Confetti e contrabbando
Il documento che vogliamo segnalare è una relazione di 10 cc. (1) che ci informa sui transiti commerciali d'inizio Ottocento presso le dogane di Arsoli e Riofreddo. L'anonimo estensore del documento volendo criticare le nuove direttive doganali di mons. Guerrieri ci permettere di conoscere qualcosa in più sugli scambi commerciali tra Regno e Pontificio. (c. 6r) "I Generi Coloniali, che dalla Dogana di Ripa grande si spediscono nel Regno di Napoli, sono tutti diretti all'Abruzzo per le Dogane di Rieti, Riofreddo, ed Arsoli".
I traffici (c. 6v) possono avvenire solo in queste direzioni perché le citate località sono site "sulle Strade, che direttamente, e per la corta conducono per gli Abruzzi". Mons. Guerrieri dopo la nomina al Tesorierato vuole far sbarcare le merci a Terracina e da qui farle proseguire per il Regno. L'anonimo critica questa decisione perché renderebbe i commerci con l'Abruzzo meno convenienti per i regnicoli che vedrebbero aumentare le spese di trasporto. Alla base della decisione del monsignore sembrano esserci state le malversazioni dei doganieri e i cattivi consiglieri, che "[...] se [...], avessero un po' di logica, ed una miglior fede, invece di far sospettare, che le vistose partite di zucchero, che pe' dirupi delle montagne Reatine, e Subiacesi vanno a Sulmona, ed all'Aquila per uso di quegli accreditati confettieri possano rimanere in siti alpestri, e miserabili"; dovevano far notare che in quei luoghi "non se né consuma [che] una ventina di libbre l'anno [...]".
In sostanza si vuol dimostrare che nelle zone montane c'è poco consumo di questo prodotto e di conseguenza i traffici dei doganieri erano più contenuti di quelli che potevano verificarsi facendo scaricare la merce a Terracina e poi farla transitare per località popolose come Albano e Velletri (cfr. c. 7v). Il motivo perché una grande quantità di zucchero transitava per Roma l'estensore della relazione lo giustifica con la vicinanza dell'Abruzzo e con la migliore viabilità (cfr. c. 8r). Un altro motivo per cui mons. Guerrieri voleva cambiare il sito di sbarco dello zucchero era quello connesso con i traffici illeciti dei trasportatori, i "vitturali", che durante il cammino per la frontiera vendevano parte della merce ad acquirenti del Pontificio, che a loro volta la rivendevano a prezzi più bassi perché non pagavano le tasse d'importazione, dovendo la merce essere consumata nel Regno.
La prassi prevedeva che il trasportatore insieme alla merce riceveva una bolletta d'accompagno, copia della quale veniva spedita alla dogana di confine dove si doveva transitare per poter verificare che la merce in uscita corrispondeva a quella dichiarata in entrata; ma con la scusa di dover ridurre le spese postali questa procedura fu abolita e al vetturale fu fatto obbligo di presentarsi alla frontiera entro un arco di tempo prestabilito altrimenti lo si multava.
Michele Sciò
Michele Sciò. Residente a Pereto, di professione medico, svolge ricerche storiche sul Carseolano e aree limitrofe (monti Simbruini, Sublacense e Tagliacozzano) da 20 anni. Preferisce ricerche d’archivio e sul terreno. Diplomato in archivistica presso la Scuola Vaticana (1995) collabora con l’archivio e la biblioteca del monastero di Santa Scolastica a Subiaco (RM); con gli insegnati del circolo didattico di Carsoli per quanto riguarda l’insegnamento della storia locale; con l’Università della Terza Età (sez. Piana del Cavaliere) e con il comune di Pereto per l’istituendo archivio storico – biblioteca.
È tra i soci fondatori dell’Associazione Culturale Lumen (onlus). Ha pubblicato ricerche sulla storia antica e medievale del Carseolano, edizioni diplomatiche di manoscritti del sec. XVIII e XIX riguardanti il Sublacense e la media valle dell’Aniene.

