Col tempo e con la paglia maturano le nespole e la canaglia

di Pietro Maccallini

A proposito dei verbi ‘nchianà, acchianà ‘salire’ diffusi nel centro-meridione d’Italia avevo sostenuto nel mio blog, in un post del febbraio 2010 intitolato Il romanesco “sgamare” […], che era impossibile accettare la spiegazione che di essi davano pur illustri studiosi, cioè quella di ‘arrivare al piano (dopo la salita). Io sostenevo che la radice chiànë, apparentemente dal lat. planu(m) ‘piano’, nascondeva in realtà il significato di ‘movimento’ che nelle parlate in cui comparivano quei verbi si era specializzata ad indicare il ‘movimento in salita’.


 


Per caso, nel dialetto di Spinazzola-Ba, ho incontrato due espressioni illuminanti che dovrebbero chiarire definitivamente la questione, ammesso che lo si voglia. A Spinazzola, infatti, la voce chjæn (= chianë) a bašc (= basso) significa ‘strada in discesa’ cioè ‘discesa’, mentre chjæn a mònd vale ‘strada in salita’ cioè ‘salita’. E’ pertanto evidentissimo che in queste espressioni chjæn non può valere né ‘arrivare al piano’ né ‘piano’ né ‘salita’ né ‘discesa’ ma semplicemente ‘movimento, cammino’ e, quindi, ‘salita’ o ‘discesa’ a seconda dei casi. Del resto anche la radice di lat. scand-ere ‘salire’ poteva indicare il movimento inverso come in lat. de-scend-ere ‘scendere’. Naturalmente non poteva mancare, nel dialetto di Spinazzola, la forma ‘nghjanè, variante della diffusissima ‘nchianà, cristallizzatasi nel solo significato di ‘salire’. 


Si noti bene che l’idea di ‘piano’ (lat. planum) è collegabile a quella di ‘salita’ o ‘monte’ o ‘discesa’, espressa dalla stessa radice, proprio tramite il concetto di movimento, il quale si concretizza, quindi, di volta in volta in un estendersi in lunghezza (pianura), in altezza ‘salita, monte’ o verso il basso ‘(discesa, valle). Finalmente i tanti oronimi contenenti l’appellativo di “Piano come Piana Grande, un costone del Gran Sasso d’Italia senza un minimo accenno di un ‘piano’ o Corna Piana nelle Prealpi Bergamasche, hanno avuto piena giustizia, anche se per la verità un po’ dispiaciuti per la perdita del loro alone di mistero, nel tribunale della Ragione, se non in quello dei linguisti. Dello stesso stato d’animo sono le varie Valli Piane


Per favore, cercate di mettervi in testa, una volta per tutte, che i significati profondi delle radici sono sempre molto, ma molto generici, e tutto in linguistica apparirà incredibilmente molto più chiaro. 


Oggi, 26 luglio 2011, ho avuto la conferma che la mia analisi del termine fischia-fròce ‘zufolo’ del dialetto di Rocca di Botte, fatta in un post del mio blog dell’aprile scorso (che invito a rileggere), è ineccepibile. Nel dialetto di Spinazzola-Ba la voce fresca-jòl significa infatti: 1) ‘fischieto di metallo (il termine si è adattato ai tempi moderni); 2) ‘vulva’. Così questo termine convalida bellamente i due significati che avevo individuato per la voce fresca simile al 2° membro di fischia-froce che da noi corrisponde a froscë ‘narici’. Per ora non saprei bene come spiegare la componente –jòl di spinazzolese fresca-jòl ma è già gran ventura aver capito il resto.


 


Il sito del dialetto di Spinazzola è: http://www.spinazzolaonline.it/public/editorfiles/Dizionario+cover%20PDF(1).pdf.

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