Un' azione brigantesca ad Oricola nel 1861
Registriamo un crescente interesse, in quest'ultimi anni, intorno alla vita e all'attività dei briganti nella zona di confine tra Lazio e Abruzzo. Anche "Aequa ", ha ospitato diversi articoli sugli episodi della fine del secolo XVI ed essendo venuti, in possesso di alcuni documenti originali su questo argomento, ritrovati dentro una cassa in una vecchia abitazione di Oricola, intendiamo pubblicarli e continuare, a dare il nostro contributo allo studio di questo fenomeno.
Una lettera, purtroppo rovinata in più punti, recante la data del 28 gennaio 1861 e scritta al fine di ottenere giustizia e risarcimento dei danni, ci restituisce la cronaca di una notte di violenza e di razzia effettuata da una banda di dieci briganti su una facoltosa famiglia di Oricola.
Il gruppo di malviventi piombò in paese durante la notte del 25 gennaio, alle ore 23, e fece irruzione nella casa di Luigi Ferrari. Dopo averlo derubato del cavallo che era nella stalla, i briganti lo minacciarono di fucilazione se non avesse sborsato subito duemila ducati. Il Ferrari, legato ed impaurito, rispose che non era in possesso di tale somma, ma che disponeva solo di venti scudi. Allora, i banditi capitanati da Fiore Giorgi, infuriati iniziarono a rovistare nell'edificio, saccheggiando e rubando quello che poterono.
L'anonimo estensore della lettera, oltre a fare i nomi di altri due briganti riconosciuti, Nicola Giorgi e Giovanni D'Ascanio, elenca gli oggetti che furono rubati al Ferrari: "un cannocchiale di valore, due rasoi con istuccio sopra cui si leggeva il nome del {,,} Sig. Cardinale Zurla, due mezze pezze di cambrich, due paja di speroni, un soprabito, un cappotto, un orologio, un stuccetto con reliquia di un Beato con molte lettere, e carte di famiglia" (1). Cose che però, pare di capire, furono restituite per l'intervento d'una certa Apollonia Biondi e dopo il pagamento di altri venti scudi da parte di Enrico Laurenti, probabilmente un'autorità del luogo, a sua volta preso con la forza nella propria abitazione e trascinato a casa del Ferrari. Alle due di notte i briganti, dopo aver cenato e portandosi dietro "il garzone di famiglia" come ostaggio per garantirsi la fuga, decisero di lasciare l'abitazione del Ferrari e il paese.
I motivi di questa scorribanda non li conosciamo (2). Possiamo ipotizzare che l'azione banditesca fosse un'iniziativa di alcuni fuoriusciti appartenenti alla banda di briganti capeggiati dal colonnello borbonico Francesco Luvarà, da Giacomo Giorgi e dal famigerato Luigi Alonzi, conosciuto con il soprannome di "Chiavone". Questa banda, infatti, vagava nel territorio carseolano, e fisserà, poi, in Oricola il proprio quartier generale, da cui mosse nei giorni 12, 13 e 14 febbraio dello stesso anno, per assalire Collalto, mettere a ferro e fuoco il paese e uccidere il fratello dell'arciprete davanti alla chiesa. Un'incursione non autorizzata dai capi brigante, dunque. Non si spiegherebbe, altrimenti, l'altro foglietto firmato dal Luvarà unito alla lettera di richiesta di "giustizia" del Ferrari. In questo documento del 16 febbraio 1861, spedito proprio da Collalto, il colonnello comunicava a don Luigi di Oricola che poteva riscuotere la somma di 33 scudi romani, a lui "dovuti", presso l'esattore di Rocca di Botte. Era, probabilmente, il risarcimento per il furto e i danni subiti la sera del 25 gennaio.
I documenti ritrovati ci pongono, tuttavia, alcuni problemi: questo "caro signor Luigi", come lo chiama confidenzialmente il Luvarà, era forse, all'insaputa degli altri malviventi, ai
servizi della ribellione? E quale ruolo aveva in paese la signora Apollonia Biondi, così ascoltata dai malviventi? Materia ancora tutta da indagare.
Il colonnello Francesco Saverio Luvarà.
DOCUMENTI
[f. 1] Eccellenza
[. .. gi] Ferrari di Oricola nel Circondario { ... ] espone con ogni rispetto quanto appresso.
Sulle 23. ore del giorno 25. Cor:e si presentavano armate in casa del Ricorrente, dopo avergli già derubato nella propria stalla il cavallo con manto capezza di moro dopo restituito, dieci persone comandate da certo Fiore Giorgi, e di cui sono pur noti Niccola Giorgi e Gio: D'Ascanio; e presolo in disparte intima { ... ] lo sborso di due mila docati sotto pena dell'imminente fucilazione, oltre le ripetute minacce con spada sguainata e di ordinare a due de' suoi il legarlo. A siffatto inaspettato procedere, il Ferrari tremante, e più per l'orgasmo sopravvenuto in famiglia, bonaria [f.2] mente rispondea, che tal somma gli era {impossi]bile sborsare, non tenendo a sua disposizione che soli scudi venti. Fatti allora furibondi ordinavano una requisizione in tutta la casa e preceduti dall'anzidetto Fiore la misero interamente a ruba: poiché mentre si aprivano loro gli armadi, commò e tavolini eglino alla rinfusa toglievano quanto gli si parava d'innanzi, e fin le altre cose avvertite un cannocchiale di valore, due rasoi con istuccio sopra cui si leggeva il nome de[. .. ] Sig.r Cardinale Zurla, due mezze pezze di cambrich, due paja di speroni, un soprabito {u]n cappotto, un orologio, un stuccetto con reliquia di un Beato con molte lettere, e carte [di] famiglia, le quali cose dal soprabito in giù [f.3] [. .. ro] solamente restituire alle molte raccomandazioni di certa Apollonia Biondi quivi accorsa per caso, e dopo lo sborso di scudi quaranta, de' quali venti dovette l'O.re farsi improntare dall'Eletto Enrico Laurenti quivi pure presente, perché a forza trascinatovi dagli assalitori. E dopo questo si truce ladroneggio ordinando pur essi al ricorrente di apprestargli del vitto, come ebber cenato, preso di scorta il garzone di famiglia [. . .] sud.o lasciarono circa le due ore [. .. ] quella Paese inorridito a tanto saccheggio.
Ora il Ricorrente avendo il tutto esposto con verità all'Eccellenza Vra, e come potrà verificare massimamente dai sunnominati Enrico Laurenti ed Apollonia Biondi presenti al fatto, confida ottenere la bramata e tanto necessaria giustizia. Che
Oricola 28 Gennajo 1861
[f. 1] Mio Caro D. Luigi
Sarebbe inutile di rimettervi il bono che mi chiedete poiché ho passati gli ordini convenienti all'Esattore di Rocca di Botte per pagarvi i trentatré scudi romani a voi dovuti, avendomeli già portati come introitati. Quindi non avrete che presentarvi allo stesso e riceverne l'ammontare.
Gradite i miei ossequi che farete gradire anche alle vostre nipotine, e credetemi
Collalto li 16 Febbr. 1861
Obb.mo e Dev.mo Amico F. S. Luvarà
1 - Entrambi i documenti si conservano presso un Archivio privato di Oricola.
2 - Si sa che il 10 agosto 1861 il brigante Pietrasecca venne fucilato a Pereto e che la stessa fine fece il 30 agosto a Carsoli il malvivente Giustini. Avevano qualche rapporto con i fatti di Oricola? Vedi: A. BIANCO DI SAINT-JORIOZ, Il brigantaggio alla frontiera pontificia. Le bande dei briganti nell'aquilano dal 1860 al 1863, Cerchio, A. Polla, 1986, p. 153.
Sergio Maialetti
(tratto da AEQUA. Rivista di studi e ricerche sul territorio degli Equi)

















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