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Prigionieri di guerra 1943-1944

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Terenzio Flamini: "Prigionieri di guerra 1943-1944" La situazione in Italia

Il 25 luglio 1943, dopo il voto del Gran Consiglio del fascismo che aveva posto in minoranza Benito Mussolini (1883-1945), Vittorio Emanuele III (1869 – 1947) lo fece arrestare e affidò il governo a Pietro Badoglio (1871- 1956) e ad alcuni "tecnici". I partiti antifascisti, esprimendo le istanze della popolazione, reclamavano lo sganciamento dalla Germania e l'armistizio con gli Alleati. Badoglio dapprima ordinò di continuare la guerra; poi, con notevole ritardo, iniziò le trattative per l'armistizio, mentre Hitler ebbe tempo di far scendere dal Brennero nuove truppe di rinforzo.

L'8 settembre, al momento dell'annuncio dell'armistizio – firmato a Cassibile in Sicilia il 3 dello stesso mese – l'esercito italiano si trovò indifeso di fronte alla reazione tedesca. Il re e Badoglio con i principali capi politici e militari fuggirono da Roma verso Pescara, senza lasciare ordini precisi alle forze armate per la difesa della capitale. Mentre la flotta raggiungeva Malta, l'esercito si sfasciava, salvo opporre in casi isolati un'onorevole resistenza ai Tedeschi (Lero e Cefalonia).

Gli Anglo-Americani, sbarcati il 3 settembre in Calabria e l'11 settembre a Salerno, entrarono il primo ottobre a Napoli ormai in mano alla popolazione insorta.(1) La loro marcia al nord incontrò delle forti linee di resistenza: al termine del 1943, mentre Mussolini, liberato dai Tedeschi, costituiva una Repubblica satellite della Germania, le truppe alleate erano ferme sulla linea Gustav , che univa, prima di Cassino, il Garigliano alla foce del Sangro. È da dire, peraltro, che la lentezza delle operazioni rientrava nel piano alleato. Lo scopo dello sbarco e della successiva avanzata non era di raggiungere la Germania attraverso l'Italia, bensì di indebolire la difesa tedesca, tenendo impegnato nella penisola un rilevante numero di divisioni avversarie ed evitandone così l'impiego sugli altri fronti, strategicamente più importanti, della Francia e dell'U.R.S.S.(2)

Prima ancora dello sbarco degli Alleati in Italia, in più punti della Penisola erano stati costituiti campi di concentramento dove venivano tenuti i militari che i Tedeschi avevano fatto prigionieri in altre zone di guerra. Fu subito nei giorni successivi l'8 settembre che numerosissimi P.O.W. (Prisoners of war) scapparono lungo il territorio italiano e, con l'intento di ricongiungersi quanto prima con gli Alleati ancora bloccati sul fronte di Cassino, cercarono riparo dove fu possibile evitando di ricadere sotto le grinfie dei Tedeschi.

La parte montuosa, i fitti boschi, i piccoli paesi e, non ultima, la relativa vicinanza al fronte della limitata zona dell'Abruzzo convergente la Piana del Cavaliere, favorirono il concentrarsi di decine e decine di questi giovani soldati di provenienza asiatica, oceanica, africana, australiana, americana, europea.

La gente li accolse e li protesse, dette loro un rifugio e un giaciglio, divise con essi il non certo abbondante cibo. I "prigionieri", dal canto loro, si rendevano utili come potevano, spesso adattandosi al lavoro dei campi e dei boschi, a mansioni estranee certamente alla loro educazione e alle loro usanze. Molte sono ancora oggi le persone che, avendo vissuto intensamente quei mesi tra il '43 e il '44, ricordano i volti, le espressioni, i nomi di questi ragazzi.

(1) Per una maggiore conoscenza della situazione della città e dintorni osservati da un ufficiale inglese, vedi anche: NORMAN LEWIS, Napoli '44, Adelphi, Milano 1998. (2) Cfr.: G.E. De Agostini, Novara 1976, alla voce.

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