Chiesa di San Giovanni Battista di Celano

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La prima notizia sull'esistenza del monastero benedettino è del settembre del 1077 con la cessione del Conte dei Marsi Berardo III all'abate Desiderio di Montecassino del monasterium sancte Marie ín valle PorcIanecí e del castello di Rosciolo con le le sue pertinenze (Chron.Mon.Casin., III, 60-61 p. 441, 27-28), come anche evidenzia dall'iscrizione del pronao della chiesa, sul dritto di sinistra (Berardus bononime).
 
La Valle Porclaneta probabilmente già nell'alto medioevo e la cui chiesa, dedicata alla Mdonna, sì era sovrapposta ad un precedente santuario italico-romano. L'arrivo dei benedettini cassinesi nell'area portò, intorno al 1080, ad una nuova sistemazione della chiesa e monastero ad opera del Maestro Nicolò la cui tomba è presente nell'interno della chiesa ed a cui fu dedicata una delle iscrizioni presenti sul pronao, sul piedritto dì destra (Hoc opus est clari / maníbus factum Nicolai). Nel XIV secolo la chiesa viene abbandonata dai Benedettíni e contesa fra il Vescovo dei Marsi, Farfa, Montecassino, Orsini e Colonna: fra il 1424 e il 1430 fu oggetto di restauro da parte di Jacovella di Celano (contessa di Albe e Celano perché sposa di Edoardo Colonna), come confermato dallo stemma dei Conti di Celano, a banda trasversale su scudo sannitico, posto vicino alla bifora del monastero.
 
L'edificio, dissestato dal terremoto del 1915, fu sottoposto a primi interventi di restauro nel 1930-31 che eliminarono il chiostro esterno ed alterarono l'ambiente esterno con la costruzione della strada a monte. Un migliore intervento di restauro fu attuato nel 1967 con la liberazione dell'area presbiterale esterna, sommersa dai riporti di terra e folta vegetazione, e la ricostituzione della rustica pavimentazione interna.
 
L'esterno è caratterizzato da una struttura a capanna con corpo a sinistra relativo al piccolo monastero cassinese e pronao porticato delimitato all'estemo da un'ampia arcata retta da piedritti laterali: su questo pronao si collegava il piccolo chiostro ora testimoniato dal trilitico portale d'ingresso. Il raffinato abside esterno ad andamento poligonale, adattato nella prima metà del '200 su un precedente abside semicircolare, si articola su tre ordini sovrapposti di colonnine terminanti in alto su coppie di archetti a pieno centro e trilobi.
 
La facciata interna è ora occupata da un portale tardo-gotico con lunetta del '400 con raffigurazione di Madonna col Bambino tra due angeli adoranti di scuola umbro-toscana.
 
L'interno è ben conservato con divisione a tre navate divise da arcate poggianti su pilastri quadrati ornati da arcaici capitelli, presbiterio rialzato con abside semicircolare sul fondo e superiore copertura a capriate in vista: sulla destra una quarta navata, posta a livello più basso, testimonia l'esistenza dell'area monasteriale risistemata, come sagrestia, in età rinascimentale con l'apertura sul presbiterio e la creazione delle finestre tardo-gotiche sul fronte esterno. Sulla destra è la tomba del 1080 del maestro Nicolò (Agnus Dei con Angeli ed esseri mostruosi ai lati) con sovrastante edicola tardo-gotica. Sulla sinistra è il bellissimo ambone, sostenuto da quattro pilastrini ottagonali con capitelli profondamente intagliati su cui si impostano coppie di archi trilobi ed a tutto sesto, in cui confluiscono tradizioni artistiche longobarde, riflessi bizantini e influssi araboispani e realizzato nel 1150 (come evidenziato dall'iscrizione sulla scaletta d'accesso) da Roberto di Ruggero e Nicodemo di Guardiagrele: sulla scaletta sono ì riquadri con raffigurazioni della storia di Giona, mentre sulla cassa sono scene della vita di David.
 
A contatto con l'ambone è la coeva iconostasi con base composta da lastre più antiche e ornata da quattro colonnine che sorreggono il prezioso e raro architrave ligneo intagliato con motivi di galleria ad arcatelle cieche (con tre più grandi arcate centrali e sottostantí undici medaglioni) che ricorda la coeva iconostasi di Montecassino.
 
Sul presbiterio rialzato è il raffinato ciborio (che ricalca la struttura di quello di S. Clemente al Vomano) opera degli stessi artisti dell'ambone e iconostasi, con archi trilobi su quattro colonne e copertura ottagonale su due piccole gallerie sovrapposte e superiore piramide ribassata. Sui pilastri e pareti della chiesa sono frammenti di affreschi del XIV e XV secolo.
 
N.B. Per approfondimenti visitare la sezione Chiese di Celano>>

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