Lo Stemma della Provincia dei "Marsi"
In una particolare giornata dedicata esclusivamente all'evento è stato, ufficializzato lo stemma di quella che ogni buon marsicano si auguri essere a breve la provincia dei Marsi. Lo stemma è riportato sulla bandiera ufficiale dei Marsi custodita ora nel Comune di Avezzano a seguito di una solenne "cerimonia", in cui tutti i sindaci a rappresentazione di ogni Comune della Marsica hanno affidato al sindaco di Avezzano Antonio Floris, il prezioso vessillo. Con l'augurio e la speranza che la Provincia dei Marsi possa essere un giorno una forte Realtà. Riportiamo di seguito la descrizione dettagliata del suo futuro stemma.
(Inquartato: al I° di rosso alla Croce d'argento rinvenuta fra le rovine della chiesa di Santa Sabina prima Cattedrale dei Marsi - al II° d'azzurro all'elmo dorato adorno di felice ulivo del prode Umbrone - al III° d'azzurro alla banda d'oro stemma dei conti dei marsi - al IV° di rosso alla colonna d'argento stemma dei duchi dei marsi - sul tutto scudetto d'oro alla chimera nera dei dischi corazza marsi | motto: nec sine marsis nec contra marsos)

MARRUVIUM CAPUT MARSORUM
Alla fine della guerra Marsica Marruvium, fino ad allora città federata dello Stato dei Marsi, diventa Municipio, insieme ad Antinum ed Anxa assurgendo a capitale del suo popolo, venendo descritta come "splendidissima civitas" da tutti i storici del tempo.
Dalla gente Marruvia un sacerdote venne fra gli altri; con l'elmo adorno di felice ulivo: Umbrone era il suo nome; Archippe il rege che lo mandava; il fortissimo Umbrone che col canto e con i gesti, degl'idri, delle vipere, e degli aspi soleva placare l'ira, raddolcire il tòsco e risanare i morsi. Ma non potè della dardania spada evitare il colpo, né con incanti o con le erbe de' Marsi monti, risanare il corpo; dalla selva di Angitia, dall'onda e dalle acque cristalline del Fucino, egli fu disïato e pianto.
Fra la schiera dei personaggi italici e latini, che a fianco di Turno (re dei Rutuli) si battono contro Enea ed i suoi Teucri, scampati dalla distruzione di Troia, si staglia la figura di Umbrone, sacerdote guerriero Marso, attraverso cui Virgilio delinea in pochi versi tragici ed intrisi di mistero, i tratti storici e leggendari a cui sarà per sempre legata l'identità di un popolo fiero ed indipendente.
CONTEA DEI MARSI
Nella sua discesa in Italia del 926, chiamato da Papa Giovanni X a detronizzare il re d'Italia Rodolfo II di Borgogna, Ugo di Provenza è accompagnato dal conte Attone burgundo e da "Berardo il Francisco", a cui concederà l'investitura comitale sulla intera regione dei Marsi. E sarà proprio "Berardo il Francisco", il capostipite della gloriosa famiglia dei Berardi, i quali, assumendo il titolo di "Conti dei Marsi", di questa terra avranno il controllo, con alterne vicende, sino al XV° secolo.
Con la contessa Jacovella, ultima discendente di questa nobile famiglia, avrà termine la dinastia dei conti dei Marsi; perseguitata e fatta prigioniera dal figlio Ruggerotto, a cui nega l'investitura della contea di Celano, dopo la sua liberazione per mano di Napoleone Orsini, si vede sottratta la contea da Pio II, che l'assegna, nell'anno (1463) a suo nipote Antonio Todeschini Piccolomini.
DUCATO DEI MARSI
Nel XV° secolo, la fine della dinastia dei Conti dei Marsi determina l'accendersi di aspre contese fra alcune delle più importanti famiglie nobiliari romane che, arrivate nella Marsica già nel secolo precedente, dopo aver spodestato alcune consorterie familiari locali, tentano ora di assumere il pieno controllo del territorio.
Lo scontro principale è fra gli Orsini, ed i Colonna, che ai primi del XV° secolo ottengono, con Lorenzo, l'investitura del "Comitatum Albae ***** titulo Comitatus ***** terris, et Castris videlicet Alba, S. Anatolia, Rissolo, Luco, Magliano, Castronovo prope Albam, Cappella, Aveczano, Transaquis, Capistrello, Pescocanali, Canistro, Meta, Civitella, Rendinara, Castronovo de Vallibus, Roccadevivo, et Civitantine" .
E' però solo nel 1504, che i Colonna, con il pieno controllo delle due contee di Albe e Tagliacozzo, le baronie di Carsoli e Civitella Roveto, consolidano definitivamente il proprio potere nella Marsica che mantengono fino al 2 Agosto 1806, quando, con il Bollettino delle leggi del regno delle due Sicilie n. 130, Giuseppe Bonaparte, decreta l'abolizione della feudalità, segnando altresì la fine del Ducatus Amplissimus di Taleacotium Caput Marsorum.
DIOCESI DEI MARSI
Seppur molte sono le notizie relative alla presenza di vescovi nel territorio dei Marsi già intorno al V°-VI° secolo, di certo è che l'istituzione della Diocesi dei Marsi si ha soltanto con l'avvento della dinastia dei Conti dei Marsi nel corso del X° secolo d.C. .
Da questo momento in poi si crea un forte ed indissolubile legame fra la diocesi dei Marsi ed il suo popolo, testimoniato anche dalla sua originaria denominazione, unica al mondo a derivare non da una città o da un territorio, ma bensì da un popolo. Ed anche quando la Conferenza Episcopale Italiana, muta, per ragioni burocratiche, l'antico nome in diocesi di Avezzano, tutti continuano a riferirsi ad essa come in passato, ed al suo pastore come al Vescovo dei Marsi. A testimonianza del profondo legame del popolo Marso alle proprie radici storiche e culturali, valga per tutte, la seguente supplica rivolta direttamente al Santo Padre dall'allora Sindaco di Avezzano Avv. Sergio Cataldi:
SANTO PADRE,
Sento il dovere di rivolgermi alla Santità Vostra, per esprimere il dolore della Marsica e mio personale, di fronte alla recente decisione della Santa Sede (Conferenza Episcopale Italiana) di mutare l'antica denominazione della "Diocesi dei Marsi" in quello di "Diocesi di Avezzano" forse più funzionale dal punto di vista burocratico, ma certamente meno rispettosa delle profonde radici storiche e culturali di un popolo. Come Sindaco di Avezzano, dovrei sentirmi onorato di questa nuova denominazione; ma, in realtà, non posso esimermi dal sottolineare il rammarico, dei miei concittadini e mio, per un provvedimento che viene a cancellare, d'un tratto, mille e più anni di storia e di tradizioni. Pur essendovi state, nei secoli passati, ben quattro successive sedi vescovili (Marrubio, Pescina, Tagliacozzo, Avezzano), la nostra Diocesi si è sempre chiamata "dei Marsi", sia in ricordo dell'originaria etnia di questa regione, sia soprattutto quale riconoscimento della fondamentale unità geografico-culturale di tutto il comprensorio ad essa appartenente. Solo il nome "Diocesi dei Marsi", pertanto può costituire una valida, viva e sentita testimonianza di fedeltà alla proprie radici storiche e ai valori spirituali ad esse collegati. Vostra Santità, che in ogni occasione (e, in particolare, nella visita effettuata qui nella Marsica il 24 Marzo 1985) ha voluto riaffermare l'importanza del richiamo alle "radici" culturali di ogni popolo, accolga l'appello che rivolgo a nome dell'intera comunità marsicano e consenta, motu proprio, che la nostra Diocesi torni a chiamarsi, come sempre, "Diocesi dei Marsi". Chino al bacio del Sacro Anello chiedo la Vostra Paterna Benedizione.
Avv. Sergio Cataldi - Addì 16 Ottobre 1986.
CHIMERA MARSA
Intorno al V° secolo a.c., il momento in cui cioè le varie tribù insediate sul territorio si uniscono a formare lo Stato dei Marsi, i rappresentanti di tali tribù, rette da re (Raki) e principi guerrieri (Nerf), indossano come elemento distintivo, dei dischi corazza in bronzo che riportano in effige tale Chimera; il suo significato è tuttora oscuro, alcuni ipotizzano che rappresenti la dea Angitia, altri un simbolo duale legato alla vita ed alla morte; quello che è certo e che tali dischi corazza sono talmente caratterizzanti il popolo Marso, che il ritrovamento di essi in qualunque luogo avvenga, in tombe o in altri contesti archeologici, porta ad affermare inequivocabilmente che lì oltre duemila anni fa era giunto un Marso.
MOTTO
Polibio, Silio Italico, Ennio e molti altri storici romani, non dimenticano mai, nel passare in rassegna le truppe dell'esercito romano prima di importanti battaglie, di nominare quelle formidabili "schiere Marse" , che con i propri indomiti ed impavidi guerrieri porteranno Roma a dominare il mondo.
Questa presenza stabile nell'esercito, ma soprattutto il valore che i guerrieri Marsi mostrano in battaglia, li rende praticamente indispensabili nelle strategie militari romane. Appiano (146 a.C.) ci riporta di un detto, molto noto a Roma, che dimostra chiaramente la considerazione di cui godevano i soldati Marsi, senza i quali, né contro i quali, Roma potè vincere una battaglia: "Nec sine Marsis nec contra Marsos triumphari posse".









