La Zurla (cap. IV)

Costruzione dei giocattoli. ARCH’ Letteralmente arco.
Veniva costruito in questo modo. Si prendeva un flessibile ramo di albero (ciliegio o altra pianta ) della lunghezza di circa un metro o un metro e venti; si incidevano, con l’immancabile coltellino generalmente acquistato nella fiera di settembre ( Fiera “ In Nome di Maria “ prima domenica dopo l’8 settembre ) , le due estremità alle quali veniva legato uno spago e,a questo punto, l’arco era pronto per l’uso ( naturalmente bisognava collocare le frecce le quali, a loro volta, dovevano essere scoccate verso i bersagli voluti).

Con questo pericoloso attrezzo abbiamo giocato moltissimo imitando gli immancabili eroi della celluloide specialmente i films dove c’era Robin Hood :il difensore dei poveri e degli umili.

Le immancabili sfide avvenivano fra i ragazzi “ d’Ammond’ “ ( a monte ) e quelli “d’Abball’”( a valle ).

Il paese era stato diviso in due parti e lo spartiacque era rappresentato da “ U Sciaqquatur’” (abbeveratoio e lavatoio comunale completamente distrutto agli inizi degli anni ’60 del passato secolo ): sembrava di assistere agli episodi simili descritti dallo scrittore ungherese Ferenc Molnar (1878-1952) nel suo celeberrimo romanzo : “ I ragazzi della via Pal “si notava infatti in quelle azioni di attacchi con l’arco la stessa passione profusa da quei adolescenti per il proprio luogo che doveva essere difeso a tutti i costi con impegno ed onore.

Quelli di “ Abball’ “ dovevano cercare di conquistare il luogo noto come “ ngastej’” ( castello, toponimo ancora attestato) posto al nord del paese dove ancora oggi esistono,nascosti da edera ed erbacce i resti di quello che molto probabilmente fu il castello di Cerchio ( esiste ancora la strada denominata “Salita del castello” ed una parvenza di castello è riportata,dipinta, nella mappa conservata nella Biblioteca Apostolica Vaticana Archivio Barberini recante la data del 1720 : “ Pianta e Veduta dello Stato di Celano/Adi 3 Febraro 1721 ) quindi era l’estremo tentativo di difendere il castello dagli invasori .

Chissà quale cruento scontro inconsciamente riproponevano i ragazzi di Cerchio?

  

CARR’ ARMAT’:

Carro armato. I ragazzi della mia generazione erano esperti nella fabbricazione di un manufatto che grosso modo imitava il caro armato.

Si prendeva un rotolo di legno ( un rocchetto ) dove non c’era più il filo usato dalle sarte e dalle massaie, lo si intaccava in modo preciso tanto da imitare i cingoli dei mezzi blindati e, dentro il buco del rocchetto si poneva un elastico ricavato dal tubolare ( CAM’RA o CAMBRA D’ARIA ) di bici tagliato verticalmente formando così tanti cerchietti elastici della larghezza di circa un centimetro. Alle due estremità del citato elastico si poneva da una parte un assicino di legno ( per permettere l’assemblaggio dell’elastico altrimenti se ne usciva fuori ) e dall’altra, allo stesso modo e per gli stessi motivi, si metteva un assicino più lungo con in più un pezzettino di sapone.

Il costruttore dell’ingegnoso balocco prendeva con una mano il “CARR’ ARMAT’ “ e con l’altra l’assicino più lungo facendolo ruotare in senso orario per permettere, così, con vari giri, di avvolgere l’elastico, una volta finita questa semplice operazione si poneva il “ CARR’ ARMAT’ “per terra o sopra un tavolo. In questo preciso istante srotolandosi l’elastico che fungeva da propulsore ( da corda ) iniziava a muoversi il menzionato manufatto imitando l’andamento del carro armato.

Nella costruzione e nel buon funzionamento del “CARR’ ARMAT’ “ si notava la grande soddisfazione e gioia del costruttore dell’ingegnoso balocco.

Vedi Museo Civico di Cerchio .

 

                                                                            CARRITT’ 

Letteralmente piccolo carro.

I ragazzi della mia generazione lo preparavano così.

Si prendeva un pezzo di tavola( generalmente di faggio o altro ) dalla forma rettangolare di circa cm. 80x 40 .

Si tagliava ,con una sega, un lato più piccolo del citato pezzo di legno facendo un incavo asportando un pezzettino di legno più o meno quadrato avente i lati di circa cm. 7.

Successivamente, a questo pezzo di tavola, veniva inchiodato dietro,nel lato più piccolo, un asse di legno un po’ più sporgente alle cui estremità venivano collocati, ognuno per lato un cuscinetto a sfera e, nel lato superiore, dove era stato praticato l’incavo più o meno quadrangolare si posizionava un altro asse di legno il quale, però, veniva fissato ad un solo lato per permettere così di essere manovrato con i piedi e si collocava un solo cuscinetto a sfera più grande degli altri due al centro proprio dove stava l’incavo.

L’asse mobile era più lungo di quello fisso di circa una quarantina di centimetri( venti centimetri per ogni lato) in queste sporgenze venivano posizionati , una volta seduti, i piedi uno dei quali serviva, nel lato più mobile, a manovrare “ U carritt’ “, specialmente in discesa, in pianura si abbisognava di un bambino che spingesse questa singolare macchina senza motore.

“ U carritt’” era per noi ragazzi un giocattolo speciale, una specie di gokart con il quale, specialmente nei mesi estivi si giocava moltissimo e per tante ore, per le strade del paese.

Le vie cittadine, prese letteralmente d’assalto da questi mezzi terrestri sembrava di assistere ad una vera e propria invasione, erano,per i pedoni, molte insicure; bisognava stare molto attenti perché si poteva arrecare danni sia ai pedoni che ai guidatori, data la velocità che questi mezzi specialmente in discesa prendevano, e,quindi, data la pericolosità che “ U carritt’ “ poteva arrecare, le forze dell’ordine erano costrette a vietare la circolazione di questo speciale mezzo ed addirittura anche a sequestrarlo.

Costruire con le proprie mani questo singolare mezzo di locomozione era una cosa molto speciale e gratificante: si dimostrava, in sintesi, di essere capace a costruire, da solo, una macchina perfettamente funzionante e quindi di essere diventato o comunque di entrare a far parte del mondo dei grandi.

  

MONOPATT’N’

Letteralmente monopattino.

Le modalità circa la costruzione e l’uso di questo speciale mezzo di locomozione erano molto simili alla costruzione di “U carritt’”.

Si prendevano due pezzi di legno ( di faggio o altro ) lunghi entrambi circa un metro per una ventina di centimetri .

Al pezzo che veniva poggiato per terra si metteva dietro, al lato più piccolo un asse ligneo che veniva inchiodato e che alle due estremità vi erano stati collocati due cuscinetti a sfera , al lato anteriore , dopo aver praticato con la sega un incavo più o meno quadrangolare di circa cm. 7 per lato si inchiodava un altro asso ligneo recante al centro un solo cuscinetto a sfera un po’ più grande degli altri due e , sempre a questo lato si posizionava uno speciale manubrio ligneo con il quale l’attrezzo , per la gioia dei bimbi, poteva essere manovrato.

Terminata la costruzione del monopattino si sciamava, letteralmente , lungo le strade del paese fra urla ed espressioni gioiose commiste ai fragorosi rumori dei “ Carritt’” e “ Monoppat’n’ “: sembrava di essere entrati in una bolgia infernale.

 

                                                                         CERBOTTANA

E’ la classica cerbottana.

Negli ultimi tempi veniva realizzata con le canne rigide di plastica usate dagli elettricisti quando preparavano gli impianti elettrici alle case.

I pezzi di scarto delle citate canne venivano tagliati ad una lunghezza di circa più o meno 50 centimetri e l’attrezzo era bello che pronto per l’uso.

Dentro la cerbottana si mettevano degli speciali cartocci di carta ricavati dai fogli dei quaderni vecchi. Ogni foglio veniva tagliato alla metà piegandolo dal lato più lungo. Questi fogli così preparati di mettevano la metà dentro i pantaloni e l’altra era fuori per essere presa ed immediatamente, una volta sapientemente arrotolata, usata.

Il cartoccio si immetteva dentro la canna, questo non entrava interamente e la parte eccedente veniva strappata: adesso era pronto per essere lanciato.

I ragazzi si portavano in bocca la cerbottana e con un preciso soffio cercavano di colpire il bersaglio stabilito che poteva anche essere altri ragazzi.

Alcuni ragazzi, i più esperti, andavano con questo strumento anche a caccia di uccellini o lucertole infatti, nel cartoccio di carta questi mettevano degli acuminati spilli rendendo il cartoccio atto alla caccia in quanto, così preparato, poteva infilzare e di conseguenza ferire o uccidere l’animale verso il quale era indirizzato il pericoloso cartoccio.

La sopradescritta cerbottana sicuramente è stata inventata dai ragazzi della mia generazione.

Alla fine degli anni ’50 ed inizio degli anni ’60 del passato secolo, in pieno boom edilizio si iniziavano a far realizzare nelle case dei cerchiesi i nuovi impianti elettrici sotto traccia usando quindi le canne dove venivano collocati i fili, nei precedenti impianti elettrici, invece, i fili venivano collocati sopra il muro e non vi era bisogno della canna che li contenesse.

I ragazzi precedenti alla mia generazione( anni ’50 ) facevano grande uso ( anch’io,comunque, ne ho fatto uso ) dei fusti cavi della pianta della cicuta.

La citata pianta che ancora cresce in alcuni località intorno all’abitato di Cerchio una volta spezzata o sradicata dal terreno si tagliava in prossimità dei nodi ( ogni nodo otturava la cavità della pianta ) si bucava il nodo e la singolare cerbottana era pronta per l’uso: qui ,però, non si mettevano i cartocci di carta bensì i semi ancora verdi della importantissima , per noi, pianta di sambuco ( con questa pianta si preparavano i “ Scuppitt’ “ ).

I citati semi verdi contenuti nel palmo della mano si mettevano dentro la bocca e, una volta imboccata la cerbottana si iniziava ,con sapienti soffi, ad espellere questi speciali proiettili naturali.

 

                                                                          

                                                                                FREZZA 

Manufatto legnoso ricavato da un ramo biforcuto ( CACCHIARELLA ) .

Tagliato un ramo biforcuto dall’albero, scelta la lunghezza da adoperare e tolta la corteccia si passava alla costruzione del potente giocattolo, se così si può chiamare..

Le due estremità del menzionato ramo venivano sapientemente intaccate e proprio lì si posizionavano due elastici, uno per ogni ramo, ricavati dai tubolari di bici ( CAM’RA o CAMBRA D’ARIA ) tagliati orizzontalmente per la lunghezza di circa 30 centimetri e per una larghezza di un centimetro legati con un robusto filo. Agli altri due lati i citati elastici venivano legati ad un pezzo di cuoio morbido ( “ U COPP’ “ ) ricavato in genere dalla linguetta delle scarpe vecchie sapientemente tagliata a forma di ellissi recante ai lati più lunghi due fori : qui venivano fatti passare ,una per ogni foro, per circa due centimetri, i citati elastici che ripiegati e legati su se stessi con un filo fuoriuscivano di circa un centimetro. Il giocattolo così assemblato era pronto per l’uso: si sceglieva con cura dei piccoli sassi ,i più tondeggianti possibili simili a vere pallottole, si posizionavano, una alla volta, dentro “ U COPP’” , con una mano si impugnava la “ CACCHIARELLA “ con l’altra si reggeva “ U COPP’ “ con il sassolino dentro ,si tendevano con forza i due elastici, si prendeva accuratamente la mira e ,la mano che reggeva “ U COPP’ “ una volta sicuri del tiro abbandonava la presa e così facendo gli elastici tesi davano violentemente forza al sassolino che, come una pallottola inesorabilmente , il più delle volte, colpiva a morte l’animale prescelto: per lo più passeri, lucertole ecc..

Questa cruenta manifestazione per i ragazzi della mia generazione rappresentava un qualcosa di importante sia per la perizia della costruzione del manufatto sia, purtroppo, per la bravura, come provetti cacciatori, di abbattere le prede.
 

 

                                                                 FUCIL D’ TAV’LA

Letteralmente fucile di tavola.

Si prendeva un pezzo di legno ( di faggio o di altra pianta ) lungo circa un metro o più e della larghezza di una decina di centimetri dello spessore di circa 2 o 3 centimetri.

Poi si prendeva un fermaglio ligneo ( “Appundarej’” sono gli speciali fermagli usati dalla nostre mamme per fermare i panni collocati sopra le corde per stendere al sole il bucato altrimenti con il vento potevano cadere per terra e sporcarsi) il quale veniva fissato nella parte posteriore della tavola con dei chiodini a circa i quattro quinti della lunghezza del pezzo di legno e posizionato nel lato dello spessore.

Nel lato superiore invece con un chiodino si fissava un pezzo di spago, della lunghezza di circa una cinquantina di centimetri, legato a 4 o 5 cerchietti di elastico ricavato dai tubolari di bicicletta tagliati verticalmente , questi ultimi si legavano fra di loro ( l’un l’altro ) senza usare né spago né altro .

L’attrezzo così preparato adesso mutava nome in quello di ” fucil’” ed era pronto per l’uso.

Si prendeva un sassolino il più tondeggiante possibile si collocava nell’ultimo cerchietto di elastico si metteva dentro l’appundarej’ con una mano si reggeva questo speciale cane di fucile e con l’altra si tendevano i 4 o 5 cerchietti di elastico e, quello legato allo spago, si posizionava in un angolo della tavola anteriore che poteva anche chiamarsi, a quel punto, anche canna del fucile lo spago rimaneva pendente, ora ,una volta presa la mira verso l’ipotetico bersaglio si premeva il fermaglio ligneo: con l’apertura del quale si liberava l’elastico contente il sassolino e quest’ultimo con violenza veniva scagliato contro il bersaglio.

Lo spago che legava gli elastici al fucile rivestiva molto importanza nell’ottica del singolare giuoco non permetteva infatti, che anche gli elastici, l’un l’altro legati, schizzassero fuori insieme al sassolino perdendosi o comunque non permettendo al fuciliere di sparare in rapida successione in quanto restavano ben ancorati al fucile.

 

                                                                  PISTOLA DI TAV’LA

Letteralmente pistola di tavola, di legno.

Con le sopramenzionate modalità si preparava la “ Pistola d’ tav’la “ l’unica differenza era che la pistola era più corta infatti era lunga circa una quarantina di centimetri..

 

 

                                                               FUCIL’ D’ FERR’ FILAT’ 

Questo speciale balocco si costruiva usando con perizia l’immancabile ferro filato riciclato.

Con il ferro filato infatti si legavano ( si imballavano ) le balle di paglia che, in un paese quasi esclusivamente agricolo, ognuno aveva a iosa . Una volta che la paglia veniva usata specialmente nella stalla per metterla sotto gli animali i ferri filati, venivano immancabilmente buttati fuori per le strade del paese e ciò per i ragazzi, rappresentava una vera manna.

Con il ferro filato veniva legato qualsiasi cosa. Chi aveva più fantasia e i ragazzi ne avevano e ne hanno da vendere ,riusciva a costruire con le proprie mani gli amati giocattoli.

I ragazzi della mia generazione sono stati gli ultimi a costruire il “Fucil’ di ferr’ “ filat’ “.

Raccolto per terra l’abbondante ferro filato,specialmente vicino le numerosissime stalle del paese dislocate proprio dentro il centro abitato a fianco delle civili abitazioni o negozi, addirittura una stalla stava proprio attaccata ad un panificio, si iniziava a con perizia a realizzare un fucile: tutti i bambini riuscivano nell’intento.Con questo speciale balocco iniziavano poi a giocare, “ a pistulat’, “a fa la guerra”.

 

PISTOLA D’ FERR’ FILAT’

La medesima tecnica veniva usata per realizzare le “ Pistol’ d’ ferr’ filat’” con le quali si svolgevano i medesimi giuochi.

La fonte di ispirazione erano films di guerra e del far west.

                        

                                                                                   LUM’

Letteralmente lume.

Si prendeva l’immancabile, come per il ferro filato, scatola di latta di scarto ( usata per lo più per contenere la passata o conserva di pomodoro, i fagioli, ceci, lenticchie, carne o quant’altro in scatola ) e nell’unico fondo rimasto con un chiodo si praticavano tanti buchi quanti ne poteva contenere la sfera .

Questo ,così preparato, veniva legato, con un filo di ferro, ad una altra scatola formando una specie di “T” alla rovescia cioè la scatola con i forellini veniva posizionata orizzontalmente e l’altra, munita di un piccolo manico formato anche questo con il ferro filato collocato in due appositi forellini praticati in alto vicino ai bordi, verticalmente.

Finita tale operazione si metteva dentro alla scatola di latta orizzontale , più o meno al centro un mozzicone di candela ( “U c’rog’n ‘” ) il quale veniva acceso.

Con questo speciale lume si giocava all’aperto,nelle lunghe serate estive.

            

                                                                        RAGANELLA 

Strumento ligneo dall’assordante rumore vagamente simile al sinistro rumore del crepitare di una mitragliatrice.

Veniva costruito realizzando con un pezzo di legno circolare una ruota dentata alla quale nel centro veniva posizionata un pezzo di legno di forma cilindrica che permetteva la presa del manufatto per poterlo più facilmente farlo roteare, il tutto circoscritto da una scatola di legno o compensato avente un dente di legno posizionato negli spazi vuoti della ruota dentata quasi da non farla roteare. Tale impedimento faceva fare a questo speciale strumento il tipico rumore noto a tutti, più velocemente lo si faceva ruotare più il rumore procurato dal dente che si conficcava nel citato vuoto si sentiva forte e in rapidissima sequenza.

Questo speciale ,chiamiamolo così, strumento musicale, veniva usato da i ragazzi maggiormente durante la processione del Venerdì Santo quando le campane erano “legate”.

La “Raganella” come la “Tric-trac” nell’immaginario collettivo dei fanciulli era il simbolo della morte del fondatore del Cristianesimo ed anche della gioia perché tutti sapevano che dopo tre giorni dalla morte Gesù sarebbe risorto e avrebbe regnato per sempre e quindi, dunque, questi strumenti anche se erano stati costruiti e usati come mezzi annuncianti la morte del Messia nell’intimo erano strumenti gioiosi perché, affinchè il Redentore potesse Risorgere doveva, giocoforza, prima morire quindi, se vogliamo, erano strumenti che alla fine portavano felicità immensa per i credenti : la Gioia, la Pace dopo la tempesta.

 

                                                                                           RINGIOLA

Vedi pagina 36 del terzo capitolo.

                                                                                       
                                                                                          SCUPPITT’

Vedi pagina 5 del primo capitolo.

 

 

                                                                                         TRIC-TRAC 

Strumento non costruito dai ragazzi però,quasi esclusivamente usato da loro.

Manufatto ligneo di forma rettangolare munito di due ferri snodati ( uno per ogni lato ) battenti sul citato pezzo di tavola e di una apposita maniglia fissata su un orlo del lato minore della stessa ( Museo Civico di Cerchio ).

Questo speciale strumento musicale, ci si passi il termine, veniva usato il Venerdì santo quando le campane venivano “legate”.

La “ TRIC-TRAC “ veniva data dal sagrestano ai ragazzi di dodici- tredici anni i quali facevano il giro del paese azionando energicamente tale strumento che emetteva il caratteristico suono simile ad una raffica di mitragliatrice: tutti dovevano sapere dell’imminenza dell’officiatura della santa messa .

Era questo strumento così come la Raganella ( vedi ) simbolo della morte di Gesù ed anche, però, simbolo dell’imminenza delle care ed amate festività pasquali dove le mamme preparavano per loro i caratteristici speciali balocchi mangerecci : “ U cavallucc’ “ per i bambini e la “ Palomma “ per le bambine ( vedi “ U cummit ‘ “ ).

 

 ZUF’L’

Zufolo strumento a fiato.

Manufatto ricavato da una canna di bambù ( “cannuccia “ ) della lunghezza di circa una quarantina centimetri.

Una volta che la canna è stata recisa dalla terra e pulita dalle eventuali foglie e cose affini vengono praticati,orizzontalmente ,lungo la canna, dei fori uguali tranne che per il primo ,posto all’inizio, che è molto più grande e non è circolare ; vicino a tale foro, un po’ più su ,di questo speciale ed antichissimo strumento musicale, la canna viene tagliata obliquamente affinché ,una volta posizionato dentro all’imboccatura un pezzetto di canna che permetterà un migliore suono, messo in bocca possa avere più aderenza con il labbro inferiore: adesso è pronto per essere usato.

Immettendo l’aria dentro lo zufolo si produceva il caratteristico suono il quale veniva modulato con un sapiente movimento delle ditta della mano poste nei fori appositamente preparati.

Questo semplice strumento musicale si perde nella notte dei tempi : è lo strumento attraverso il quale anche l’uomo cosiddetto “preistorico” ha potuto offrire ai propri numi tutelari, nel corso delle cerimonie religiose e divinatorie il gradito suono di questo speciale strumento musicale e rendere così tutti più partecipi di queste sentite manifestazioni sacre quando cioè, l’uomo “imperfetto” cercava di avvicinarsi, almeno con la musica, agli esseri perfetti per antonomasia : gli dei che tutto regolavano e che nessun mortale osava giammai sfidare pena la morte e supplizi atroci.

                 

                           Fiorenzo Amiconi
 
 

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