1634, vi avevano prestato servizio i “sonatori di Cocullo”. Queste informazioni ci inducono al alcune considerazioni.Tutti i paesi citati, Scanno, Ortona, San Sebastiano, Cocullo5, sono confinanti tra loro. Tale caratteristica, unitamente al fatto che coincidono curiosamente con le prime testimonianze che hanno prodotto le più antiche attestazioni archivistiche riconducibili a formazioni musicali o ‘bande’ che suonavano nelle feste religiose, ci autorizza ad ipotizzare una particolare attenzione che veniva data dalle popolazioni di questi paesi alla musica strumentale. Inoltre, ad avvalorare maggiormente questa ipotesi, interviene lo storico Muzio Febonio che, nel suo lavoro sulla storia dei paesi della Marsica pubblicato nel 1678, a proposito di Gioia dei Marsi (altro paese limitrofo ai precedenti), ricorda che “sono in genere uomini robusti e di bell’aspetto, che tengono in gran conto l’onestà e la famiglia e coltivano la musica con strumenti musicali, e ciò per onorare il Signore Dio”.6 Questi paesi ricadevano nella Baronia di Pescina e forse questa loro particolare predisposizione potrebbe non essere estranea alla scuola di musica che Giovanni Antonio Simboli, capitano delle Grascie degli Abruzzi, un gentiluomo pescinese, istituì alla fine del Seicento nella limitrofa Villa di Prezzolo, “a beneficio degli artigiani più giovani, proclivi al canto e al suono”.7
In queste righe, miranti a sottolineare la versatilità alla musica strumentale che avevano le popolazioni della Baronia citata, ci siamo imbattuti anche con i musici. Non è ancora chiaro se con questo termine, musicologicamente usato spesso come contrario di cantori, si voglia intendere dei suonatori piuttosto che dei cantanti. Noi siamo propensi ad intenderlo proprio come i secondi, sia perché quello per gli strumentisti è certamente individuabile nel termine ‘sonatori’ oppure ‘musica di …’, sia perché in diversi documenti è indicativo proprio di cantanti. Ad esempio, per verificare l’analogia tra musici e cantanti, nella cattedrale di S. Sabina di Pescina “vi è l’Organo di qualche prezzo, dove cantano i Musici della medesima chiesa”. Ancora, per la festa di S. Generoso ad Ortona, provenienti “da paesi e città lontane vennero musici ed istrumenti musicali”. Nel 1665, però, il vescovo marsicano Lorenzo Massimi, durante la sua visita pastorale, venne accolto nella cattedrale di Pescina con “musicis e cantibus decantatibus Hynnu Veri Creator”, separando, così, le diverse professionalità. In seguito, nel 1722 la Confraternita di S. Maria di Piedimonte di Cerchio ha pagato 20 carlini “Alli musici di Pescina che vennero a cantare nella festa della Madonna” .8 La specificazione di ‘banda’, che si trova nei già ricordati documenti seicenteschi, al momento resta una testimonianza isolata. Ritroviamo questo termine ad iniziare dall’epoca borbonica, quando in questo modo viene chiamato il complesso musicale di Magliano dei Marsi (1820)9. Nell’arco dei due secoli abbiamo soltanto attestazione di musici e di sonatori per indicare quelli che sono gli antenati più diretti della banda musicale. Il 24 giugno 1744 paga 1,40 carlini “alli sonatori d’Avezzano” per la stessa ricorrenza religiosa. Nel 1760, invece, gli amministratori di Tagliacozzo pagano Francesco Galli che, il 4 luglio, ha utilizzato i suoi cavalli per prendere “i sonatori di Pescina e dell’Aquila” che avrebbero prestato i loro servizi durante la festa di S. Antonio.10 Riconducibili certamente alle ‘paranzelle’11, dunque, sono quei “sonatori” e/o quelle “musiche”, spesso senza indicazione di provenienza, che suonano durante le feste religiose e civili che nella Marsica sono già attestati nel 1600 ad Ortucchio e che troviamo spesso citati in altri paesi fino al 1820 quando ne abbiamo trovata l’ultima notizia a Villa San Sebastiano.12 È già stato ricordato il contributo che le bande reggimentali hanno dato allo sviluppo di quelle civili. Nella Marsica abbiamo degli esempi diretti e indiretti. Il 1° luglio 1707, ad Avezzano, nasce Giovanni Battista Aloysi, dell’omonima e facoltosa famiglia avezzanese. Al battesimo furono invitati due condottieri spagnoli, D. Errico de Velardo e D. Luca de Castello, che vennero “condotti ad Avezzano per presidio à favore di Filippo V, dà Girolamo Acquaviva Duca d’Atri Generale di Battaglia”. Mentre i famigliari del battezzante presenziavano al rito religioso, i due condottieri spagnoli “ordinorno subito alli due loro Trombetti che avessero risonate le loro trombe, con ogni più grata armonia in detto sacro lavacro, come egregiamente eseguirono”13. Nel 1814, sempre ad Avezzano “le truppe austriache si accamparono presso l’odierna piazza Torlonia e lungo tutta la via di San Rocco … (cioè l’attuale via XX settembre)…….. Le fanfare ed i tamburi dei reggimenti suonavano ad intervalli e canzoni militari venivano cantate in coro dai soldati producendo triste contrasto con le condizioni d’animo dei cittadini”.14 Nel marzo 1821, invece, ancora ad Avezzano, “i soldati delle orde Tirolesi-Croate bivaccavano sull’aia … le bande musicali, le trombe, ed i tamburi suonavano ad intervalli; e le barbare canzoni intonate con assordante voce gutturale, davano crudele contrapposto ai sospiri, ed alle preci dei sbalorditi e tremanti cittadini”.15 Intorno al 1850, il conte Giulio Lefevre, avendo acquistato il castello di Balsorano dalla famiglia Piccolomini, si trasferì nel centro della Valle Roveto e diede incarico al suo maggiordomo, un certo Pierre, suonatore di tromba della banda dell’esercito francese, di creare una banda nel paese.16 Altri esempi sono dati dagli articoli 28 e 37 del regolamento della banda musicale di Gioia dei Marsi del 1878 (vedili nel relativo capitolo), che fanno espliciti riferimenti ad una normativa tipicamente militare: “Dovranno i musicanti contrarre una ferma di Anni Cinque, che s’intenderà sempre rinnovata per un quinquennio se non vi sarà disdetta formale e presentata al Direttore sei mesi prima della scadenza.
Colui che senza giusti motivi non volesse più fare parte del Corpo, sarà soggetto ad una penale di lire Cinquanta ed al risarcimento di danni ed interessi”; “Ogni musicante, che aspira ad essere assunto al Corpo di Musica (…) deve inoltre provare con attestato medico di essere di sana e robusta. Quelli che han fatto parte di un Corpo Musicale del R. Esercito debbono presentare il congedo”. Anche la terminologia usata in alcuni articoli del regolamento della banda di Pescina è di evidente natura militare: “Quel bandista che si presentasse ubriaco nel Concerto o quando il Corpo si trovasse riunito nelle feste, o in altre occasioni per prestare l’opera sua, commettesse atti di insubordinazione, d’ indisciplanezza [sic]”; “Il Sindaco o il Direttore, possono quando vogliono chiamare la banda alla rivista degli strumenti e dell’uniforme”; “Quando il Vice Maestro od un musicante anziano dopo un’ora dalla rientrata avrà dato l’ordine del silenzio tutti debbono stare a loro posto”.17 Non ci è dato ancora di sapere se le bande musicali che hanno transitato o risieduto nella Marsica abbiano avuto un organico riordinato dalle varie riforme che si sono susseguite nel tempo, particolarmente quelle che hanno previsto l’inserimento dei legni nelle loro fila. Il governo napoletano, comunque, cercava di disciplinare i complessi bandistici, sia nel regolamento (simile a quello delle “Guardie Urbane”) che nell’uniforme, come ricordano due decreti del 1841 e del 1843, comparsi sul Giornale dell’Intendenza del Secondo Abruzzo Ulteriore (decreti nn. 504 e 584). Con molta probabilità quelle a cui abbiamo appena fatto riferimento hanno avuto un ruolo importante nella nascita dei complessi bandistici di questi paesi, come è anche vero che anche l’uso dei tamburi e delle trombe, legato principalmente alla funzione di ‘banditore comunale o religioso’, ha dato il suo contributo.18 Antecedentemente, probabilmente a conferma di una lunga tradizione, in un documento della “Tesoreria segreta” dello Stato Pontificio, datato 21 marzo 1447, risultano diversi pagamenti per suonatori di trombetti accorsi a Roma “perché furono a la coronazione de la Santità Sua” [papa Nicolò V]: tra questi figurano anche “Antonello, con un compagno, trombetti di Rinaldo da Tagliacozzo”.19
Dell’utilizzo di trombettieri abbiamo rintracciato numerosi documenti, ma curiosamente tutti riconducibili a Tagliacozzo.20. L’ultimo elemento, che a nostro avviso ha dato un contributo alla nascita delle bande musicali moderne, precedenti alla riforma operata da Alessandro Vessella, è il tamburo, soprattutto nel suo utilizzo da parte del ‘banditore comunale o religioso’, oppure elemento delle ‘paranzelle’.21 Particolare è invece l’uso di questo strumento che ne facevano i pescatori del lago del Fucino tramandatoci da due Reali risoluzioni del 19 luglio 1777 con le quali il re ordinò, che le barche della Real Badia della Madonna della Vittoria di Scurcola Marsicana dovessero andare con le “Reali bandiere, acciò li pescatori non fussero molestati, e che a questi si concedesse qualche distintivo per essere conosciuti, e distinti”: la coccarda e il tamburo. Quest’ultimo “è un’istrumento, di cui generalmente si fa uso, non solo in tutti li paesi del Regno in occasione di qualche Festa, ma ben’anche nelle masserie di armenti. Essendo dunque la coccarda un distintivo corrispondente alle Reali Bandiere, publico, apparente, di poca spesa, di niun danno, e pregiudizio ad alcuno, ed il Tamburo, un istrumento di cui ogni privato ha fatto, e può farne uso, non può impedirsi a’ Regj pescatori il poter continuare a far uso dell’una, e dell’altro”.22 L’humus musicale, dal quale nascono e vanno perfezionandosi i complessi bandistici, è ormai abbastanza consolidato e, unitamente all’attività delle cappelle musicali, degli organisti e di musicisti girovaghi presenti alle numerose fiere e palî marsicani, inizia a produrre risultati concreti.23 A testimonianza che ormai la banda musicale, nell’accezione moderna, sono ormai una realtà anche per la Marsica, sovvengono altri documenti nei quali si citano anonimi complessi bandistici che hanno presenziato a ricorrenze religiose e civili.24
Certamente per disciplinare una consuetudine abbastanza radicata nelle feste religiose dell’intera Regione, durante la 2ª Conferenza Regionale degli Arcivescovi e Vescovi Abruzzesi tenutasi a Chieti dal 14 al 16 luglio 1896, nella seconda sessione del giorno 15, si stabilì che “si trovi un modo di regolare le feste popolari nei paesi della propria diocesi (…). Si impedisca che le bande musicali in chiesa suonino pezzi teatrali, che cantino i canti liturgici nella Messa solenne e nei vespri; che non si facciano ad ora tarda”.25 Questa disposizione, però, fu considerata secondo le esigenze locali e non da tutti i parroci. Negli anni 1907-1908, la domanda n. 5 di un questionario inviato dal vescovo marsicano in tutte le parrocchie della diocesi, chiedeva informazioni di carattere musicale (organo, libri di musica e presenza di strumenti musicali nelle chiese), a questa non tutti hanno riposto, ma si evidenziano quelle di Capistrello, “si rispettano le disposizioni pontificie per l’organo e per la banda”; Castellafiume “c’è l’organo ‘discreto’, non ci sono libri e si rispettano le prescrizioni pontificie non ammettendo la banda in chiesa”; Tagliacozzo, “non si permette che entri il concerto in tempo di funzioni”, mentre più pertinente è il parroco di Ovindoli, “contrariamente alle disposizioni pontificie, talvolta dagli intriganti i pretende la banda in chiesa e causano disordini nelle feste”.26 È abbastanza evidente come le paranzelle, sonatori, musici, arcaiche bande, nella Marsica hanno preparato il terreno all’esplosione di complessi bandistici che, al pari della altre sub-regioni abruzzesi, si è verificata nella seconda metà dell’Ottocento.
L’epoca pre-unitaria ha visto la sola presenza delle bande musicali di Magliano (1820), di Balsorano (1839-40) e di Celano (1851). “Si era intanto giunti all’Unità d’Italia e alle vecchie amministrazioni, espressioni delle classi aristocratiche legate alla tradizione, si erano sostituite le nuove ai cui vertici sono maggiorenti desiderosi di acquistare prestigio agli occhi delle popolazioni, Così la passione degli abruzzesi per le bande si sposa alla perfezione con il desiderio di fare carriera politica delle nuove classi dirigenti. Ogni comune ha in questo modo una banda sorretta da un mecenate che spesso coincide con il sindaco o con altra personalità politica di spicco nel paese. Tale sorta di politicizzazione viene confermata anche dal fatto che fino ai primi anni settanta del secolo scorso [Ottocento], personalità legate all’antico regime borbonico costituiscono e finanziano bande ‘lealiste’, spesso in contrapposizione con gli ufficiali complessi municipali: assistiamo così al raddoppio di formazioni bandistiche anche in centri non eccessivamente popolosi”. Questa lunga osservazione di Farias e Sanvitale, si sposa perfettamente con la realtà post-unitaria della Marsica, ed in particolare con quella di Tagliacozzo che per tre anni vide la presenza di due bande, quella guidata dallo ‘scissionista’ avv. Luigi Cerri contrapposta a quella municipale.27 Come abbiamo già detto, spesso i fautori della nascita delle bande musicali sono spesso i benestanti del paese, mentre altre volte l’iniziativa è presa dalle singole amministrazioni comunali. Altrettanto spesso il sindaco era anche il presidente di quelle commissioni che venivano istituite per la gestione e il controllo delle stesse bande, e dove non era il primo cittadino, era sempre il benestante di turno mentre gli altri membri di queste commissioni erano consiglieri comunali e/o altri rappresentanti di famiglie agiate. Comunque, i benestanti dei vari comuni che si adoperavano per iniziative culturali come quella dell’istituzione di un complesso bandistico, erano sollecitati da motivi ‘vetrina’, è da opportunismo politico come diremo più avanti.28
L’organizzazione di tali commissioni prevedeva le figure di un direttore, maestro e di un cassiere, con competenze distinte e sempre definite nei regolamenti come in tutti quelli che abbiamo riportato in uno specifico capitolo di questo lavoro. Oltre a queste, la banda di Pescina nel 1855 aveva anche quella dell’inquisitore e quella di Oricola la figura di sorvegliante.29 Con l’Unità d’Italia, la politica e la vita nazionale entrano nei grandi movimenti europei. Dopo aver partecipato alle Esposizioni Universali di Londra e di Parigi, l’Italia, nonostante i freddi rapporti con l’Austria, nel maggio del 1873 partecipa anche a quella di Vienna. Per tale motivo, il Ministero dell’Agricoltura predispone una serie di pubblicazioni che hanno lo scopo di illustrare la situazione della Nazione “ne’ varii rami di produzione”. Oltre al volume L’Italia economica nel 1873, sempre di questo anno, il Ministero alla Pubblica Istruzione realizza quello dal titolo Istituti e Società Musicali in Italia. Statistica, che fa il punto della situazione di uno specifico aspetto dell’istruzione pubblica.30 Questa Statistica, avviata nel 1871, risulterà incompleta a causa di fattori organizzativi per la carenza di risposte ai questionari che, attraverso le Prefetture e le Sottoprefetture, erano giunte a tutti i sindaci.31 Le uniche notizie relative a bande musicali della Marsica, presenti nella pubblicazione del 1873, riguardano i paesi di Balsorano (fondata nel 1839, costituita da 24 musicanti, sussidiata dal Comune, con a capo Carlo Silvi), Magliano (fondata nel 1821 da Giovanni Battista Masciarelli32, è retta da una commissione municipale ed è costituita da 26 musicanti) e Tagliacozzo (fondata nel 1862 dal municipio con la collaborazione di privati, è costituita da 26 musicanti ed è retta dal Giovanni Gattinara33). Proprio a causa della lacunosità dei dati pubblicati nel 1873, quattro anni dopo la Direzione Generale delle Antichità e delle Belle Arti avvia una nuova indagine, ma anche in questo caso i risultati saranno insoddisfacente e l’esito è scontato: “tutta la documentazione vada archiviata, non si pubblicherà nulla”. Infatti, su 127 Comuni della provincia di L’Aquila, 48 non risposero, 58 dichiararono che non avevano mai avuto una banda o una istituzione musicale, 21 risposero affermativamente.
Tra questi ultimi ci furono nove amministrazioni comunali della Marsica.34 È proprio grazie all’archiviazione del materiale ricevuto dal Ministero, che si sono potuti salvare numerosi ed inediti documenti che riguardano anche la storia delle bande musicali marsicane, anzi, in alcuni casi, si è trattato proprio dei veri e propri ‘colpi di fortuna’ perché abbiamo rinvenuto una documentazione che oggi non esiste più negli archivi comunali.35 Nel settembre del 1888 vennero stampate 8500 copie di una nuova circolare che conteneva il questionario al quale bisognava rispondere per questa nuova statistica. Le domande erano simili a quelle del 1873, anche se adesso un po’ più particolareggiate.36 Alla circolare prefettizia di L’Aquila, furono undici le amministrazioni comunali marsicane che risposero negativamente alla presenza di istituzioni musicali nei loro paesi: Aielli, Bisegna, Canistro, Cappadocia, Castellafiume, Cerchio, Lecce, Opi, Ovindoli, Sante Marie e S. Vincenzo Valle Roveto. Il materiale rintracciato nell’Archivio Centrale di Stato a Roma, relativo a quelle amministrazioni che hanno risposto positivamente alla circolare ministeriale, riguarda Avezzano, Balsorano, Celano, Gioia, Luco, Magliano, Pescina, Tagliacozzo e Trasacco. Tutti questi documenti sono di grande importanza perché, oltre a confermare anche i dati che abbiamo raccolti durante la ricerca, ci tramandano i regolamenti delle bande musicali di Celano, Balsorano, Tagliacozzo e Trasacco, vere miniere di informazioni. I Comuni marsicani che hanno risposto negativamente anche negli anni successivi, non hanno avuto mai avuto un complesso bandistico ad eccezione di un brevissimo periodo, qualche anno, che è esistito ad Aielli (dal 1923), Pescasseroli (dal 1924), Opi (dal 1925), Sante Marie (dal 1934), Canistro (dal 1982) e castellafiume (1985). Quelli che invece hanno risposto positivamente al questionario del Ministero, sono ancora i Comuni che, ‘tradizionalmente’, hanno rappresentato e in qualche modo rappresentano ancora oggi, il mondo bandistico della Marsica.
L’unico punto interrogativo che scaturisce da questa messe di informazioni riguarda il paese di Cerchio. Dalla nostra indagine risulta che nel 1878 il Consiglio Comunale deliberò la nascita della banda e che nel 1884 ne stabilì anche un secondo regolamento. Probabilmente la banda dovette sciogliersi se troverebbe conferma nella richiesta avanzata nel 1912 dai cerchiasi di ricostituire un nuovo complesso musicale.37 La prima delle bande marsicane post-unitarie è quella di Scanzano (1870), per poi giungere, passando per di Gioia dei Marsi (1871), Rocca di Botte (1880), Luco dei Marsi (1883), Trasacco (1885), Cese (1889), Scurcola Marsicana (1891), a quelle di Carsoli e di Lecce dei Marsi apparse a cavallo del nuovo secolo.38 La banda musicale di Avezzano, invece, deve essere stata la prima, tra quelle marsicane, ad adottare l’organico voluto dalla riforma di Vessella perché, “a dirigere la istituzione fu chiamato uno dei più cari allievi del Vessella e cioè il maestro Emidio Castrucci, un ingegno pronto e vivace, un carattere forte, un cervello organizzativo. Cinquanta e più elementi locali a cui si aggiungevano sei o sette elementi della banda municipale di Roma, nei casi impegnativi, formavano la banda «città di Avezzano»”.39 È abbastanza evidente come le paranzelle, sonatori, musici, arcaiche bande, nella Marsica hanno preparato il terreno all’esplosione di complessi bandistici che, al pari della altre sub-regioni abruzzesi, si è verificata nella seconda metà dell’Ottocento. L’epoca pre-unitaria ha visto la sola presenza delle bande musicali di Magliano (1820), di Balsorano (1839-40) e di Celano (1851). “Si era intanto giunti all’Unità d’Italia e alle vecchie amministrazioni, espressioni delle classi aristocratiche legate alla tradizione, si erano sostituite le nuove ai cui vertici sono maggiorenti desiderosi di acquistare prestigio agli occhi delle popolazioni, così la passione degli abruzzesi per le bande si sposa alla perfezione con il desiderio di fare carriera politica delle nuove classi dirigenti. Ogni comune ha in questo modo una banda sorretta da un mecenate che spesso coincide con il sindaco o con altra personalità politica di spicco nel paese.
Tale sorta di politicizzazione viene confermata anche dal fatto che fino ai primi anni settanta del secolo scorso [Ottocento], personalità legate all’antico regime borbonico costituiscono e finanziano bande ‘lealiste’, spesso in contrapposizione con gli ufficiali complessi municipali: assistiamo così al raddoppio di formazioni bandistiche anche in centri non eccessivamente popolosi”. Dopo questi anni, i primi documenti che ci testimonialo la presenza di nuove bande musicali, riguardano quelle di Aielli (1923), Pescasseroli (1924), Opi (1925), Collarmele (1927), Poggio Filippo (1927), Colli di Monte Bove (1928), Tufo (1930) e Sante Marie (1934). Le bande musicali marsicane, dopo la Grande Guerra ripresero le proprie attività e dimostrarono anche una notevole sensibilità ai disastri che purtroppo coinvolgevano altre simili istituzioni come il caso della tragedia della banda di Silvi che il 30 agosto 1922 fu decimata da un incidente ferroviario. Anche i bandisti marsicani, come ad esempio quelli di Collarmele, contribuirono per aiutare le famiglie dei colleghi periti nel disastro, on una donazione in denaro. Sul finire degli anni Venti si assiste ad una nuova ondata di emigrazione verso l’America che coinvolse anche dei musicanti. Questi, nelle nuove residenze, ricrearono complessi bandistici per non dimenticare l’attività praticata in Patria come dimostrano due vecchie fotografie. Nella prima sono presenti dei collelonghesi, tali Rocco (1896-1955), Orazio (1895-1976) e Sebastiano (1893-1970) che confluirono nella Bayford Band. Nella seconda (1924), alcuni bandisti di Villetta Barrea, un paese limitrofo alla Marsica, addirittura ricrearono una “Villetta Barrea Society Band”. “L’avvento del fascismo, mentre consolida la tradizione bandistica, vede i vari gerarchi sostituirsi a quelli che erano stati i mecenati della fine dell’800 e dell’inizio del nuovo secolo. Se la banda fino a questo momento era stata motivo di orgoglio ed elemento rappresentativo delle municipalità, ancor più si caratterizza in tal senso, venendo anche a costituire un punto nodale della propaganda del regime. Sul finire degli anni venti, quando ormai il governo fascista è padrone della situazione politica e culturale del Paese, sorgono in Abruzzo grandi complessi bandistici che sono ufficialmente inseriti nelle strutture del partito. Si tratta di bande legate all’attività della Milizia, dell’Opera nazionale del Dopolavoro, della GIL, e delle altre organizzazioni fasciste”.40 Moltissimi complessi bandistici marsicani ebbero questo destino e si ritrovarono a suonare non solo nelle feste religiose e civili, ma anche in quelle nazionali che adesso, oltre ai soliti genetliaci dei Sovrani, prevedevano anche le ricorrenze legate al fascismo, come, considerando le informazioni scaturite dalla nostra ricerca: la Fondazione dei Fasci di Combattimento (23 marzo), il discorso del Duce agli Squadristi (26 marzo), la Vittoria in Spagna (30 marzo),
il Natale di Roma o la Festa del Lavoro (21 aprile), l’Anniversario della Dichiarazione di Guerra all’Austria nel 1915 (24 maggio), la Festa dello Statuto (prima domenica di giungo), l’Anniversario dell’entrata dell’Esercito Italiano a Roma (20 settembre), l’Anniversario della Marcia su Roma (28 ottobre), l’Anniversario della Vittoria (4 novembre) e il Genetliaco di S. M. il Re (11 novembre). La massima espressione di questo particolare momento venne raggiunta a Tagliacozzo dove, nel 1924, la banda cittadina assunse il nome di “Concerto Musicale Fascista”. Questa nuova pagina che stava vivendo anche la Marsica, e che vide scendere in campo opposte fazioni politiche, vide anche alcuni disordini causati dal repertorio proposto dalle bande, ma soprattutto dalle specifiche richieste di inni di partito che venivano richiesti alle bande.41 Molto più tragici furono i fatti avvenuti a Trasacco nel 1924 quando, durante la festa di S. Cesidio, il sindaco chiese alla banda cittadina di suonare Giovinezza, ma questa richiesta trovò l’opposizione dei socialisti locali e lo scontro che ne derivò provocò anche spargimento di sangue.42 Il ricordo di queste ‘dispute politiche’ doveva essere ancora abbastanza vivo se nel 1951 il contratto stipulato con la banda di Civitella Roveto dai procuratori delle feste popolari a San Donato prevedeva, in modo preciso, che “in nessun momento la banda suonerà inni di partiti o l’inno dei lavoratori”.43 Dopo le due guerre mondiali, dove comunque le formazioni più blasonate continuavano la propria esistenze anche se con una attività ridimensionata, bisognerà aspettare almeno un trentennio per vedere costituite altre sei nuove bande: Corcumello (1975), Canistro (1982), San Giovanni (1983), Pereto (1984), Castellafiume (1988), Castenuovo (1993), Pietrasecca (1997), Grancia (1999) e Massa d’Albe (2005).44 Le motivazioni che nel passato hanno spinto le amministrazioni comunali, ma anche i singoli cittadini, a creare delle bande musicali, sono prevalentemente socio-culturali ed economiche (incentivare l’istruzione musicale dei giovani, di rappresentanza delle municipalità, di offrire una opportunità di guadagno agli artigiani) e di immagine. Le esibizioni di rappresentanza, erano espletate soprattutto per dare “lustro e decoro alla città”45 durante la visita di importanti personaggi come sovrani, ministri e prelati, o per inaugurare monumenti pubblici come i Monumenti ai Caduti, i Parchi della Rimembranza oppure della stazione ferroviaria della propria cittadina.
Anche se è ormai consolidata la verità che vede la quasi totalità dei bandisti provenire dal ceto artigianale, risulta alquanto singolare l’affermazione dell’amministrazione comunale di Cerchio che, nel 1878, deliberando la nascita della locale banda musicale, specificava che essa era “composta di giovani per lo più di famiglie agiate, di buona e lodevole condotta”.46 Ma ormai il disco, la radio e la televisione, che andavano affermando tra la gente un nuovo tipo di musica, molto più ricreativa ed orecchiabile, che decretava il successo di molti cantanti e che diffondeva la musica straniera soprattutto americana, unitamente ad un fisiologico crollo della quantità di giovani leve negli organici bandistici che ne dovevano rappresentare un ricambio, la storia delle bande musicali marsicane si avvierebbe verso un platonico declino. Fortunatamente, dagli anni Settanta, si assiste ad una ripresa di questi complessi musicali che rinascono a nuova vita grazie all’interessamento ed alla volontà di poche persone e di vecchi bandisti. Nascono nuove bande o risorgono vecchi complessi, composti prevalentemente da giovani studenti di conservatori; si aprono scuole di musica, un processo, questo, che nella Marsica porterà alla nascita di bande musicali anche in molte frazioni (Pietrasecca, San Giovanni, Grancia, Corcumello, Castelnuovo, tutte costituite prevalentemente da giovanissimi) e non solo in grandi centri, e del recentissimo complesso bandistico di Massa d’Albe che il 6 gennaio 2005 ha fatto la sua prima apparizione pubblica.
La Marsica non è stata estranea al fenomeno delle bande costituite da bambini. Negli anni Cinquanta-Sessanta, ad Avezzano, il maestro Lozzi, “costituì una banda di ventisette ragazzi dai 10 ai 15 anni, chiamata «la bandarella», e che alla sera nella piazza e nei rioni di Avezzano suonava le più belle canzoni allora in voga. Ce n’era una che mandava in visibilio le popolane che sfilavano dietro la «Bandarella», confuse con i giovanotti”. Negli anni Sessanta, invece, a Trasacco su iniziativa del presidente del Patronato Scolastico, che si era ispirato ad un simile complesso bandistico che aveva ascoltato a Roma, si formò una banda composta da 50 bambini di età compresa tra i sei e dodici anni guidata dal maestro Fineo Di Genova. Ancor prima di queste due esperienze, nel 1912 a Cerchio, diretta da Vincenzo D’Amore, era sorta una piccola banda musicale formata con i ragazzi del ricreatorio, “i lillipuziani musicanti”, che avevano riscosso apprezzabili consensi anche a Pescina. Nel 1984, su iniziativa del maestro Ezio di Luzio, a Pescina nacque un complesso costituito da giovani elementi che, in onore alla loro storica e rinomata banda, prese il nome de “I Leoncini d’Abruzzo”, e successivamente, ispirandosi proprio a quanto era accaduto a Pescina, nel paese di Corcumello si organizzò una banda di ragazzini che assunse il nome de “I Lupetti d’Abruzzo”. In tempi più recenti, bande di bambini si sono costituite a Canistro (“La banda dei Piccoli”), a Grancia, una frazione di Morino e, in ultimo di tempo, ancora a Pescina (“I Leoncini Junior”).
1 FRANCO FARIAS – FRANCESCO SANVITALE, Le bande musicali in Abruzzo, 1783-1984, Roma, G. Gangemi Editore, 1984, p. 31. Nella lunga e meticolosa ricerca, però, non siamo riusciti a rintracciare nessun documento che possa confermare la nascita della banda pescinese al 1801.
2 Va immediatamente sottolineato e ribadito che il presente lavoro non sarebbe stato possibile senza quello di Farias e Sancitale, che ha senza dubbio rappresentato sia un ‘atto di coraggio’ ad interessarsi dell’intera Regione sia uno stimolo ad intraprendere simili lavori. Pertanto, anche se molti dati raccolti da Farias e Sanvitale sulle bande marsicane verranno meglio inquadrati storicamente, il presente lavoro non vuole assolutamente porsi come ‘antagonista’, ma deve essere inteso come un nuovo contributo (ancora da ampliare e migliorare nella ricerca) alla conoscenza della storia della banda musicale in Abruzzo.
3 Per un quadro generale sullo stato degli archivi dei comuni marsicani, almeno fino al 1999, cfr. FRANCO MASSIMO BOTTICCHIO, Gli archivi comunali della Marsica, in «Quaderni del Museo Civico di Cerchio», a. II (1999), n. 29.
4 GIORGIO MORELLI, Pagine scannesi, storia, arte, tradizioni, Roma, Edigraf, 1996, p. 102.
5 Per fare qualche esempio, ‘sonatori’ provenienti da Cocullo, ma senza specificarne l’organico, risultano attivi gia nel 1607 e nel 1608 nella festa di S. Maria di Piedimonte a Cerchio, mentre, nel 1597, tre suonatori di viola, sempre di Cocullo, si erano recati a L’aquila per suonare nella festa di Pietro Celestino e di San Berardino nel 1597; cfr. Archivio della Diocesi dei Marsi (oggi di Avezzano), in seguito ADM, Fondo P (Cerchio), busta 6, “Libro dei conti della Confraternita di S. Maria di Piedimonte”, cc. 9v e 14r, e FRANCESCO ZIMEI, Musica e devozione nella Perdonanza aquilana tra Medioevo e Rinascimento, in ”Da Pietro del Morrone a Celestino V”, Atti del 9° Convegno storico, L’Aquila, 26-27 agosto 1994, a cura di Walter Capezzali, L’Aquila, Amministrazione Provinciale, 1999, p. 140, nota 96. Per Scanno, una tradizione musicale è documentata già da XVI secolo, cfr. GIORGIO MORELLI, Pagine scannesi, storia, arte, tradizioni, cit., pp. 97-120 ed anche, dello stesso autore, Tradizione musicale a Scanno dal ‘500 al ‘600, in “Abruzzo oggi”, a. XIV, n. 1 (1991), pp. 8-10.
6 MUZIO FEBONIO, Historiae Marsorum libri tres, una cum, eorundem episcoparum catalogo, Napoli-Monaco, 1678, libro 3°, p. 108.
7 LUIGI COLANTONI, Gli Statuti Municipali di Pescina nel XIV secolo, pubblicato in L. COLANTONI, Pescina nella storia e nella leggenda, Avezzano, Studio Bibliografico Adelmo Polla, 1981, p. 15.
11 Le ‘paranzelle, o ‘paranze’, sono dei complessi di strumenti a fiato tra i più disparati, a percussione, con pifferi e tamburi, e a volte anche a corda, che nei secoli passati, prima di una loro fusione all’interno dei bande musicali, allietavano le feste paesane.
12 Archivio Parrocchiale di Ortucchio (in seguito APO), Libro di Introito ed Esito della Confraternita del SS. Sacramento e di S. Rocco, c. 12v (1600), “dato al Coro e sonatori carlini venti” e Archivio Parrocchiale di Villa San Sebastiano, Libro dei conti della Compagnia di Maria Santissima (1820): “sonatori, duc. 3,10”. Per un quadro esauriente sull’argomento cfr. GIANLUCA TARQUINIO, La musica nella Marsica, in corso di pubblicazione.
13 FULVIO D’AMORE, La Marsica tra il viceregno e l’avvento dei Borboni, Cerchio, Adelmo Polla Editore, 1998, p. 61.
14 GIOVANNI PAGANI, Avezzano e la sua storia, Casamari, Tip. dell’Abbazia, 1968, p. 471. Una fanfara doveva essere anche quella di Scanzano nel 1907-08, cfr. ADM, Fondo C, busta 93, fasc. 2321.
15 BERNARDINO IATOSTI, Storia di Avezzano, Avezzano, Tip. Marsicana di V. Magagnino, 1876, p. 110.
16 Vedi la scheda sulla banda di Balsorano. Altri esempi di mecenatismo sono quelli di Francesco Mattei che nel 1874 “filantropicamente prese l’iniziativa di comporre un corpo musicale formandone una fanfara, che mercè la di lui operosità e disinteresse ha dato già riprove di un felicissimo risultato”, oppure quello dei principi Alessandro Torlonia e Maffeo Sciarpa che nel 1885, rispettivamente con offerte di 500 e 200 lire, finanziarono la banda musicale di Avezzano, (insieme alla Società Operaia, che contribuì con 100 lire, insieme a tantissimi altri concittadini che intervennero con cifre minori), ed anche quell’ Enrico Sipari, membro di quella famiglia che ha dato i natali a Benedetto Croce, che ha contribuito alla nascita della banda musicale di Pescasseroli nel 1924.
17 Vedi il capitolo dedicato ai regolamenti.
18 Ancora nel 1931 il Consiglio comunale di Avezzano deliberava oltre 200 lire a favore di Vincenzo De Angelis per i lavori impiegati nella costruzione e demolizione del palco per la musica militare, cfr. ASAq-Az, Registro delle Delibere del Consiglio Comunale, delibera dell’ 8 settembre 1932, p. 134, art. 17. Nel corso degli anni altre bande musicali si sono esibite nella Marsica come la Banda Presidiarla di Bari, la “Brigata Acqui” di L’Aquila, quella del “3° Regg. Fanteria”, della Polizia di Stato
19 ALESSANDRO VESSELLA, La banda, dalle origini ai nostri giorni, notizie storiche con documenti inediti e un’appendice musicale, Milano, Istituto Editoriale Nazionale, 1935, pp. 47/48.
20 È ancora la Confraternita del S. Maria di Piedimonte di Cerchio a tramandarci importanti notizie di carattere musicale. Nel suo registro di conti si trovano pagamenti al “Trombettiero di Tagliacozzo per aver sonato il bando per la fiera” e per altri servizi non meglio specificati, negli anni 1677, 1690 e 1736. Anche nel 1737, 1756, 1762, l’amministrazione pubblica di Tagliacozzo, effettua dei pagamenti ai trombettieri, nonché tamburini e “musica”; cfr. ADM, Fondo P (Cerchio), busta 6, cit., cc. 150r, 200v, 282r. e ASTg, Cat. V, Cl. 2, B. 4, fasc. 1, passim; B. 5, fasc. 1, passim. alle quali concorsero le migliori bande musicali, l’orchestra di Roma, i più esimii oratori, e vi furono i più ricercati parati”. Il 27 settembre 1835, per l’arrivo della statua della Madonna delle Nevi a Gioia dei Marsi, “ad un ora di notte con solenne precessione in mezzo ad una brillante illuminazione di tutto il paese, tra le armonie delle bande, tra il fragore de’ mortarj, e de’ tamburi, ed in mezzo al suono giulivo delle campane”. Nel 1872, ad Aschi, “la festa a’ 2 Luglio di S. maria delle Grazie non fu solennizzata, ma quella del SS. Salvatore [9 novembre], per i soliti cattivi consigli, fu fatta capricciosamente da Angelo de Martinis contro l’unanime consenso di questa popolazione. Iddio però dispose, che in quel giorno non potesse suonare la banda musicale”. Infine, Berardino Iatosti, nel suo libro dedicato alla storia di Avezzano, stampato nel 1876, ricorda la solenne processione che riportò il quadro della Vergine a Pietraquaria con “il suono armonioso degli organi, e delle bande musicali, il rimbombo assordante dei sacri bronzi e de’ mortai ripetuto dall’eco delle vicine montagne, s’intonò l’inno Ambrosiano, seguito da preci, e litanie in onore di Lei”; cfr. Archivio della chiesa parrocchiale di Villa San Sebastiano (in seguito APVSS), Libro dei Conti della Compagnia di Maria Santissima, passim; DOMENICO DI SANT’EUSANIO, Le città di rifugio, Aquila, Tipografia Gran-Sasso d’Italia di Carlo Langelotti, 1861, pp. 138 e 88 e BERNARDINO IATOSTI, Storia di Avezzano, Avezzano, Tip. Marsicana di V. Magagnino, 1876, p. 71.
25 Rispettivamente, ADM, Fondo C, busta 59, fasc. 1163 e Fondo C, busta 90, fasc. 2187. Più tolleranti sembrerebbero essere le disposizioni emanate nelle Conferenze Episcopali Abruzzesi del 1965 e del 1966, vedile in ADM, Fondo E, busta 10, fasc. 879.
26 ADM, Fondo C, busta 93, fasc. 2321.
27 Ai giorni nostri, una simile situazione è presente a Celano ed a Barrea, quest’ultimo un centro limitrofo all’Alta Marsica, in pieno territorio del Parco Nazionale d‘Abruzzo, Lazio e Molise.
28 Un particolare ruolo, nella storia delle relative bande musicali, lo hanno avuto le Società di Mutuo Soccorso di Avezzano e di Collarmele. Quella del capoluogo marsicano compare fin dal 1885 e sarà presente ancora nel 1909 quando addirittura creò la “Società Musicale e di Mutuo Soccorso «G. Verdi» di Avezzano”. Quella di Collarmele figura dal 1927 e già dall’anno successivo si indicava “Musica della Società Operaia di Mutuo Soccorso”; vedi le relative schede.
29 Nelle bande degli ultimi decenni il sostantivo ‘direttore’ corrisponde a quello di ‘maestro’ dando adito ad alcune errate individuazioni dei personaggi che hanno ricoperto questi ruoli.
30 MARCELLO RUGGIERI, Lo Stato e l’associazionismo musicale, in «Accademie e Società Filarmoniche. Organizzazione, cultura e attività dei filarmonici nell’Italia dell’Ottocento», atti del convegno di studi nel bicentenario di fondazione della Società Filarmonica di Trento, a cura di Antonio Carlini, Trento 1 -3 dicembre 1995, Quaderni dell’Archivio delle Società Filarmoniche Italiane / 1, Trento, 1998, pp. 7-72, passim.
31 La circolare ministeriale inviata ai Prefetti e Sottoprefetti chiede: “un elenco di tutti gli Istituti o Scuole musicali, mantenute dai Comuni, della Provincia o di altri corpi morali, ed anco di quelle di fondazione privata, purché accessibili al pubblico, che si trovano in cotesta Provincia. L’elenco dovrà contenere: 1. il titolo della scuola; 2. gli insegnamenti che vi si danno; 3. da chi e quando sia stata fondata; 4. da chi si ne mantenga; 5. il nome del direttore; 6. il numero degli scolari. Gradirei oziando di conoscere se in cotesta Provincia esistono Società Filarmoniche, o del Quartetto, ed i nomi dei loro presidenti”, cfr. MARCELLO RUGGIERI, Lo Stato e l’associazionismo musicale, p. 46.
32 In realtà nella Statistica è riportato l’anno 1812, ma quando si dovette precedere alla nuova indagine nel 1888, il comune di Magliano rispose che la banda era stata fondata nel 1821 e questo fece si che venissero richiesti dei chiarimenti. Sulla scorta dei documenti archivistici (vedili nella scheda della banda di Magliano), è chiaro che nel 1873 si è trattato di un errore di stampa e che la banda di questo paese venne creata proprio nel 1821; cfr. [Ministero della Pubblica Istruzione], Istituti e società musicali in Italia. Statistica. Regia Tipografia, Roma 1873, passim e Roma, Archivio Centrale dello Stato, Ministero della Pubblica Istruzione, Direzione Generale Antichità e Belle Arti (in seguito ACS, MPI, DG AA BB AA, Arte Drammatica e musicale (1852-1893), Statistica, busta 16, passim. La banda musicale di Magliano, comunque, era già attiva nel 1820, vedi la relativa scheda.
33 Il Gattinara è indicato come maestro della banda di Tagliacozzo, ma in realtà, sulla scorta dei documenti archivistici (vedili nella relativa scheda), il Gattinara era il direttore della commissione municipale della banda.
34 Oltre a quelli marsicani, gli altri Comuni che risposero inviando informazioni circostanziate furono Antrodoco, Aquila, Castel di Sangro, Città Ducale, Fontecchio, Leonessa, Montereale, Pacentro, Pratola Peligna, Roccacasale, S. Demetrio e Sulmona.
35 ACS, MPI, DG AA BB AA, Arte Drammatica e musicale (1852-1893), Statistica, cit., passim.
36 MARCELLO RUGGIERI, Lo Stato e l’associazionismo musicale, cit., passim.
37 Vedi la scheda sulla banda musicale di Cerchio, il regolamento del 1884, invece, vedilo nel relativo capitolo.
38 Non si hanno prove archivistiche, e documentali in genere, che provino la reale esistenza di una banda musicale a Lecce dei Marsi; vedi la relativa scheda.
39 Vedi la scheda sulla banda musicale di Avezzano.
40 FRANCO FARIAS – FRANCESCO SANVITALE, Le bande musicali in Abruzzo, 1783-1984, cit., p. 36.
41 Ad Avezzano, in una delle tante feste del 1° Maggio, il complesso cittadino, dietro richiesta della popolazione, suonò l’Inno dei lavoratori di Filippo Turati. Nella limitrofa frazione di Cese, ancora la banda musicale di Avezzano era impegnata a suonare per le onoranze funebri ai caduti della guerra italo-turca, esibendosi negli inni più popolari in quel tempo: quello di Garibaldi, quello Reale, l’Inno Nazionale di Novaro e quello composto dal Mercantini, però, “All’arrivo del presidente della Società Operaia la banda suona l’Inno dei lavoratori”, vedi le relative schede.
42 Vedi le schede sulle bande musicali di Avezzano e di Trasacco.
43 Vedi la scheda di Civitella Roveto.
44 Attualmente nella sub-regione marsicana sono attive 17 bande: Avezzano, Canistro, Castelnuovo, Celano (due complessi bandistici), Civitella Roveto, Collarmele, Grancia, Magliano, Massa d’Albe, Meta, Ortucchio, Pescina, San Giovanni, Scanzano, Scurcola Marsicana e Tagliacozzo.
45 Vedi la scheda sulla banda musicale di Avezzano. 46 Per una panoramica sul ceto di provenienza dei musicanti è utile la lettura di CESARE SERAFINI, L’Abruzzo e l’artigiano-bandista, Pescara, Edizioni Serafini, 1987.
Gianluca Tarquinio

















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