Pietr'antonio Carusoni (1805 / 1862)

di Fiorenzo Amiconi

Dei vari episodi che caratterizzarono la vita di Cerchio durante il periodo dell’unificazione d’Italia il più ricordato e famoso è, senz’altro, quello legato alla fuga dell’arciprete Pietr’Antonio Carusoni, nato a Cerchio il 30 Maggio 1805, da Vincenzo e Maria Chiara Coletti di Ofena.
Viene ricordato in quanto questi fu attore di una rocambolesca fuga notturna propiziata da interventi soprannaturali. “ Una notte”, così inizia il racconto tramandato fino ai nostri giorni da Maria Grazia Berarda Legge ( 1900-1989) “ mentre ormai tutti stavano dormendo, si sentì, presso l’urna di S. Antonio di Padova posta sopra il comò della sua camera, una voce che diceva:-- Arciprete alzati- e quello tutto assonnato diceva fra sé:- Che vuole questo?- e ancora quella voce misteriosa ripetè per tre volte:-- Arciprete alzati. Destatosi e compreso che era una voce arcana che voleva aiutarlo, fuggì mezzo vestito. Appena uscito di casa, sentì delle voci, dei passi e un violento e concitato bussar di porta: ora doveva fuggire più che mai. I suoi familiari, svegliati da quel fragoroso rumore, data l’ora e i tempi, temendo qualche rappresaglia, andarono ad aprire il portone; appena aperto un gruppo di persone armate entrò nella casa chiedendo ad alta voce:- Dov’è il prete?- e quelli:- Poveri noi, che cosa ne sappiamo --. Non fidandosi della risposta avuta sconvolsero la casa rovistando tutte le stanze. Entrati nella camera che dall’addobbo doveva essere del prete, e vedendo il letto disfatto, il caporione volle sincerarsi se il curato mancava da più giorni o se era da poco fuggito e subito mise le mani dentro il letto: era ancora caldo. Era stato giocato! Pieno di livore, sfogò la rabbia sui mobili, sulle persone, sulle botti piene di vino “.
Il motivo di tale odio verso don Pietr’Antonio Carusoni da parte di questi armati era stato causato dalla sua non partecipazione a cantare l’Inno Ambrosiano : il “ Te Deum ” per il plebiscito sull’annessione perché, secondo l’arciprete i garibaldini, o forse è meglio dire gli pseudo garibaldini, non erano altro che quelle persone che in tutti gli sconvolgimenti politici si approfittano e si gettano a capofitto per pescare nel torbido commettendo atti, nefandi, ingiusti, cattivi.
Il suo animo non dovette reggere a tale vista e si rifiutò di ringraziare il Signore per questi non giusti avvenimenti:
“[…]D.[on] Pietranto=/nio Carusone Arciprete di Cerchio,/e D.[in] Nicola Tuccieri Ca.[onico] Decano/in occasione della presa di Gaeta/e del giorno natalizio del nostro Re/Vittorio Emmanuele, si ricusarono/di cantare il Tedeum. Corse la/voce in Cerchio che lo stesso Caru=/sone spiegando l’Evangelo prorombesse in espressioni contrarie/all’attuale Regime, ma niuno/vi fu presente, tranne una volta/un sol testimone nella Messa del-/la Domenica delle Palme quan=/do predicando il Carusone, doleva=/si di un ricorso fattogli, e pregava/i filiani a raccomandarne ai San=/ti l’autore[…](1)
 
Don Pietr’Antonio dunque fuggì da Cerchio e riuscì a riparare nello stato pontificio dove contrasse malattia e morì:
“[…] fu, questi arciprete Curato della Chiesa ricetti zia numerata/del Comune di Alanno Diocesi di Penne Provincia di Teramo/dall’anno 1831 fino al 1848 e poi arciprete di Cerchio/In occasione della Mutazione di Governo del 1860/Compromesso per false delazioni, dovè fuggire da Cerchio/li 8 Aprile 1861. Si ricoverò in Roma ove contrasse malattia, e morì in Veroli il 28 Giugno 1862[…](2)
Grazie ad un voluminoso carteggio conservato nell’Archivio di Stato dell’Aquila apprendiamo nel “ Rapporto degli arresti Fatti in/Pescina ed in Cerchio “(3) le notizie della fuga del Nostro che, nel succo, nella sostanza, sono simili con qualche coloritura popolare, come giusto che sia, al racconto tramandataci oralmente dalla sunnominata Grazia la quale ha erroneamente riportato, sicuramente a lei così fu tramandato, gli autori dell’episodio non furono i garibaldini, bensì i bersaglieri :
“[…] Bersaglieri. Avezzano li 7 Aprile 1861/Oggetto/Rapporto degli arresti fatti in/Pescina, ed in Cerchio/Al Signor Maggiore Comand.[an]te/la colonna Mobile della Marsica/Ieri mattina, in seguito ad ordine /di V.[ostra] S.[ignoria] mi recai in Pescina, ove giunsi/alle ore 7 ¼ Ant.[imeridian]e Gli individui che/doveva colà arrestare lasciarono/il paese e presero la via dei Mo…/appena che si accorsero che la tratta/era diretta a Pescina. Verso le/11 pom.[eridiane] il Sindaco seppe positivamente/che una parte dei Fuggiaschi/stavano in Venere, piccolo villaggio/distante un ora da Pescina./Si combinò dinviare tre pattuglie,/per differenti vie affinchè an=/dassero ad arrestarli. Siccome/questa gente ha molta influenza/sul basso popolo, quindi molte/spie così quando le pattuglie/giunsero in Venere loro erano/partiti da pochissimi minuti. Furono/inseguiti battendo la medesima/loro strada, ma inutilmente./Le pattuglie nel far ritorno passarono/per S. Stefano, ove speravano di/trovare qualcuno. S’incontrarono/in uno, che appena visto dalle pattuglie tentò di Fuggire. Fu preso,/e mentre che due Bersaglieri/l’accompagnavano, offrì loro/un piastra, affinchè Fosse lasciato/in libertà. Siccome dal paese non/ho potuto avere positive informa zio=/ni sul suo conto, sebbene su voce/generale che appartiene ai così/detti Caffoni, ho pensato di condurlo/qui, tanto più che il suo procedere/da a credere che tema d’essere/scoperto. Costui si domanda a/Pasquale- Croce./Ieri sera verso le ore 10 an.[timeridiane] ho/Fatto arrestare il Sacerdote Don/Clementino Mostacci, il quale/Fu trovato in una osteria assai/preso del vino ed in comp=[agni]a di/persone non troppo oneste./Questa mane alle 2 ½ pom.[eridiane] partj/per Cerchio per arrestare il Parroco/di d[ett]o Paese. Ho Fatto circondare/la casa d’alcuni bersaglieri,/perché mi è stato detto che ha/un’uscita segreta, affinchè non/mi Fuggisse. Ciò fatto feci/battere più volte alla porta, e /siccome nessuno dava segno di/vita; ordinai ad un bersagliere/d’entrare nella casa da una Finestra/che apri forzatamente con colpi/di Carabina./In questo Fra tempo aprirono la/porta, domandai del Parroco, mi/risposero: che stava assente dal Paese/dalla sera prima. Domandai dove/era andato dissero: di non sapere./Insistei moltissimo verso queste/persone /tanto più perché parenti/del Parroco) prima colle buone/e finalmente colle più aspre/minaccie. Ma non riuscj a sapere/dove era il Parroco. Si sentirono/due fischi; i quali destarono/l’attenzione dei Bersaglieri che/stavano rivolti alla casa. Videro/il Prete Fuggire in comp=[agni]a dei/due cugini Pasquale Docero,/e Cisedio Docero, ed un terzo./Lo Feci inseguire dai Bersaglieri/ai quali ordinai di Fare fuoco/ad esso se non s’arrendeva/all’intimazione d’arresto/Non volendo assolutamente/Fermarsi, gli spararono alcuni/colpi contro, ma ciò non valse/per deciderlo ad arrendersi perché/gettato il mantello continuò/a fuggire in Comp=[agni]a d’uno dei tre/che aveva assieme, il quale pure/gettò via il Mantello. Non avvenne/però così dei d[i] già nominati cugini,/i quali appena sentirono/Far fuoco, si fermarono, e furo/no arrestati e pure qui condotti./Ciò e quanto ho l’onore di/potergli dire sugli arresti/dei 4 individui che ho qui/condotti./P=[rim]o Tenente/firma illeggibile “
 
Di questo personaggio abbiamo altre scarnissime notizie utili per meglio tratteggiare la sua nobile e forte figura. Due documenti conservati presso l’Archivio della Diocesi dei Marsi in Avezzano ( ve ne sono altri che descrivono il suo forte impegno per le cose ecclesiastiche) ci rendono edotti che il Nostro sin da piccolo fu costretto, al momento non sappiamo i motivi, a girovagare. Lo ritroviamo infatti nel 1817 a frequentare la scuola primaria del Comune di Aielli dove ebbe come compagni di scuola Gaetano Maccallini(1806-1881), futuro medico e consigliere provinciale ed il futuro canonico teologo non che storico Don Andrea Di Pietro (1806-1874). In questa classe composta da 14 scolari di età variabile dai 4 ai 13 anni l’insegnante, l’ “Isitutore e Parroco” Felice De Meis descriveva i primi cinque: Domenico Gualdieri, Gaetano Maccallini, Eusebio Jacobucci, Pietro Ant.[oni]o Carusoni e Andrea di Pietro: “ Questi sono di buon talento/e Ripromettono Riuscita se/frequentano la Scuola “ invece i rimanenti 9 così implacabilmente li descrive: “ Questi sono di Testa dura, e/niente Ripromettono “. Dei primi cinque uno veniva descritto di profitto mediocre e di poca considerazione gli altri 4 invece: Domenico Gualdieri di anni 12, Gaetano Maccallini di anni 11, Pietro Ant.[oni]o Carusone di anni 12 e Andrea di Pietro di anni 11 ognuno era di “ Profitto Molto” e “Da esser distinti” “ Merita da esser Considerato”.Il Nostro Don Pietr’Antonio in realtà viene descritto “ Profitto molto- Da esser distinto Si potrà considerare”(4).Dal 1831 fino al 1848, come abbiamo visto su, vive in Alanno dove svolgeva la sua missione pastorale in qualità di arciprete. Non sappiamo perché e quando spostò la sua residenza in Aielli, così, come pure, quando e perché emigrò in Alanno. Sappiamo con sicurezza che tornò a Cerchio nel 1848 e qui svolse l’attività di arciprete.(5) Due anni dopo, il 10 Maggio 1850 il Nostro insieme al vescovo dei Marsi Monsignor Michelangelo Sorrentino ed agli altri parroci della Diocesi dei Marsi, allora in Pescina, firmò la petizione inviata al re delle Due Sicilie per l’abrogazione della Costituzione(6).



Note

1) Archivio di Stato dell’Aquila, Corte d’Appello, Sezione d’Accusa, b. 19
2) Stato delle Anime del 1802, fuoco 78. Archivio Parrocchiale di Cerchio, ora in Archivio della Diocesi dei Marsi Avezzano. Tale annotazione è stata scritta, ovviamente da altra mano, molto probabilmente dall’arciprete Don Beniamino Pietroiusti (1818-1908) anche lui indagato ,come altri di Cerchio, e parente del Nostro in quanto i loro rispettivi nipoti si uniranno in matrimonio. Lo scrittore-poeta Luigi Santroni, pronipote del Nostro, pubblicò, nel 1984, per i tipi della Casa Editrice Ponte Nuovo Editrice Bologna, un romanzo storico interamente dedicato a Don Pietrantonio Carusoni dal suggestivo titolo “ Fuoco 78”.
3)  Archivio di Stato dell’Aquila, Corte d’Appello, Sezione d’Accusa, b. 19.
4)“ Stato Semestrile della Scuola del Comune di Ajelli da Gennaro a tutto Giugno del 1817./Parrocchia della S[antis]S[i]ma Trinità- Isitutore Felice de Meis Prevosto Curato- Locale, Casa detta del Cemeterio della Chiesa Attinente a Parochi Forastieri- Ajelli 29 Giug.[n]o 1817/Felice de Mesia Isitutore, e Parr.[oc]o!- Archivio Diocesi dei Marsi Avezzano, D-6, fasc. n.n.
5) Stato della Anime del 1802, Fuoco 78- Archivio Diocesi dei Marsi Avezzano. Vedi Amiconi F.: Pietr’Antonio Carusoni”, Marsica Domani, n. 7/93-30.9.1993.
6) Jetti G.:” Fucino massoni e preti”, Nuova Stampa, Avellino, 1983, p.21. Con Pietrantonio Carusoni firmarono anche gli altri sacerdoti facenti parte del capitolo e clero della regia chiesa parrocchiale di Cerchio : canonici Erasmo d’Amore(decano), Gio:[van]pietro Continenza, Brizio Ciaglia, Domenico Iacobacci, Nicola Ciotti, Nicola Tuccieri, Isidoro Cianciusi (economo curato), Nicolantonio d’Amore, Emidio Cipriani.

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