Crisi dei partiti politici come crisi dell’homo tecnologicus-oeconomicus
di Dante Di Nicola
L’argomento che intendiamo trattare, nella formula che abbiamo proposta, non può non lasciare scaturire un giudizio negativo sui partiti politici, solo se ci riferiamo al termine “crisi”; questo termine, infatti, si può prendere, etimologicamente, o nel significato di “separazione”. “discordia” (secondo iproblematici, quando questi vorrebbero che il soggetto si aggiri nei tortuosi sentieri del pensiero logico) o nel senso di “scelta”, “sentenza” (in quanto decisione: dal greco krisis, eōs,- krinō: I att. 3: decidere, risolvere giudicare);
per cui vogliamo subito precisare che, per un verso, noi prenderemo in considerazione il primo significato (per indicare le odierne sofisticherie dei “politicanti”) e, per altro verso, il secondo significato, per indicare la tensione dell’essere umano fra lo stato della dissociazione o della sconnessione e quello certezza o, per meglio dire, per cogliere il momento del suo atto quando vuol liberarsi dai dubbi, dalle esitazioni, dalle titubanze e avverte le pulsioni della decisione, della scelta nell’alone delle infinite e non definite possibilità del suo decidersi; allora, nell’ambito di queste considerazioni, si presenta il problema dell’uomo che subisce i condizionamenti e i meccanismi dello “scientismo” e della “tecnicismo” di quella che è stata definita terza rivoluzione industriale, i quali minano la sua personalità con tutti i processi di “massificazione” che essi generano e che ancora sono sotto gli occhi nostri.
Oggi tutti i fruitori dei mezzi di comunicazione di massa sono concordi sul fatto che i partiti politici sono in “crisi” a causa del comportamento dei “politicanti” e, in questo modo, dicono bene. Per ricercare le cause di tale “crisi” noi, intanto, in queste riflessioni, non possiamo prescindere dal sistema delle norme della nostra Costituzione che, tra gli altri, privilegia il diritto alla “libertà”(artt. 3, 13/15, 17 21, 23, 39 e 49) e che nell’art. 49 così in modo specifico recita:”Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente (la sottolineatura è nostra) in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. Qui il nostro legislatore costituente si è inserito nella nostra tradizione risorgimentale e, in essa, spicca il nome di Vittorio Emanuele Orlando, che qui vogliamo ricordare non solo perché partecipò, con la sua opera e con il suo pensiero, alla formazione dell’Italia unita, ma contribuì, soprattutto, come padre costituente, alla elaborazione della Carta costituzionale; in questa veste non possiamo non vederlo impegnato nelle tematiche sui partiti politici, infatti in questo campo egli ebbe modo di esprimere il proprio pensiero, anche se non riuscì a portare a termine il suo lavoro “Sui partiti politici-Saggio di una sistemazione scientifica e metodica in Scritti di sociologia e politica in onore di Luigi Sturzo”. Ecco quello che egli che scrive in questa opera:”è facile e spontaneo il fatto che tra questo gruppo primitivo trovi luogo un eventuale contrasto circa una decisione da prendere o da evitare nell’interesse collettivo del gruppo e si stabilisce un <idem sentire de republica>. Or si può da questa frase cominciare (e in parecchi casi, così comincia) ogni tentativo di trattazione che vada da una teoria dei partiti politici”; come vediamo egli fa risalire allo stadio iniziale dell’uomo in società il manifestarsi della funzione dei partiti politici e, da accorto giurista, precisa che “tutta l’immensa storia delle origini e della ragione d’essere delle società umane, trasferendosi pertanto l’elemento della pertinenza scientifica non solo dal diritto pubblico positivo al generale, ma risalendo ancora più in alto, alla filosofia del diritto, per arrivare sino a zone di pura metafisica” [1]; quest’ultimo riferimento ci sarà utile per dimostrare- con accenno al pensiero di un altro protagonista del nostro Risorgimento (Antonio Rosmini)- il collegamento della scienza Politica con la Morale e con il Diritto; Rosmini, infatti, considerando l’uomo come “persona”, arriva alla famosa definizione dell’essere umano come “diritto sussistente”: questo concetto ci guiderà nell’analisi della “crisi” politica dei partiti, nel suo significato positivo.
(1) V.E. Orlando, op. cit. nel testo, Zanichelli editore –Bologna- 1953, vol. II, pp. 601 e seguenti.


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