La Valle Roveto durante la repubblica romana e l'impero

Che avvenne dopo l'episodio del castello espugnato presso il Fucino dai Romani? Mai nominata, la valle del corso superiore del Liri fu certamente ora partecipe delle fortune di Roma, ora spettatrice dei gravissimi rovesci delle legioni romane, ora vittima di saccheggi e di devastazioni. Siamo arrivati al 340 a. C. Era in pieno svolgimento la Guerra Latina. Tutta la nostra valle brulicava d'armati, pur non essendo spenti del tutto gli echi delle battaglie, sostenute da Roma contro i Volsci. Sora era caduta da cinque anni, nel 345, in mano dei Romani, ormai lanciati nella via delle conquiste e decisi a controllare le strade di Valle Roveto e della conca del Fucino.
 
Non sappiamo l'itinerario delle legioni romane che affrontarono nel 340 la lega dei Latino-campani. «Per Marsos Pelignosque profecti», dice Tito Livio, i Romani, assieme ai Sanniti, divenuti in quella circostanza alleati, giunsero a Capua e vinsero in una grande battaglia campale, alle falde del Vesuvio, i due popoli collegati. Gli storici non sono d'accordo e non sono convinti del luogo della  battaglia e pensano che la battaglia si sia svolta in altra località, diversa da quella combattuta alle radici del Vesuvio. pero accettata come vera la notizia di Tito Livio, e da ritenere che i Romani, almeno in parte, attraversando il territorio dei Marsi, onde venire in aiuto dei Sanniti, conducessero le loro legioni per la Valle Roveto, a meno che non abbiano voluto penetrare nel Sannio ad oriente della Marsica, per le vie che sboccavano nel Molise e nella piana di Venafro. I Romani forse scelsero L'itinerario più lungo perche, passando per il Lazio inferiore, avrebbero dovuto affrontare due eterni nemici di Roma: gli Ernici e i Volsci.
 
Subito dopo divampo la seconda guerra sannitica e Valle Roveto fu frequentemente percorsa dalle colonne dei soldati romani e sanniti, che a marce forzate, costeggiando il corso superiore del Liri, si affrontavano in una lotta senza quartiere, decisi gli uni e gli altri a conquistare o a conservare l'egemonia dell'Italia centrale. Valle Roveto era in una posizione troppo centrale per essere trascurata e perché non subisse le conseguenze di una durissima lotta. Il suo possesso significava per i Romani una insidia di meno contro nemici agguerriti, come i Sanniti. Nello stesso tempo, le legioni dei consoli, potendosi muovere liberamente in Valle Roveto, erano in grado di portare aiuti in ogni momento ai Marsi e agli altri loro alleati, se d'improvviso fossero stati dai nemici aggrediti alle spalle. Anche per i Sanniti rappresento la Valle Roveto un punto strategico di estrema importanza, come la via più breve per punire i Marsi, collegati coi Romani, e come adatta alle insidie contro le legioni romane, che si spostavano continuamente da nord a sud o da sud a nord.
 
Prova che anche in Valle Roveto si facessero sentire le alterne vicende della guerra, fu il caso di Sora. Sora, infatti, che si può chiamare, venendo dal sud, la porta d'ingresso di Valle Roveto, già presa dai Romani nel 345, fu conquistata e perduta, riconquistata e riperduta da Romani e Sanniti. Non diversa dovette essere la sorte della Valle Roveto. E la disgrazia delle terre troppo vicine a località ove si scontrano gli eserciti che lottano per l'egemonia e spesso decidono dei destini dei popoli. I Romani, già sognando il dominio d'Italia e guardando ancora più lontano, oltre il Sannio, verso l'Apulia, vollero sgombre da nemici tutte le vie, che potessero costituire ostacoli alla loro avanzata. così la Valle Roveto, la quale, come passaggio dalla zona montuosa alle pianure della Campania, conobbe, e forse ne fece le spese, le alterne vicende, di cui fu teatro per circa mezzo secolo il corso del Liri, dalla sorgente a Minturno, nella lunga contesa, nella quale i Romani gettarono tutte le forze e le risorse per avere la meglio sui valorosi montanari del Sannio.
 
Nel frattempo altri popoli, alleati di Roma, profittando di una guerra lunga e sanguinosa, che vedeva i Romani impegnati a fondo contro i Sanniti, si ribellarono. Anche i Marsi ripresero liberta d'azione. Essi subornati dai Sanniti, coi quali vantavano origini comuni, si ribellarono e combatterono strenuamente. Poi, vinti dai Romani, come lo furono gli Equi ed altri popoli ribelli, si piegarono e nel 308 chiesero la pace. La seconda guerra sannitica si chiudeva col completo trionfo di Roma e il bellicoso popolo marso, sempre vigile e sospetto, torno «le cordiali relazioni con Roma, stringendo con essa una nuova alleanza, anche se senza convinzione. Fu tregua soltanto e non pace. La straordinaria espansione di Roma impressionava troppo i popoli italici. A Sora, ad Alba, poi a Carsoli furono inviate colonie romane. E i Marsi, questo era il loro timore, prevedevano che anche essi sarebbero stati assoggettati, un giorno o l'altro, dalle aquile romane. Ecco il motivo che spinse i Marsi, tornati alleati di Roma, a ribellarsi una seconda volta nel 303 a. C. e a prendere le armi contro di essa. Fulminea venne la reazione degli eserciti romani.
 
Che la guerra contro i Marsi sia stata portata attorno a questi anni e confermato dai Fasti Capitolini. Anche i Fasti Trionfali riportano per la stessa epoca il trionfo sui Marsi del dittatore Valerio. Con manovra impetuosa, nel 302, Valerio Massimo si scontro coi Marsi, accorsi a difendere con la forza Carsoli, ove i Romani avevano inviato una colonia. Il dittatore in un solo combattimentO batté i Marsi e li chiuse nelle loro munite città. L'esercito romano vincitore, proseguendo nella sua azione. offensiva, dilagò nel territorio marso, in pochi giorni si impadronì di Milionia, Plestina e Fresilia, e, dopo avere imposto ai Marsi quale multa la terza parte del loro agro, li costrinse a rinnovare l'alleanza. Ha bisogno il passo di Tito Livio di essere considerato attentamente. A parte il magistrale periodo latino e il drammatico inseguirsi degli avvenimenti descritti dallo storico, due rilievi non possiamo trascurare di fare.
 
Tito Livio accenna ad urbes munitas: sicuramente tra queste si trovava anche Antino, la quale, fino ai nostri giorni, come ho già detto, conserva visibili cinte di mura; e forse tra le città fortificate, di cui parla lo storico romano, si trovavano altri castelli di Valle Roveto, oggi scomparsi. Oltre a questa prima riflessione legittima, crediamo opportuno ripetere, come tanti altri storici recenti e lontani. Dove sorgevano Milionia, Plestina e Fresilia? Molti hanno tentato di individuare le tre località, ma invano. Quali le ragioni? Innanzi tutto le tre città sono state nominate una sola volta da Tito Livio, tranne Milionia, ricordata pure nel capitolo 34' dello stesso libro X dallo storico romano; in secondo luogo in altri storici romani, per un eventuale raffronto, mancano accenni e riferimenti anche lontani dei tre paesi; infine su di essi nessun elemento e emerso dalla archeologia. Chi ha collocato Plestina del capitolo 3 del libro X di Ab Urbe condita nel Piceno si e messo, penso, fuori della realta. Roma era in guerra coi Marsi e coi Castelli dei Marsi... Come scontrarsi con essi così lontano, a tanta distanza dalla Marsica? Altri, come il Colantoni, hanno fissato le tre località nell'alta valle del Sangro; nelle vicinanze di Opi e Pescasseroli, Fresilia e Plestina; presso le rive del Giovenco, immissario del Fucino, Milionia. Sono esse semplici congetture e nulla più.
 
Fresilia ha trovato un'altra ubicazione: Civitella Roveto. Ma su quale base storica? La sola archeologia potrebbe svelarci il mistero che avvolge tuttora le tre le tre città marse; per ora rimangono ignote e forse aspetteremo ancora un pezzo! Una ultima considerazione su questa guerra che piego la gente marsa ai vo ai voleri di Roma. Tito Livio descrive la rapidissima campagna militare are del dittatore Valerio, e, volendo esaltare in modo superlativo le gesta dei Romani, come sempre fu nel suo costume, ci presenta i Marsi quasi alla merce di Roma. Nulla può indurci a crederlo, perché i Marsi non furono battuti facilmente; i Romani conoscevano il loro valore e avevano da tempo stretto con essi rapporti cordiali di amicizia o firmato patti ed alleanze. Noi invece pensiamo che i Marsi, anche se alla fine furono sopraffatti, si difesero valorosamente, fedeli alle tradizioni lontane della loro stirpe, fino all'estremo delle loro forze. Nel 298 ha inizio la terza guerra sannitica.
 
Il console romano Quinto Fabio Massimo, il primo e non il Temporeggiatore, irrompe con l'esercito nel Sannio. La Valle Roveto ancora una volta e prossima ai luoghi che decideranno del conflitto e forse attraverso di essa, calando dalla Marsica, tornata da poco alleata di Roma, e per il territorio di Sora, come dice Tito Livio, passeranno le legioni di Fabio che stringono in una morsa i Sanniti, già premuti al sud dalle legioni di Decio, l'altro console romano. Neppure dopo la battaglia del Sentino si diedero per vinti i Sanniti e i Romani furono costretti nuovamente ad affrontare gli irriducibili nemici delle zone montuose dell'Appennino centro-meridionale, che invano tentavano arrestare la marcia di Roma.
 
Quando poi, per ordine del Senato, i soldati romani affluirono in Sora da vari accampamenti per dirigersi contro i Sanniti, la Valle Roveto fu senza dubbio una delle vie percorse dagli eserciti romani che si concentravano nella città sul Liri. Nel frattempo veniva conquistata dai Romani Milionia. Fu la Milionia marsa del 302 o altra località? Erano tornati i Marsi nemici di Roma o le erano rimasti alleatiP Furono quelle le ultime epiche giornate della lotta semisecolare tra Romani e Sanniti: questi avevano trovato insperati alleati negli Etruschi e negli Umbri durante la terza guerra, combattuta contro Roma con la forza della disperazione. Ormai Roma si era aperta la strada verso Taranto e l'Apulia. Passata la regione dei Marsi sotto il controllo di Roma, le città e i villaggi posti attorno al lago del Fucino o in valle Roveto godettero di alcuni privilegi, ma non di pieni diritti, come i cittadini romani.
 
Roma aveva trattato sempre con metodi diversi i suoi sudditi e riuscì a tenere per molto tempo ubbidienti e in grande soggezione i popoli italici, sottomessi dalle sue legioni solo dopo aspre battaglie. Ma quale fu il trattamento riservato fino alla guerra sociale ai Marsi, ad Antino e agli altri abitanti di Valle Roveto? I Marsi durante le guerre sannitiche furono obbligati a far passare per i loro confini gli eserciti romani, furono trattati come alleati ed ebbero quasi uguali diritti. E vero che ricevevano aiuti in caso di attacco nemico e conservavano le loro istituzioni, ma non si tratto mai di vera uguaglianza. Manco certamente il suffragio e con esso manco la possibilità di divenire magistrati romani. I popoli italici, sempre col miraggio di ottenere un giorno la cittadinanza romana, che solo poche città ebbero subito ed altre molto tardi, continuarono a seguire Roma nella sua mirabile ascesa e a contribuire con valorose coorti alle lunghe e vittoriose campagne contro Pirro, Cartagine e i nemici dell'Oriente. Purtroppo la promessa fatta da Roma di concedere la cittadinanza ai suoi alleati non fu mai mantenuta e fu questa inadempienza, ripetuta ad ogni fine di pericolo o di guerre, a creare risentimenti sempre più gravi. I rapporti fra Roma e i popoli d'Italia si fecero sempre più tesi. così quelle valorose genti italiche che avevano, con forze spesso determinanti, concorso alla fortuna di Roma, dopo aver tentato durante una lunga attesa tutte le vie pacifiche, la ruppero finalmente con i Romani e presero le armi.
 

Autore testo: 

Gaetano Squilla

Uomo di fede e di cultura, storico e ricercatore marsicano, si è interessato in particolare delle vicende storiche sociali e culturali della Valle Roveto, fra la sua vasta bibliografia ricordiamo:
 
Cesare Baronio e gli Annali – C. Camastro. Sora, 1932.
 
Cesare Baronio nel quarto centenario della nascita – C. Camastro. So- ra, 1938. 
 
S. Giovanni Battista (Discorso) – Uberti e Pisani. Sora, 1949. 
 
Monachesimo, Cistercensi, Casamari – Commemorazione dell’8 Centenario
dell’Abbazia di Casamari. Uberti e Pisani. Sora, 1952.
 
Nella gloria di S. Bernardo – Otto conferenze pronunziate nella Basilica di S. Croce in Gerusalemme in Roma per l'8’ centenario della morte di S. Bernardo di Chiaravalle. Ed. F. Ferrari, Roma, 1954. 
 
Il Seminario di Sora dalle origini ai nostri giorni (1565-1957) – Uberti e Pisani. Sora, 1957. 
 
Il Liri nella storia – Tipografia Arpinate. Arpino, 1959. 
 
La Chiesa di S. Stefano in Civita d’Antino (L’Aquila) – Tipografia Abba- zia di Casamari. Veroli, 1960. 
 
La Cattedrale di Sora dal 1100 al 1961 – Tipografia Abbazia di Casama- ri. Veroli, 1961. 
 
Cesare Baronio, la famiglia e Sora – Estratto dal volume c Scritti vari a Cesare Baronio » Casa Ed. M. Pisani. Isola del Liri, 1963. 
 

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