Castello Orsini di Scurcola Marsicana

Il territorio di Scurcola Marsicana presenta due evidenti esempi di castelli medievali: sull'altura di Monte S. Nicola, dominata dalla croce di ferro, e sulla sommità dell'attuale centro storico con l'evidente mole della rinascimentale Rocca Orsini.
Meno conosciuto il primo, sovrapposto ad un precedente insediamento fortificato italico, per sua posizione apicale e per gli scarsi resti, mentre il secondo ha conosciuto una maggiore fama per l'imponenza della struttura muraria, per la sua importanza nella storia dell'architettura fortificata italiana e per l'attribuzione della sua trasformazione, da castello medievale a rocca rinascimentale, al famoso architetto senese Francesco di Giorgio Martini. (1)
 
L'attuale struttura fortificata del Castello Orsini si presenta nella sua fase rinascimentale con una pianta triangolare dotata alla base da due torrioni cilindrici sugli spigoli e un bastione, di forma semiovata, sul puntone a nord-ovest. A questa rocca apicale posta a quota 768, si contrapponeva il recinto murario trecentesco di Scurcola che, con impianto trapezoidale su pendio e dotato di successivi torrioni cilindrici rompitratta rinascimentali, racchiudeva il burgo medievale. Sulla recinzione si aprivano due porte dette "Porta Cantalupo", sul versante ovest e "Portella", sul versante est.
 
Nel Cinquecento nello spazio fra questa prima cinta  e il castello, fu edificata la nuova chiesa di S. Maria della Vittoria.
A questa prima recinzione in età rinascimentale, se ne aggiunse una seconda  che scendeva verso il piano fino a raggiungere la parrocchiale della SS. Trinità sulla cui piazza si svolgeva il mercato, mentre la vecchia pieve di S. Egidio era posta fuori le mura. (2)
La ripulitura parziale della parte interna del Castello Orsini di Scurcola Marsicana, sia dai crolli sia dalla vegetazione, attuata dai soci degli Archeoclub abruzzesi di Pescara e della Marsica dal 1997, ha permesso una prima lettura delle strutture e delle fasi cronologiche del manufatto fortificato.(3)
 
Gli interventi di ripulitura e parziale scavo hanno evidenziato, nelle vicinanze dell'ingresso principale sopraelevato del lato sud-ovest, resti di un muro che divideva il piccolo cortile d'ingresso del versante sud e da cui ci si immetteva su un secondo, caratterizzato da una pavimentazione rocciosa, su cui si aprivano due ambienti ed una scala.
Gli ambienti individuati sono caratterizzati dal crollo di un grande portale ad arco ogivale tardo-gotico e dai resti di una cappellina interna dedicata a S. Angelo a cui sono riferibili i numerosi frammenti architettonici di epoca rinascimentale e neoclassica rinvenuti ed ora conservati nella torre angolare est. (4)
Sul versante nord-ovest si sviluppa una scala rinascimentale, ancora ben individuabile, che permetteva di accedere ai piani superiori, scala che si avvolge ad una piccola cisterna a pianta trapezoidale con volta a botte che sembra aver condizionato nel tempo lo sviluppo architettonico interno: la riserva d'acqua per la sua posizione centrale e la pianta sghemba, ha fatto ipotizzare una sua relazione, come cisterna interna, con una torre d'avvistamento relativa alla prima fase di incastellamento dell'area dell'XI-XII secolo (5).
La ripulitura del cortiletto centrale fino al livello di roccia ha portato alla luce numerosi frammenti ceramici databili fra il XIV e il XVIII secolo (Ceramica smaltata, Maiolica Arcaica, Rinascimentale e Moderna) che saranno trattati in questo volume da Elisa Di Venanzio e Martina Pantaleo. I ritrovamenti testimoniano che nel corso del Trecento e Quattrocento i lavori di sistemazione degli interni approntati dai monaci cistercensi e dagli Orsini dovettero essere consistenti, tanto da asportare i livelli più antichi nell'area del cortile interno. (6)
 
Sul settore delle mura perimetrali nord-est, è stato ripulito il secondo accesso sopraelevato del Castello, una apertura minore relativa ad una posterla rinascimentale caratterizzata da uno stretto corridoio interno dotato di una scalinata che dal puntone (mastio) sopraelevato permetteva di raggiungere l'esterno (7).
L'esame del corridoio ha permesso di riconoscere la successione di tre recinzioni difensive contenenti, inglobata nella muratura, una torretta-rompitratta ad "U" relativa alla recinzione duecentesca: lo stesso è verificabile sul recinto del lato sud-ovest dove un grosso crollo ha evidenziato le tre murature in successione, una torretta-rompitratta (n. 3) e l'inizio del puntone della prima fase. Sulle murature perimetrali interne (sud-est e nord-est e sul puntone a nord-ovest) si sono evidenziate numerose feritoie da arciera duecentesche, strombate verso l'interno e chiuse dalle successive murature trecentesche e rinascimentali (8).
Dall'esame delle strutture emerse con relativo materiale ceramico e frammenti architettonici, si può tracciare un primo profilo cronologico del Castello di Scurcola.
 
La prima fase, dell'XI-XII secolo, ancora da perfezionare, è forse rappresentata da una piccola torre sghemba (quella della cisterna) molto simile, come pianta, a quella del vicino "Castello Vetoli" di Corcumello (AQ). Una piccola torre di avvistamento di fondovalle dell'XI secolo, racchiusa nel XII secolo da un recinto a puntone (torre-cintata) dotato di feritoie ("arciere") e collegata al castello-recinto di Scurcole posto sul sovrastante Monte S. Nicola, che analizzeremmo successivamente. Il recinto murario, a filo, è in opera incerta medievale con cuciture degli spigoli composte di blocchi ben rifiniti, con accesso sopraelevato, dotato forse di battiponte esterno sul versante sud-ovest.
All'inizio di questa prima fase (XI secolo) si può ipotizzare l'appartenenza del manufatto, insieme con il sovrastante incastellamento di Monte S. Nicola, ad un esponente della Contea dei Marsi del ramo carseolano, probabilmente Oderisio II giacché a metà del successivo secolo abbiamo le fortificazioni scurcolane in mano ai suoi discendenti Taino e Rainaldo De Pontibus definiti nei documenti normanni " Filii Oderisii ". (9)
 
La seconda fase, del XIII secolo, è caratterizzata dall'aggiornamento del recinto, con la realizzazione di almeno tre torrette-rompitratta ad "U" su tre lati e, probabilmente, anche di due sul puntone, nelle vicinanze degli angoli ottusi.(10)
 

Autore testo: 

Giuseppe Grossi

Prof. Giuseppe Grossi: nato a Luco dei Marsi (AQ) il 18/3/1951 ed ivi residente in Via XXIV Maggio, n. 19.
E-Mail
giuseppegrossi@virgilio.it
 
Titoli e riconoscimenti:

Professore di Disegno e Storia dell’Arte nel Liceo della Comunicazione di Avezzano.

Collaboratore del Dipartimento di Scienze Storiche del Mondo Antico dell’Università di Pisa.

Collaboratore dell’Istituto di Storia e Metodologie Comparate dell’Università degli Studi di L’Aquila.

Direttore tecnico dell’Archeoclub della Marsica, sezione comprensoriale dell’Archeoclub di Italia (Ente Morale dello Stato) con sede ad Avezzano (AQ).

Collaborazioni (scientifiche e didattiche) prestate a Soprintendenze archeologiche ed ai Monumenti, università, enti di stato, regioni e comuni:

Soprintendenza Archeologica dell’Abruzzo (Chieti):

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