Caraibi

Chi ha paura di Celestino V?

di Antonio Grano
 
Gent.mo Prof. Cardini,
leggo con crescente stupore le dichiarazioni da Lei rilasciate al Dott. Galeazzi su “La Stampa” del 5 luglio, sulle celebrazioni sulmontine dedicate alla figura di Pietro da Morrone che fu Papa Celestino V. Provo brevemente a commentare le parti rilevanti della Sua intervista:



-“Se fossi papa ci penserei due volte a riabilitare Celestino V”.
-A Sulmona Benedetto XVI non ha riabilitato Celestino V, né ha minimamente pronunciato frasi che, direttamente o indirettamente, potessero essere intese in tal senso. Lo ha, com’è suo preciso diritto, celebrato e non riabilitato.
Il motivo è semplice: Celestino V non ha alcun bisogno di essere riabilitato. Si riabilitano i malfattori più o meno pentiti, non le persone oneste.
-A meno che essere sobri, umili, miti, distaccati dalle cose terrene, non aggressivi, non avidi di ricchezze e di potere, amanti delle cose semplici e pulite che la natura ci offre, non sia un delitto.
-A meno che praticare un cristianesimo coerente, tenace, inflessibile, determinato fino alle estreme conseguenze non sia un reato.
-Le fonti, quelle che giacciono, purtroppo neglette, negli scantinati delle polverose biblioteche italiane, ci narrano un Pietro da Morrone agli antipodi rispetto a quello che lei descrive: non un vile, ma solo e semplicemente un cocciuto montanaro molisano, con un chiodo fisso nella mente: servire Dio. Null’altro.
E’ un reato?
-Si offrì a Dio fin da fanciullo, e fino alla morte fu solo ed esclusivamente uomo di Dio. E di nessun altro.
-E’ un reato per un credente amare Dio e disprezzare il potere, fosse anche quello ecclesiastico?
-Cristo ha mai aspirato al Potere?
-E’ un reato non saper fare il Papa, dichiararlo formalmente, prima, durante e dopo!, come ben si evince dalle ridondanti e inoppugnabili documentazioni che Lei, se vuole, può facilmente reperire?
-E’ un reato, in nome di Dio, di quel Dio che fu il faro unico e saldamente ancorato nella sua mente e nel suo cuore, accollarsi il peso della croce che gli fu imposto dal Conclave di Perugia?
-Cristo commise un reato quando accettò il martirio della croce per salvare l’umanità? Non si oppose! Era un vile?
-Pietro da Morrone commise un reato quando, per salvare la Chiesa del XIII Secolo, che rischiava una crisi irreversibile (se li ricorda i ventisette lunghissimi ed estenuanti mesi di vacanza papale che precedettero l’elezione di Pietro da Morrone?) si accollò il peso di quella croce?
-E’ un reato, per un cristiano, obbedire al mandato dello Spirito Santo, poiché di questo, come certo Lei ben sa, si tratta?
-Celestino V declinò l’incarico dopo solo cinque mesi e quattro giorni interamente passati a supplicare i suoi Cardinali di restituirlo ai meravigliosi silenzi e alla sublime solitudine della sua Maiella. Dov’è la codardia? Dov’è la pochezza d’animo? Dov’è l’ignavo?
-Mi chiedo: ma perchè tanto livore e tanto disprezzo, contro un uomo colpevole di non aver mai fatto male ad anima viva?
-“Storicamente ha più ragioni Dante per condannarlo di quante non ne abbia Benedetto XVI per elogiarlo”.
-Io credo che elogiare un uomo che senza ostentare altro se non la sua sobrietà, se n’è stato in santa pace, senza dare fastidio ai suoi simili, per tutta intera la sua lunghissima vita contemplando la natura, pregando, vivendo sostanzialmente di nulla, è cosa altamente lodevole (vogliamo provare a riflettere sulle devastanti conseguenze del consumismo sfrenato e maniacale che ci sta portando verso il baratro?).
-Potrebbe essere utile segnalare ai milioni di genitori con i figli obesi perchè imbottiti di immondizia alimentare, che 700 anni fa c’era un vegetariano puro che si alimentava di nulla e che raggiunse (700 anni fa!) quota 87?
-Personalmete credo che se un rimprovero volessimo muovere al Papa, è quello di aver fin troppo timidamente, con malcelato impaccio, elogiato Celestino V. Ma la storia viene da lontano.
-Lei afferma che Dante lo ha condannato, ma Dante, non lo ha mai condannato (non-lo-ha-mai-condannato). Si tratta di uno fra i più ignobili delitti consumati ai danni di Celestino V, della Verità (e di Dante!).
Le chiedo: può esibire un solo documento storicamente attendibile, che avalli questa ormai tediosa e uggiosa malevolenza?
Io gliene ricordo uno che la dice lunghissima su questa falsità: la dichiarazione di Pietro Alighieri il quale, dopo la morte del padre, nel chiosare la “Commedia”, giunto al famigerato 69 verso del Terzo Canto annotò che probabilmente Dante alludeva a Celestino V: "Nominat fratrem Petrum de Murrono ut credo quia dictus est Papa Celestinus Quintus...”
E’ chiaro? Disse: suppongo, ipotizzo, credo, immagino che papà alludesse a Celestino V. E da quel momento si aprirono le cateratte del cielo e giù masse fameliche di sciacalli, orde di cronisti da bar dello sport a puntare il dito (con il tacito consenso della Chiesa) su Celestino V.
-Eppure sarebbe più che sufficiente una pur fuggevole lettura dell’intero Terzo Canto del’Inferno, per rendersi conto che non una sola parola destinata da Dante agli ignavi aderisce alla personalità, al ruolo, alla figura e alla vicenda umana, terrena e spirituale di Pietro da Morrone. Una per tutte: Dante vi scaraventa “color che fur spiacenti a Dio ed ai nemici sui...”.
Ognuno può pensarla come vuole, ma tutto si può dire di un uomo che visse solo ed esclusivamente cibandosi di Dio, amando Dio, celebrando Dio, tranne che possa essere disistimato da Dio.
-Lei sa fin troppo bene che Dante non ha mai nominato Celestino V. Mai! Quali sono, dunque, le Sue personali informazioni che l’autorizzano ad avallare questa conclamata menzogna? Le esibisca, le metta a disposizione della comunità, degli studiosi, dei cittadini e perchè no, della Chiesa.
-Ma poi, en passant mi chiedo: ma se Celestino V è così inutile, vacuo e insignificante (lo “scialbo fraticello abruzzese” di cui parlava Montanelli) perchè tutti ne vogliono parlare?
-Se tutti, senza leggerlo, o leggendolo in perfetta mala fede, fanno abusivamente dire a Dante che Celestino deve stare fra quelli che...”non ti curar di lor ma guarda e passa”, perchè nessuno passa e tutti se ne curano?
-Lei non è mai stato sfiorato dal dubbio che Celestino V, lungi dall’essere il vigliacchetto, codardo e pusilanime di cui parlano le persone ignoranti (e in malafede), fosse invece un autentico “terrone molisano”, cocciuto, cocciutissimo, irremovibile, ostinato e fortemente determinato nelle sue scelte, nei suoi orientamenti, nella sua collocazione dentro e fuori il consorzio umano? Tutta intera la sua vita ne è la prova provata (fin dalla rocambolesca fuga da Faifoli, quando era ancora un ragazzino).


-Lei, onestamente, può veramente escludere che si sia trattato di un autentico, eroico esemplare di cristiano?
-A Napoli, quando prese la irrevocabile (altro che pusillanime!) decisione di dimettersi, le fameliche burocrazie politiche e religiose si misero in moto per impedirglielo. Furono organizzate processioni “spontanee”... e bipartisan (Stato e Chiesa uniti nella lotta...a Celestino). Gruppi di facinorosi bipartisan!, furono istigati ad aggredirlo nella sua umile cella in Castel Nuovo. Gliela misero a soqquadro, gliela devastarono, gliela incendiarono. E lui diede loro la benedizione con una di quelle crocette di legno che si costruiva da solo sulla Maiella.
-E forse, rivolgensosi al suo grande Amico, gli disse: “Padre, perdona loro perchè non sanno quel che fanno”.
-Lei, noi, le istituzioni politiche e religiose, credenti e non credenti, tutti dobbiamo chiedere perdono al martire Celestino V.
-Siamo tutti responsabili del fango che continua a sporcare la sua bell’anima.
-Mi creda, gentile Prof. Cardini, il cosiddetto mondo accademico brulica di falsari e di opportunisti che per motivi non sempre nobili, non somministrano il Sapere ai nostri figli, ma gli trasferiscono solo le loro estemporanee, capziose, strumentali e non di rado farneticanti emozioni.
Una signora, tale Chiara Frugoni, strapagata dai contribuenti, insegnante presso la Sapienza di Roma, spiega ai nostri giovani che Celestino V era ossessionato dal culto della personalità, un uomo ambizioso, avido di potere e di ricchezze, e via farneticando.


Le sembra umanamente accettabile? La Chiesa tace, e sappiamo tutti che chi tace acconsente.


Perchè?
Possiamo continuare ad accettare che sull’altare trionfale di Bonifacio continui ad essere sacrificato l’agnello Celestino?
Uno studioso tedesco, certo Peter Herde che, guarda caso, in Vaticano va per la maggiore, dice che Pietro da Morrone fu una jattura per la Chiesa (ein Unglück). Lui preferisce Benedetto Caetani. Più Sturm und Drang. E la Chiesa tace.
Per quanto mi è dato di sapere, con serena e ferma umiltà affermo che Pietro da Morrone fu un balsamo profumato per la molto problematica Chiesa del XIII Secolo e dintorni, Una sana e fragrante ventata di primavera cristiana.
Vogliamo confrontarci? O è ancora possibile -mi rivolgo anche a Lei, On. le Gelmini che mi legge in copia- nel XXI Secolo, che i baroni che occupano posti di altissima responsabilità culturale e quindi morale nelle nostre università, abbiano il diritto di diffondere notizie da nulla confortate se non dalle loro personali e non di rado contorte inclinazioni?
-Così vanno le cose, gent.mo Prof. Cardini, in questo disastrato Paese in cui la superficialità e il pressapochismo debordano. A spese del contribuente.
-Il primo che ha leggiucchiato qualcosa, purchè potente e baronato, con la complicità degli organi di disinformazione pianificata, può consentirsi il lusso di sparare sentenza, di pontificare su temi che ha semplicemente orecchiato.
-Se può consolarLa, voglio aggiungere e ribadire che Lei non è in solitudine quando muove le Sue aspre critiche su quell’uomo onesto e coraggioso. Purtroppo, diciamolo una volta e per tutte, anche in Vaticano, sono consistenti le sacche di diffidenza verso Celestino V. In molti se ne vergognano, anche e soprattutto perchè non ben documentati. E giacciono vittime dei mestatori di professione. E quando devono parlare di Celestino V, si arrampicano sui vetri, glissano, provano a giustificarlo (ma di che?) e magari ad assoverlo da peccati che non ha mai compiuto. Sono impacciati, timidi, reticenti.
Perchè?
-“E’pericoloso indicare come modello per la Chiesa attuale...
 -E’ pericoloso indicare come modello per la Chiesa attuale un cristiano autentico?!
-“...Colui che fece per viltade il gran rifiuto”.
Chi lo dice? Lei è davvero così sicuro che Celestino V fece un rifiuto, grande o piccolo che fosse?
-Prof. Cardini, lei sa fin troppo bene che in quelle polverose e neglette biblioteche giacciono masse ingenti di documentazioni ufficiali, ancora ignorate dai cattedratici (laici e cattolici) nelle quali è riposta la Verità.


Se i nostri saccenti professoroni (laici e cattolici) leggessero quelle documentazioni, agevolmente scoprirebbero che l’ “ombra” alla quale Dante attribuisce il “gran rifiuto” non appartiene a Celestino V, ma al Cardinale Matteo Rosso degli Orsini, decano del collegio cardinalizio dopo la morte del titolare Latino Malabranca, il quale il 23 dicembre del 1294, al primo scrutinio, fu eletto Papa e rifiutò!!! l’incarico.


Rifiutò. Le dice niente questa parola?


-Fu eletto al primo scrutinio il 23 dicembre del ‘94. Dopo il suo rifiuto, nella stessa giornata, vi fu una seconda votazione che non ebbe esiti e infine, il giorno successivo, il 24 dicembre, al terzo scrutinio, uscì eletto Benedetto Caetani.


C’è una testimonianza inoppugnabile e storicamente conclamata: è quella del sacerdote tedesco Siegfried von Ballhausen il quale, in un suo memoriale stilato immediatamente dopo l’elezione di Bonifacio VIII, descrisse accuratamente l’iter della vicenda elettorale che si svolse in Castel Nuovo fra il 23 e il 24 dicembre del 1294:


“In vigilia nativitas domini cardinalibus ad electionem congregatis electus est in primo scrutinio dominus Matheus Rubens archidyaconus cardinalis. Quo rennuente papatum …secundo ad scrutinium accesserunt, nec aliquid actum est. In tertio vero scrutinio electus est dominus Benedictus...et Bonifatius VIII appellatus“.


-L’Orsini, dunque, e non Celestino V rifiutò!, scatenando così le ire di Dante perchè quel rifiuto aprì la strada, nel giorno successivo, alla elezione di Benedeto Caetani col quale ebbe, come Lei sa bene, alcuni lievi dissapori.


-Celestino V non rifiutò alcunchè: a giugno del ’94 accettò, molto suo malgrado, l’incarico, e a dicembre dello stesso anno abdicò, rinunciò.


-Prof Cardini, di certo non Le sfugge il dato che Dante conosceva discretamente la lingua italiana ed era quindi perfettamente idoneo a cogliere la differenza abissale che corre fra i verbi rifiutare e rinunciare.


-Lei sa bene che Dante, quando voleva dire peste e corna dei suoi interlocutori, amici o avversari che fossero, non lo mandava a dire. Non solo: faceva nomi e cognomi e indicava paternità, maternità e residenza anagrafica.


-C’è un motivo storicamente accertato e ormai inoppugnabile, che spiega la reticenza di Dante quando deve nominare il titolare dell’ ”Ombra”.


Se gradisce potrò dargliene esaustiva contezza in altra sede.


 -“Benedetto XVI fa il suo lavoro. E’ legittimo che nella missione di pontefice utilizzi vicende passate per attualizzare precetti, però è antistorico estrapolare dal loro contesto figure o eventi...”


-Se è legittimo “utilizzare vicende passate per attualizzare precetti” non si comprende il motivo per cui diventa antistorico -illegittimo?- attualizzare i “precetti” di Celestino.


-E’ forse antistorico estrapolare gli insegnamenti di Gesù dal loro contesto storico?


-L’antichissimo e vetero “non ammazzare” è forse un valore storicamente determinato?


-Celestino V e il suo “modulo” di vita saldamente ancorato ai valori dell’onestà e della sobrietà (vogliamo aggiungere: della legalità e delle mani pulite?) sono datati?


-E’ datato anche Gesù quando ricorda ai ricchi e ai potenti che il paradiso se lo possono scordare?


-A quali fonti del passato devono abbeverarsi i nostri figli, se non a quelle dei campioni della moralità?


-Devono far propri i valori del presenzialismo sfrenato, dei rumori molesti, del carrierismo, dell’inciucio, del consumismo senza ritegno, del ladrocinio, della devastazione delle risorse del pianeta, delle ruberie?


-Non le sembra che il modulo di vita proposto da Celestino V, anziché essere svilito e ridicolizzato, potrebbe essere utile per segnalare ai giovani la possibilità di altre vie per la felicità terrena? O dobbiamo continuare ad educarli al ruba, distruggi, inquina, ammazza e porta a casa?


-Perchè non abbeverarci a quella fonte? Come contrasterebbe Lei il dilagante trionfo dell’immondizia televisiva, le velone, i grandi fratelli, le isole del ciarpame? Non crede che potrebbe essere utile somministrare una salutare dose di...celestiniana sobrietà?


“...travisandoli davanti a persone che non ne sanno nulla”.


-Provo a tradurre: Benedetto XVI è un manipolatore -travisatore- e quindi falsificatore di figure o eventi; nella fattispecie ha osato affermare che Celestino V era un uomo pacifico e che non dava fastidio a nessuno.


-Deduco: non sono travisatori-falsificatori e falsari quelli che sputano sentenze, giudicano e condanano le persone colpevoli di non essersi iscritte al partito della violenza, della prevaricazione, del sopruso.


-“...nella storia ecclesiastica ha più ombre che luci”


-Una opinione tutta Sua e tutta opinabile, non comprovata da null’altro se non da una gratuita e del tutto immotivata ostilità presso un galantuomo. Un galantuomo, e se davvero vogliamo “attualizzare”, con la fedina penale limpida. Limpida, Prof. Cardini.


E’ forse, un’ombra?


“...è un errore di metodo trascurare il fatto che il santo eremita si trovò in balia di un tragico vuoto di potere nella Chiesa”.


-Sì, “santo eremita” come Lei giustamente lo definisce. Non lo spregevole vigliacchetto, insulso e pusillanime che emerge da una gratuita forzatura delle parole di Dante.


-Ma insomma: è colpa sua se è stato schiacciato da un macigno che gli è caduto sul capo?


-Di chi fu la colpa se Pietro da Morrone “si trovò in balia di un tragico vuoto di potere della Chiesa”? Fu colpa sua o degli spregiudicati reggitori della Chiesa del XIII Secolo? Lo creò lui quel vuoto?


-O non lo crearono le potentissime famiglie dei Colonna e degli Orsini che per ben ventisette mesi si dilaniarono (e dilaniarono la Chiesa!) per esclusivi motivi di Potere? Potere temporale. Potere politico. Potere economico.


-Ma perchè, ancora oggi, quel “povero cristiano” deve pagare le colpe dei peccatori (laici e cattolici) che gli imposero, per loro esclusivo, personale tornaconto, di fare il Papa, e che in difesa dei loro personali interessi lo trascinarono in questioni di gran lunga superiori alle sue possibilità?


-Forse che Celestino ha prima brigato per diventare Papa, per poi prendere atto dei suoi limiti?


-Se, poniamo, con la forza, Le si impone di guidare un boeing, è Sua la colpa? E non è forse un merito se al primo scalo utile, dichiara apertamente che non sa guidare un aereo e declina l’incarico?


-O preferisce continuare a svolazzare con imperizia nei cieli, fino a precipitare, e con Lei, l’aereo e i passeggeri?


-Celestino V salvò la Chiesa, lo capisce, Prof. Cardini? Come il suo illustre Maestro, si immolò (prima, durante e dopo). Si immolò per salvare la Chiesa!


-E la Chiesa, quasi quasi, se ne vergogna.


Perchè?


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Complimenti al prof. Grano

Complimenti al prof. Grano per l'ottima analisi storica che ho letto con molto interesse e condivisione.


Mai come in questo caso risulta falsa l'affermazione "il potere logora chi non ce l'ha".


Valentina Del Manso (valentina.delmanso@tiscali.it)

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