Mario Di Domenico

Mario Di Domenico è nato a Capistrello (AQ) il 9/11/1959. Vive ed esercita la professione forense a Roma.
 
Nel 1989 ha pubblicato il suo primo saggio storico "Gli statuti antichi di Avezzano, aspetti giuritico - economici" con il comitato nazionale per le scienze storiche presso il C.N.R. - Consiglio Nazionale delle ricerche. Il Volume, rivisto ed ampliato nei contenuti, nel 1997 è stato restituito alle stampe.
 
Nel 1993, con Avallo scientifico dello stesso Comitato presso il C.N.R., ha pubblicato il volume "Cese sui Piani Palentini", con meritevole elogio e plauso della Regione Abruzzo.
 
Nel 1996 ha pubblicato una breve monografia su "Andrea De Litio (sec.XIV)" per il museo di Arte Sacra Diocesana, Piccolomini di Celano.
 
Nel 1998 ha pubblicato per i caratteri della De Cristofaro Editore " Antichi percorsi d'acqua.." AA.VV.
 
Nel 1999 ha pubblicato "Politica e Diritto".
 
Pubblica note di giurisprudenza su riviste di settore ( Giurisprudenza di merito, Diritto Fallimentare, temi romana), e storico - culturali sui periodici "Marsica Domani", "Argomenti" e "Image".


Ha pubblicato  L''Eremo di Santa Maria dei Monte.
 
E' presidente dell'associazione "I marsi nel Lazio".


 


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L''Eremo di Santa Maria dei Monte 


Introduzione
Prof. Vittoriano Esposito

Appassionato cultore di studi storici e di studi giuridici, come si potrà constatare dalla lettura della scheda personale in quarta di copertina, Mario Di Domenico questa volta si avventura nel campo insidioso delle cose sacre, riuscendo a fondere insieme leggende popolari e ricerche rigorosamente archivistiche, sul filo di una sotterranea dimensione di genere antropologico, alla luce della fede.
Questo lavoro vuoi essere soprattutto, stando alla confessione dello stesso autore, appagante risposta ad una urgenza personale e cioè: la realizzazione di un progetto giovanile inteso a ricostruire la storia dell'Eremo di Santa Maria dei Monte, nei pressi di Capistrello, come dice espressamente il sottotitolo, "ab anno Domini millesimo centesimo reconducta et amanuensis condita". Vuoi essere, inoltre, una ben meditata riconsiderazione del problema della fede cristiana nel segno di tradizioni che rischiano di estinguersi sotto l'avanzata minacciosa delle moderne mitologie ammantate di progresso scientifico. Infine, vuoi perseguire un'altra finalità, implicita e conseguente: sollecitare e sospingere le generazioni più giovani a misurare le cose della vita in rapporto ai valori umani, i soli che persistono nell' oscuro fluire della storia, al di là delle connotazioni ideologiche, razziali, culturali.
 Si può comprendere, pertanto, la ragione polemica che induce Mario Di Domenico, nel primo capitolo, a definire netti confini tra archeologia e storiografia, anche se non gli sfuggono le esigenze del nesso interdisciplinare, soprattutto in riferimento alle età più remote. Si può comprendere anche perché, a suo parere, le radici più autentiche della propria storia vadano ritrovate nel culto della fede dei nostri padri.
Ed è appunto per recuperare quelle radici che Mario Di Domenico. seguendo da lontano il modello incomparabile della Commedia dantesca, compie un viaggio immaginario ali 'Eremo di Santa Maria del Monte nelle vesti di un tal Guido. ovviamente suo alter ego, che si affida ad un amanuense della curia ecclesiastica, un certo Benedetto di Capistrello. il quale. nel febbraio del 1140, raccolse un "atto di giuramento che Enrico, figlio di Adenolfo il Guiscardo, sottoscrisse per il monastero di Santa Maria di Farfa".
A questo punto, realtà e fantasia si fondono insieme, per dar luogo ad una sorta di romanzo o racconto storico, che si dispiega per tutto il lungo secondo capitolo e che, a mio avviso, meritava di essere pubblicato in via autonoma. Sulla scorta del teologo Pietro Abelardo (1079-1142), che in vita disquisì a lungo su temi dottrinali con San Bernardo di Chiaravalle. l'autore immagina che Guido, lasciata la vita caotica di una grande metropoli, tomi al suo paese d'origine e intraprenda. alle luci dell'alba, in compagnia di Tayka (un affezionato cane di famiglia), un pellegrinaggio spirituale all'Eremo di Santa Maria del Monte.
Lungo l impervio cammino, Guido s'imbatte dapprima in un frate anonimo e poi in altri personaggi di rilievo, che hanno lasciato il segno nella storia dell' Eremo: Pandolfo, Benedetto di Capistrello. Berardo dei Conti Berardi dei Marsi. Successivamente fa molti altri incontri, tra cui un gruppo di cavalieri che procedono "col capo chino sul! 'armatura" e con "le briglie sciolte" sui destrieri stremati dalle fatiche sostenute alla volta di Gerusalemme, sotto il comando dei fratelli Simone e Crescenzio, di Capistrello, crociati della Contea dei Marsi.


Proseguendo il cammino, Guido incontra il vescovo Eliano, che ricorda di aver avuto "la registrazione" della chiesa di Santa Maria del Monte e del suo Eremo nel giugno del 1188, "anno primo del pontificato di Clemente IJI". Un po' più avanti, intravede altri ecclesiastici e laici, a gruppetti di tre, a breve distanza l'uno dall'altro, vissuti nel Trecento, muniti di una bisaccia "gonfia d'ogni ben di Dio" e una pergamena che ne attesta il ruolo di "esattori delle tasse" (per conto della Chiesa e dei Comuni).


Seguono altre figure legate alla storia di Capistrello: il barone Federico di Freno, vissuto nel sec.Xl V, che ricorda quanti "hanno contribuito alla formazione e allo sviluppo di queste terre ", pur seminando timori e terrori tra la popolazione. Passa poi un'orda di fedeli "umilmente osannanti e devotamente spinti verso l'eremo" in segno di gratitudine per la vittoriosa crociata sui Turchi dopo la battaglia di Lepanto, "che tanti e/letti e benefici procurò anche alla Marsica " (la battaglia fu condotta nel 1571 da Marcantonio Colonna).


Sopraffatto dalla stanchezza, ad un tratto, Guido si addormenta. Al risveglio, egli riprende il cammino verso l'Eremo ormai vicino e fa un ultimo incontro con un frate e un somarcllo carico di provviste: è fra' Filippo, umile questuante dedito esclusivamente al culto di Santa Maria dci Monte. Perché non si perda la memoria del Santuario, il fraticello ricorda che, tra il Sette e l'Ottocento, vi sono stati scrittori c artisti che hanno esaltato le bellezze naturali di quei luoghi: tra gli altri, Giuseppe Maria Galanti, Abraham Louis Rodolph Du Cross, Edward Lear.
Avviandosi alla conclusione del "racconto", l'autore ricorda che dall'antica Roma (con Ovidio e Plinio il Vecchio) al Medioevo (con Leone Marsicano), al!'Umanesimo e Rinascimento (con Paolo e Pietro Marso), all'età contemporanea (con Gabriele d'Annunzio, Benedetto Croce e Ignazio Silone), numerosissime e autorevoli sono le pagine che hanno immortalato, per ragioni diverse, la nostra terra e la nostra gente, contrassegnate nei secoli dai sani valori della civiltà agro-pastorale. Valori, purtroppo, oggi destinati alla estinzione.
Di qui l'opportunità, secondo i suggerimenti di Mario Di Domenico, anzi la necessità inderogabile di rimeditare tutto il nostro passato, nel bene e nel male d'ogni tempo, con l'incalcolabile somma degli insegnamenti che ci derivano dalle vicende dolorose eppur consolanti dei nostri antenati, veri maestri nel coniugare sapientemente le certezze della storia con le verità della fede.
Al racconto misto di storia e fantasia, nel!' accezione manzoniana, che costituisce la parte creativa del lavoro, segue una densissima raccolta di documenti su "Capistrello negli archivi ". Si comincia con l'Archivio diocesano di A vezzano. riordinato recentemente con estrema cura da Angelo Melchiorre, per procedere con i registri dell' Archivio parrocchiale custoditi nel!a chiesa di Sant' Antonio in Capistrello. con atti notarili e carte comunali (a partire dal "tragico settembre" 1943).
Desta molta curiosità. nel capitolo IV, il "Registro censuale annotato dell 'ospitale e della chiesa di Sant'Antonio dal 1624 al 1917". Più interessanti ci sembrano le "Notazioni archivistiche medievali" (cap.V), che comprendono Bolle papali, Atti di donazione e Collectoriae vaticane.
Tutti i documenti, come assicura Mario Di Domenico, vengono riprodotti in modo integrale e senza ritocchi nella stesura, sia quelli in lingua volgare che quelli in latino curiale.
Il volume si chiude con un'appendice iconografica, riguardante reperti archeologici, scorci paesaggistici, particolari della "Palaziera" dei Lusi, ruderi di vecchi casali, vedute panoramiche di Capistrello, vedute del complesso eremitico, gruppi di pellegrini alla volta del piccolo Santuario.
La chiesetta di Santa Maria del Monte meritava questa riscoperta. All'avv. Mario Di Domenico vada il giusto plauso dei fedeli e delle istituzioni pubbliche.

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