Ritratto di Roberto Cipollone
Serafino de’ Giorgio e la spedizione marsicana nell’Agro romano del 1867

Di Fiorenzo Amiconi

Per la sua posizione geografica, il territorio di confine tra Abruzzo e Lazio costituì uno dei teatri principali delle battaglie tra i sostenitori del nuovo ideale unitario e i difensori dell’ormai disgregato Regno di Napoli e dello Stato Pontificio, che coinvolsero in un profondo disordine anche quel largo strato di genti mosso non tanto da alti ideali quanto piuttosto dall’atavica rivendicazione di migliori condizioni di vita.Molto è stato scritto, anche recentemente, sul processo di Unificazione del nostro Paese e una gran parte della storiografia lo ha definito ormai come un passaggio certamente non indolore per le popolazioni del Meridione e che portò immancabilmente al manifestarsi di odi, malversazioni e vendette di cui troppi innocenti fecero le spese.

La storia ricostruita in questo libro attraverso la ricerca d’archivio e la disamina delle fonti disponibili è quella di un fervente garibaldino marsicano, Serafino de’ Giorgio, che, insieme ad un gruppo di volontari abruzzesi, sotto il vessillo di Garibaldi, volle tentare l’assalto frontale verso la Campagna romana, nella vana speranza di contribuire con le proprie armi alla conquista di Roma e del territorio non ancora italiano.


Dettagli del libro:

Fiorenzo Amiconi, "Serafino de’ Giorgio e la spedizione marsicana nell’Agro romano del 1867" - Documenti sugli scontri tra garibaldini e zuavi a Subiaco

Prefazione di Eugenio M. Beranger

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Voglio scusarmi per aver

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Inserito da Utente anonimo il 11 Settembre, 2012 - 07:55.

Voglio scusarmi per aver dimenticato di firmare il commento all'articolo sui garibaldini svoltosi a Cerchio.
Fulvio D'Amore (ricercatore e saggista)

Non potendo partecipare, per

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Inserito da Utente anonimo il 10 Settembre, 2012 - 10:17.

Non potendo partecipare, per impegni presi precedentemente, al convegno di presentazione dell'amico Fiorenzo Amiconi, organizzato dal Comune di Cerchio, sento il dovere di intervenire serenamente alle contestazioni esternate dal prof. Francesco Guidotti (credo sia ancora direttore del Museo Monumentale di Mentana), intervenuto a sorpresa alla manifestazione per difendere l'operato dei garibaldini nel 1867, durante il tentativo di conquista dell'Agro romano. A priori, avrebbe escluso dal dibattito storico in corso, tutti quei libri o quelle ricerche indirizzare a scoprire, attraverso fonti di prima mano, la "verità", non concedendo, quindi, ad eventuali ricercatori un giusto contraddittorio, necessario alla storia stessa. Tutto questo dimostra che l'illustre professore non è né un ricercatore-saggista né, tantomeno, uno "storico" che accetta una dialettica costruttiva. Oltretutto, il suo "difendere" ad oltranza l'operato dei garibaldini, considerandoli "eroi senza macchia", risulta, alla luce delle mie nuove ricerche che pubblicherò nel 2013, completamente fuori luogo.
Come vado affermando da svariato tempo nei numerosi convegni svolti da me, vanno esclusi dal dibattito le solite "chiacchiere da bar" o i soliti antagonismi da derby di calcio. Occorre sempre fare i conti con la storia nel bene e nel male (quello che in Italia non si fa mai) e mettere in evidenza con approccio critico delle fonti anche risvolti "antipatici" sulle "eroiche" camice rosse. Spero che il "democratico" prof. Guidotti, all'uscita del mio libro intitolato "Garibaldini senza Dio", sia così magnanimo da invitarmi a presentarlo proprio al suo Museo di Mentana, dimostrando un'apertura mentale di cui abbiamo veramente bisogno.

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