Don Evaristo Angelini: storia di un amore per Trasacco e della passione per la ricerca
di Tito Lucarelli
Don Evaristo Angelini è nato a Trasacco l’11 luglio 1931. Ordinato sacerdote nel 1956, negli anni Sessanta ha svolto la sua attività pastorale nel paese natio. Durante tale periodo ha avuto l’opportunità di stare a contatto con il ricchissimo e importantissimo fondo pergamenaceo e cartaceo dell’archivio della Basilica di San Cesidio e Rufino, sul quale ha iniziato un grande lavoro di ricerca, di catalogazione e di studio. Lavoro che è stato una preziosa fonte per le numerose opere storiche da lui pubblicate su Trasacco. Ecco cosa scrive don Evaristo di se stesso in una breve nota pubblicata a margine di alcune opere: «Uomo dalla poliedrica personalità, studioso e lavoratore; schivo nel parlare e trascinatore di folle; quasi misantropo e politico; poeta e discreto prosatore; scontroso e familiare; proteso nel futuro e archeologo di vasta fama. Sopra ogni cosa rivela uno sviscerato amore per la sua Trasacco alla quale va regalando i frutti di appassionate ricerche”.
Tra le sue opere si annoverano Scintille, raccolte di liriche, 1965, Diario critico-artistico sui restauri della basilica di S. Cesidio”, Trasacco e i suoi tesori, 1971, Eccezionale scoperta archeologica in Supino, relazione alla soprintendenza alle antichità, 1972, Trasacco prima di Roma, 1973, Trasacco e Candelecchia, 1974, Trasacco nell’impero romano, 1978, Aspetti storici di Trasacco, 1979, Don Giuseppe Cuciz, 1980, Trasacco e la chiesa del Soccorso, 1981, Storia della compagnia dello Spirito Santo di Luco dei Marsi, 1982, I fondi pergamenaceo e cartaceo dell’archivio della Collegiata di San Cesidio di Trasacco insieme ad Alessandro Clementi (docente di Storia medievale presso l’Università dell’Aquila), Maria Rita Berardi, Giorgio Morelli), 1984, Il Braccio di San Cesidio, 1985, Rufino e Cesidio, ricerca sugli atti di Trasacco, Assisi e Pistoia, 1987. Altre opere (o forse sarebbe meglio dire progetti di lavoro) da lui annunciate, quali ad esempio “Toponomastica del centro storico di Trasacco”, “La storia dei quadri della Chiesa”, La storia delle nostre montagne”, non credo siano state mai pubblicate o realizzate.

Ciò che ha caratterizzato il lavoro letterario di don Evaristo Angelini è il grande rigore scientifico adottato nel portare avanti i suoi studi di ricerca, ricchi di argomentazioni, sempre suffragati da documenti storici, sempre oggettivi al massimo: tutte qualità che uno storico dovrebbe avere per essere credibile nelle sue affermazioni. Tale suo rigore viene per esempio messo in luce da Alfonso Maria di Nola nella presentazione dell’opera “Rufino e Cesidio”, nella quale lo studioso antropologo, di fama mondiale, afferma «Si trattava di avanzare (nella ricerca), con prudenza filologica e con buon senso storico, nel labirinto di documenti spesso contrastanti … e Angelini è riuscito, senza ricorrere a ricostruzioni fantasiose del testo e sempre seguendo la linea di un notevole rigore critico, a fare luce sui frammenti linguistici spesso informi, riconducendoli ad una immediata leggibilità». Inoltre, poiché spesso le agiografie dei santi sono intrise di luoghi comuni e di aspetti mitici, secondo Di Nola i molti luoghi comuni che offuscano la concretezza cronistica di un’immagine di santificazione vanno demistificati e don Evaristro Angelini «ha reso, attraverso la demistificazione, il profilo reale di un personaggio storicamente vissuto». Lo stesso Angelini, sempre nell’opera di cui sopra, sostiene che «la devozione è bella e si rafforza quando si basa su certezze; diversamente cade nel grottesco e nel ridicolo e con l’andare del tempo svanisce e si confonde col mito». Il suo rigore scientifico lo dimostra ancor di più, per esempio, senza farsi influenzare dalle sue origini trasaccane, quando afferma, in conclusione alla suddetta opera, che “sono da rigettarsi del tutto (in quanto non autentici) gli Atti di Trasacco e di Assisi” (gli Atti di cui parla sono quelli relativi alla vita dei due santi Rufino e Cesidio, redatta in tre versioni, quella di Assisi, quella di Trasacco e quella di Pistoia); mentre «sono da accettarsi senza esitazione gli Atti di Pistoia … quale copia fedele di più antichi documenti che ci riportano al periodo immediatamente successivo al martirio». Altra testimonianza, che mette ancor di più in evidenza il suo rifiuto verso facili enfatizzazioni, la troviamo nell’introduzione alla sua opera “Il Braccio di San Cesidio”, nella quale Don Evaristo afferma: «nel riordinare anni fa il modesto archivio della parrocchia di Luco dei Marsi, mi è capitato di leggere molte carte contenenti autentiche delle Reliquie ivi conservate. L’impatto è stato oltremodo turbativo sia per la eccessiva facilità di alti Prelati nel firmare le autentiche, sia per il contenuto delle stesse Reliquie; si accenna infatti alla scodella della Madonna…. ai frammenti dell’Arca di Noè, alla pietra che uccise S. Stefano, alla terra dove apparve la stella ai Magi, ai capelli della Madonna». L’amore che egli nutriva per Trasacco e per la sua storia era tale che aveva persino pensato di pubblicare i documenti dell’Archivio della Basilica di San Cesidio in fascicoli, perché riteneva che fosse “un’ingiuria” farli rimanere nell’oblio. In questo modo ogni famiglia trasaccana avrebbe potuto avere in casa il suddetto archivio, affinché potesse conoscere alla fonte il suo glorioso passato e parlarne con cognizione di causa. “Tutti parlano, pochi sanno” afferma nella presentazione di una sua opera.
Dettava persino il prezzo che ciascun fascicolo avrebbe dovuto avere, circa 2.000 lire, e il numero dei fascicoli da pubblicare annualmente avrebbero potuto essere uno, due o tre. Invitava inoltre a sottoscrive un’apposita scheda di prenotazione da rimettere a lui stesso. Tale proposito non fu mai portato a termine, ma lo realizzò comunque propiziando e collaborando all’importante opera “I fondi pergamenaceo e cartaceo dell’archivio della Collegiata di San Cesidio di Trasacco” insieme al Prof. Alessandro Clementi dell’’Università dell’Aquila ed altri collaboratori. Non mancano infine scorci nei quali don Evaristo esprime momenti di piacevoli rimembranze della sua fanciullezza quando, all’interno di una sua opera sul santuario della Madonna di Candelecchia (Trasacco e Candelecchia), opera scritta per sciogliere un voto alla Madonna, si lascia andare ai teneri ricordi che lo legavano al “sacro luogo”, quando ancora “fanciulletto” si preparava per la scampagnata che ogni anno si tiene nella domenica successiva a quella di Pasqua, accompagnata dalla “consumazione della Pizza più bella di Pasqua, dalla frittata confezionata con la profumata nipitella… dal ritrovarsi uniti alla fonte per bere l’acqua della Madonna”. E poi ancora quando, sempre fanciullo, partecipava al ritiro di Sant’Angelo, che si tiene ogni anno in maggio presso il suddetto santuario, con in braccio “una sola pagnotta di pane rubata alla madia” di casa sua. Don Evaristo era un grande interprete delle epigrafi romane e profondo conoscitore dell’alfabeto degli antichi Marsi, che presenta alcune differenze da quello latino. Ha tradotto dal latino diversi documenti storici dell’archivio della Collegiata di Trasacco, tra cui i donativi fatti dai conti di Celano alla suddetta Collegiata, a partire dal primo risalente al 1098. Di tali traduzioni ancora oggi si avvalgono gli studiosi che vogliono saperne di più della storia di Trasacco e della Marsica. Negli ultimi anni della sua vita chi scrive ha potuto parlargli diverse volte e lo ha trovato molto sconfortato e deluso per la scarsa attenzione che il trasaccano ha avuto verso tutto il suo lavoro. Non si sentiva gratificato nel giusto modo, confessando anche che per tale motivo molti progetti di lavoro che avrebbe voluto portare avanti sono rimasti fermi. Don Evaristo è morto il 16 marzo del 2003.


















Commenti
BEN PRIMA DI ANGELINI LE
BEN PRIMA DI ANGELINI LE RICERCHE SU TRASACCO LE HA COMPIUTE ALVARO SALVI.
Del quale mai fate nome, e che pur in memoria, per ricchezza di dati --- resta tra i più attendibili
documentaristi d'Abruzzo Marsica.
Pace e bene a DON EVARISTO ANGELINI - Tuttavia.
PhD Dr Antropologa Culturale Manuela Sirikith CIACCIA
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