Paralipomeni dell’articolo “Con questi chiari di luna”

Ritratto di Redazione contenuti
Versione stampabileInvia per e-mailTrasforma in PDF

di Pietro Maccallini

Scorrendo il Vocabolario mantovano-italiano di Francesco Cherubini, Milano 1827, mi sono imbattuto nelle seguenti espressioni contenenti la voce lov ‘lupo’:
1. Scur come in bocca al lov.  ‘Buio come in bocca’
2. Mal d’  la lova.  ‘Mal della lupa o del lupino. Fame canina’
3. Lov. ‘graffi. Uncini per ripescare le secchie’

 Ora, riflettendo un po’ sulla prima locuzione,  che letteralmente e integralmente vale ‘buio, scuro come in bocca al lupo’, ci si accorge che essa, oltre ad essere pletorica in quanto coinvolge la bocca di un lupo, quando –come è messo in evidenza dalla versione italiana- è sufficiente la bocca di qualsiasi essere vivente, è, anche così, una specie di sgorbio per ciò che concerne il significato, proponendo essa di individuare un massimo di oscurità  dentro una bocca.  Se si analizzano altre espressioni che rendono lo stesso concetto di forte oscurità non si nota la stessa sfasatura tra forma e significato.

Dire, infatti, nero come la pece oppure nero come la morte  non ci costringe ad un soprassalto di riflessione perchè sappiamo che la pece è nera e che la morte, che si configura come la perdita della vista e della luce del giorno, ben rappresenta il buio come tale e in effetti la Morte veniva spesso effigiata con un mantello e cappuccio nero.  Di conseguenza viene da pensare che l’espressione in oggetto abbia subito, partendo da origini molto lontane, degli inevitabili rimaneggiamenti, ritocchi, adattamenti nell’attraversare strati linguistici diversi. 


Nell’articolo precedente, rispondendo ad osservazioni di Angus Walters fatte nel suo commento, portavo l’esempio del latino Lupus in fabula, espressione che indicava lo spegnersi della conversazione all’arrivo improvviso della persona di cui si stava parlando, e sostenevo che il termine lupus nel caso in questione nascondeva probabilmente proprio il significato di ‘morte’, in base a radici etrusche e sanscrite.  Sarebbe pertanto possibile che questa espressione Scur come in bocca al lov sia partita all’origine col significato di scuro (nero)come la morte:l’aggiunta del termine “bocca”  potrebbe essere dovuta all’incrocio del termine lov ‘morte’ prima con una radice omofona per ‘bocca, cavità’ e successivamente, o contemporaneamente, con un’altra per ‘lupo’. In questo frangente si sarebbe automaticamente originata l’espressione pletorica che parla della bocca del lupo.  Si ripete in un certo senso lo stesso cliché da me individuato per l’espressione In bocca al lupo! che è stata oggetto di riflessioni nell’articolo, presente nel mio blog (anno 2009),  che porta lo stesso titolo. 


Quanto al significato generico di ‘cavità’ della radice lov. lop, lup sono indicative le numerose (una decina) Valli o Fosse del Lupo (Lup-ara) ricorrenti nella Marsica (Aielli, Pescina, Collelongo, ecc.) e altrove ma, più interessanti al riguardo, data la facile scappatoia che solitamente il toponimo offre a chi, a torto o a ragione, non vuole condividere le mie idee, sono i termini greci come lop-ós (tazza, buccia, pelle), lop-ás ‘scodella, padella, bara, ostrica’, suggerenti tutti un’idea di ‘cavità’.  


Mal d’  la lova, la seconda espressione in oggetto,  richiama le voci italiano-dialettali allupare, allupato indicanti solitamente una ‘gran fame’, anche di...sesso, e credo che abbiano poco a che fare con l’animale lupo: è il solito incrocio che nasconde la presenza di una variante, a mio avviso, della radice di lat. lib-ere, lub-ere ‘piacere’, ted. Liebe ‘amore’, ingl. love ‘amore’. L’amore è espressione di un forte desiderio come del resto la fame (cfr. l’articolo Il vastisimo significato d’origine delle parole (novembre 2010).  E’ noto il significato di lat. lupa ‘lupa, prostituta’ e di lat. lupanar ‘lupanare, postribolo’ aventi la stessa radice, per così dire, ‘libidinosa’.


L’espressione Mal del lupino (si allude alla piantina del lupino?)deve essersi sviluppata da una precedente che suonava forse Mal lupino, volendosi intendere semplicemente una ‘fame da lupo’.


Anche la fame canina non può alludere, a mio avviso, all’animale ma deve essere sostenuta ugualmente da un termine di sostrato per ‘fame’, simile allo spagnolo gana ‘voglia, desiderio’, ad esempio.  Finalmente l’espressione italiana povero in canna ‘povero senza mezzi di sostentamento, povero al massimo’, che ha dato vita a proposte di soluzione diverse e spesso fantasiose, potrebbe trovare pace nel significato del tutto calzante e naturale di ‘povero alla fame, povero ridotto alla fame’. E’ inutile precisare che  l’espressione poteva avere originariamente una forma come povero in cana che sarebbe evoluta, per ovvi motivi, in povero in canna.   


Quanto al significato di ‘graffi, uncini’ per la forma lov,  faccio notare soltanto che il lat. lupu(m) significava anch’esso ‘lupo,uncino, luppolo (pianta)’ dicendoci così che vasto era il ventaglio dei suoi significati, tra i quali spuntava, a mio avviso, anche quello di ‘protuberanza, escrescenza, punta’ da raffrontare con l’it. lobo, di ascendenza greca.

Ultimi commenti

Chiedo innanzitutto scusa in partenza a tutti gli studiosi della materia . Vorrei porre...
mostra
Olivier se l'italiano nel vostro paese nn rispetta le vostre leggi vengono trattati...
mostra
Olivier se l'italiano nel vostro paese nn rispetta le vostre leggi vengono trattati...
mostra
Cara Cristina...è proprio vero che esistono uomini di una razza inferiore.
mostra
rispondo a adalgisa.ti do ragione perche a quell ora gravitavano un sacco di uomini che...
mostra
E' UNA FESTA CHE HA PERSO LA SUA CARATTERISTICA PRINCIPALE. UN CAOS TREMENDO,...
mostra

Dalle nostre vetrine

Approfitta di queste offerte