Colui
Prefazione
Sono nato in un paesino dell'Abruzzo, nella perla marsicana ove la vista a tutto tondo offre agli occhi di chi vi abita cime cos'ì alte da far dubitare che oltre vi sia altro. E spesso mi domando se in epoche meno recenti chi vi risiedeva non avendo come noi la fortuna o la sfortuna di vivere con mezzi tecnologici così evoluti, potesse solo sperare...
L'essere circondato fa si che il carattere, per forza di cose, matura nell'introspezione come se il non potersi espandere al di la di quelle, collassa nel nostro io più profondo.
Nel contempo però la solidità di quelle rocce, l'immobilità di queste, il passaggio brullo quasi spoglio della nostra sponda, determina la capacità di valutare le cose e gli avvenimenti per quelli che sono senza spazio e fantasie alcune.
Questa premessa doverosa è dovuta, in quanto ciò che vado a narrare in seguito, non lasci a voi che leggete nessun dubbio sull'autenticità di cui io a solo titolo di testimone e fedele alla mia natura, maturata in quelli che spero siano gli ultimi anni della mia esistenza, vado a scrivere.
Capitolo VII:
La coscienza
Adesso guardavo con una punta di soddisfazione a ciò che avevo fatto, centinaia di pagine di appunti, libri perfettamente catalogati, trascrizione di testimonianze, avevo il quadro sottocontrollo, mi sentivo come un agente segreto del mossad, per tanto tempo avevo sognato di esserlo, forse troppo.
Se si abita in un piccolo centro, la basilare occupazione è quella di campare di pettegolezzi, le donne esercitanti questo mestiere, anche nell'era moderna, spesso di ritrovano ancora ai margini della società.
Le si immaginano pudiche, e questo è quello che loro ci lasciano credere, ma per una forma di rivalsa, nei confronti dell'uomo, esse di solito amano, durante le conversazioni tra di loro, parlare dei fatti altrui, non che noi uomini non facciamo lo stesso, ma esse sono più raffinate, intelligenti, scaltre.
A questa conclusione giunsi quando, un giorno dei tanti immerso nella lettura di un libro che parlava della passione di Cristo, ebbi la malaugurata idea di fare entrare in casa la postina che avrebbe dovuto consegnarmi una missiva. Mentre andai a prendere una penna per firmargli la ricevuta, ella aveva avuto l'occasione di dare un'occhiata in giro per la stanza e quando si ha poco tempo per mettere a fuoco le cose, il ricordo che si fissa nell'encefalo è quasi fantastico: infatti il nostro intelletto fa si che i buchi della reminiscenza sono compensati dalla fantasia. Di fantasia quella donna doveva averne tanta perchè già dal giorno dopo nel paese si era sparsa la voce che io fossi uscito di senno e non so per quale attinenza fossi diventato una specie di negromante. Nemmeno io ero convinto di essere nel pieno delle facoltà mentali, anzi non lo ero certamente, l'impegno della vita non può essere agli occhi delle persone normali, la ricerca della spiegazione di un episodio che poteva anche essere stato un qualche frutto di allucinazione collettiva. Tra l'altro di quell'episodio non ne avevamo più parlato nemmeno tra i protagonisti facenti parte della spedizione. Anche se il ricordo di quella notte era impresso in maniera incancellabile nella memoria, negli anni avevo avuto anche il sospetto, che se visto con obiettività, l'episodio, avrebbe potuto avere una spiegazione razionale.
Questa opportunità l'avevo però scartata, troppe cose coincidevano, troppi dettagli formavano un quadro logico, il maniero, la biblioteca, il fascio, il tempio, il presidio romano, il fortino, il vallone dell'inferno, lo stemma della vermacht, il centurione romano di colle armelis. No era tutto vero.
Il fatto di essere considerato una specie di stregone invasato, aveva i suoi lati positivi, l'essere preso per matto, faceva si che potessi uscire quasi allo scoperto, le domande fatte ai peggiori derelitti folli dei paesi intorno al mio, alla ricerca di qualche dettaglio utile alle mie ricerche, rientrava nella normalità delle cose di un pazzo. I quesiti li dovevo rivolgere a quelli che consideravano miei simili, essi infatti rispondevano, per lo stato in cui si trovavano, essendo immuni dalla contaminazione dei più, dandomi opinioni di una illogicità disarmante. Confondevano il bene e il male: riuscivano a seconda dei casi a giustificare le azioni peggiori, compreso l'assassinio.
Non so come successe, forse perchè suggestionato, dagli unici rapporti umani che tenevo con loro, mi convinsi che Longivo non fosse stato un vero e proprio carnefice, anche se aveva affondato la sua lancia nel contrasto del Redentore decretandone la morte fisica, la tradizione lo voleva infatti pentito della sua crudele azione ed in molti film e racconti era raffigurato dopo la morte di Gesù inginocchiato, attonito, sotto croce del Golgota.
Durante la sua presentazione a noi, riflettendoci, aveva le bestie urlanti, non davanti come a sua difesa, ma indietro come se ne fosse stato vittima.
Tra l'altro ci aveva detto espressamente che il suo pentimento non era stato sufficiente a cancellarne la colpa.
Dopo sarebbe stato martire proprio in nome dell'Unigenito.
Il guardo della storia del mondo, è un'ascesa ripida scivolosa, piena di insidie, la mente umana è troppo fallace, le dimensioni esplorabili troppo esigue per una visione perfetta.
Quando si va in montagna non bisogna mai inerpicarsi da soli, si corre il rischio di perdersi, di slittare o addirittura morire, le forze di cui un uomo dispone sono inefficaci se paragonate a quelle della natura, le imprese storiche sono suggellate dagli atti eroici in cui il peso maggiore è dato dalla coscienza del cuore.
Di cuore io ne ho sempre avuto, ed in esso il mio fanciullino ha sempre dettato il modo di vivere.
Autore: Dimitri Continenza















