Caraibi

Parte II

nuovo4asFin qui noi abbiamo rivolto un discorso su questa "entità" denominata embrione ("entità" dal greco õn, ontos p. pr. di eimì=essere, quindi ontologia=discorso sull'essere e, cioè, nel nostro caso, sull'essere vivente-uomo) e sulla sua natura, sulle sue proprietà, sulle sue relazioni e posizioni nello spazio-tempo e così abbiamo visto ciò che i cultori della Biologia molecolare hanno su di esso, scientificamente, "stabilito" (questo è il verbo da noi usato: dal latino statuere=stabilire e, in senso traslato, fissare, determinare disponendo...; per rendere più chiaro il concetto riferiamoci ai poteri delle assemblee comunali, agli albori della democrazia medioevale; quando venivano convocate per "stabilire" le norme di organizzazione della vita sociale: hoc statutum est et in communi concione per sacramentum firmare fecerunt), quindi "statuto" ontologico (dell'"entità" essere-uomo) dell'embrione umano e, qui, tutto sembrerebbe pacifico: ma quando in più ambienti scientifici (biologia, psicologia, filosofia, teologia ecc.) si è cominciato a porre domande (quelle già, approssimativamente, da noi formulate: riv. prec. pp. 169/170), allora lo "statuto ontologico" dell'embrione umano si è differenziato in "scientifico", "etico", "laico", "cattolico" e via dicendo. Su questo punto noi possiamo abbozzare almeno queste differenziazioni (che tengono conto degli atteggiamenti che si sono, finora, manifestati): Statuto ontologico sostanzialista, statuto ontologico funzionalista, statuto ontologico tuziorista; secondo il primo statuto l'embrione umano ha la proprietà di "sostanza umana", per cui fin dal concepimento si è in presenza di una vita umana, che dispone di una sostanza definita dal punto di vista metafisico che prima del concepimento non c'era e che non sarà più sopprimibile fino alla morte; da qui l'attribuzione ad esso di "dignità umana" e come tale essa non può non essere rispettata e tutelata; dal punto di vista del secondo statuto, l'embrione umano non è una sostanza data una volta per tutte, ma un organismo in divenire che acquisisce gradualmente proprietà umane con il processo di sviluppo delle sue funzioni; l'embrione, così, è soggetto ad incrementi progressivi che comportano l'acquisizione proporzionale della sua umanità fino ad arrivare al momento della nascita, che sancisce il definitivo passaggio alla comunità giuridica e morale umana; per questo tipo di statuto sarebbe legittimo ogni intervento o, meglio, ogni manipolazione genetica fino a quando ci si trova nella fase in cui ancora non si manifestano le qualità e le funzioni proprie e definitive dell'essere umano; il terzo statuto, invece, è quello che, tenuto conto della complessità della questione, preferisce considerare l'embrione come "persona" in via cautelativa (stabilire, quindi, criteri condivisi per una ricerca scientifica responsabile, dare priorità al problema morale in caso di manipolazione genetica, stabilire criteri eticamente plausibili per riconoscere l'embrione come persona ecc.).

     Noi vorremmo tentare di uscire da posizioni preconcette, e vorremmo trattare l'oggetto della nostra ricerca sotto un profilo interdisciplinare, nel senso che non cerchiamo la soluzione al nostro problema sotto il profilo multidisciplinare (avvalendoci, cioè, di più discipline) o sotto il profilo pluridisciplinare nel senso che, pur sapendo che il nostro tema è di carattere multidisciplinare, può essere affrontato da più puti di vista, avvalendoci di più discipline, ciascuna con i suoi contenuti, le sue metodologie, le sue procedure (non abbiamo questa pretesa, perché conosciamo i nostri limiti) e tanto meno sotto il profilo transdisciplinare, perché, ben sapendo che le discipline nascono, si sviluppano e muoiono come qualsiasi altra cosa, non sappiamo come si classificherà la scienza nel futuro e quali saranno le future scoperte; sappiamo solo che si può stabilire il "vero" sulla base della attuali conquiste e che queste potranno, nel futuro, elevarsi ad un "più vero", perché in questa continua tensione si realizza l'ascesa dell'uomo verso il "Vero". Bene. Noi sappiamo che un terreno comune su cui si sono misurati i cultori dei vari "saperi" è, nel nostro tempo, quello dello "strutturalismo". Lo strutturalismo si è configurato ed è configurabile come un modo di pensare e di affrontare la realtà e in questo senso hanno guardato le realtà due scienziati: J. B. Fages (vdr. il suo Comprendre le structuralisme, Ed. Privot, Toulouse, 1968) e C. Lévi-Straus; essi non hanno guardato la realtà sotto un punto di vista metafisico, bensì -come nell'aneddoto del Fages- guardando una pianticella e constatando che per riconoscerla, era indispensabile osservarla in relazione alle piante che la circondavano e che, con essa, formavano una unità, una struttura. 

E che cos'è, perciò, una "struttura"? Essa è "una unità articolata di parti solidali tra loro, al punto da poter costituire un organismo dinamico": per comprendere meglio il senso di questa definizione, rivolgiamo l'attenzione proprio a ciò che ci dice Fages: "structurel: con questo termine indichiamo ogni forma concreta di organizzazione, direttamente percepibile nella realtà, come per esempio, le realtà sociali o economiche di una regione (le famose ) e, ugualmente, ogni situazione reale che scaturisce da fenomeni naturali, come le solidarietà biologiche ecc. )" (1)  e "structural: con questo termine intendiamo ogni arrangement che in linguaggi e in segni umani produce una significazione, come per esempio, l'opposizione rosso/verde nella segnaletica stradale"(2) e, spiega ancora Fages, "a differenza dello  structurel, lo structural non può essere direttamente riferito e spiegato. Per rendersene conto, bisogna fare intervenire diverse prove (épreuves artificielles"): per esempio, sostituire il rosso con il viola, il verde con il bleu, nel segnale stradale e rendersi conto che bleu/viola non significa nulla. In altre parole, per studiare e comprendere le structural bisogna ricostruirlo"(3); a questo punto non possiamo dimenticare come nel campo clinico e fisiologico, oggi, non si considera più la funzione di un singolo organo, ma lo stato funzionale di tutto l'organismo: su questa  constatazione si fonda, nel campo della psicologia scientifica, la teoria della Gestalt (o Gestaltheorie, che ci richiama i nomi degli studiosi M. Wertheimer. K. Koffka, W. Köhler, E. Rubin, K, Levin ed altri), il cui principio fondamentale è che "la forma è qualcosa di diverso e di più che la somma delle parti, che ogni Gestalt costituisce una struttura unitaria in cui le modificazioni di ciascuna parte modifica il tutto e viceversa; che nell'esperienza percettiva il tutto, costituto dalla Gestalt, s'impone immediatamente e anteriormente alle parti"(4). Attenendoci a questa definizione, che, nella sostanza è analoga allo "strutturalismo" [perché "struttura" e "Gestalt" (Forma) si possono considerare sinonimi, prima facie], noi ci troviamo di fronte ad un "uomo" e non ad una "scimmia" o ad un "fantasma" quando ci imbattiamo davanti ad un essere che ha quella tale fisionomia umana, quella morfologia, quella statura, quella capacità di interloquire con noi che l'incontriamo in modo da suscitare in noi la convinzione che si tratta di una persona saggia o colta o ammirevole per la sua "condotta" o dalla "spiccata personalità": in questa "configurazione" o "Gestalt" o in  "questa unità articolata di parti solidali fra loro al punto da poter costituire un organismo dinamico", proviamoci, ad esempio, ad eliminare quelle parti (ragione, volontà e sentimento) che costituiscono l'integralità di quel "tutto" uomo: siamo davanti ancora ad un "uomo"? No, certamente: ci sorge il dubbio che non sia una scimmia; e proviamoci, ulteriormente, ad eliminare quelle parti idonee a fare di una "certa cosa" un "essere vivente": allora non sarà nemmeno una scimmia, sarà un'altra "cosa", "fantasma" o "bruto". E la cellula o l'embrione umano, secondo lo "strutturalismo o la Gestalt che cosa è? E' quella inconfondibile "configurazione", è "quell'insieme di parti solidali tra loro al punto di costituire un organismo dinamico"; ma lasciamo, a chi ne sa più di noi, farci dire che cos'è questa "cosa" che ci interessa in questo studio. 

Ecco quel che, in proposito, ci dice E. Wolf(5): "La struttura è una nozione semplice, corrisponde a qualcosa di dato e non solo a qualcosa di intelligibile ("il biologo rifiutando il mistero, perderà forse un po' di prestigio. Ma il fatto è questo"). La nozione di struttura corrisponde, salvo alcune sfumature, a quella di organizzazione...la tendenza è di limitarne l'uso a forme di organizzazione più precise, in cui l'elemento fondamentale è la cellula.... La ...non ha più bisogno di dimostrazione; è entrata nella sfera dei fatti o, se si preferisce, delle leggi...La cellula ha, anch'essa, un'organizzazione come in tutti gli esseri viventi. Essa è composta da un citoplasma, da una membrana, da un nucleo e da differenti organi cellulari quali i mitocondri. Ciascuno di questi elementi ha a sua volta una struttura più o meno complessa...per cui sono concentrate in una sola cellula tutte le funzioni speciali che gli organismi superiori realizzano con l'aiuto di moltissime cellule...Spingendo ancora avanti l'indagine, con strumenti che superano il potere di analisi dei microscopi ottici più potenti -ne è un esempio il microscopio elettronico- si arriva a mettere in evidenza le
. Si tratta ancora della morfologia cellulare, ma di strutture  finissime che l'analisi microscopica non consentiva di discernere o che lasciava solo indovinare...si tratta di strutture molecolari...
(e, cioè) sia raggruppamenti di molecole sia le  stesse molecole delle proteine complesse, caratteristiche di ogni materia vivente...Se, per riassumere e compiendo un'operazione inversa, partiamo dai materiali più semplici per andare verso le strutture più complesse, passiamo dalla struttura atomica alla struttura micromolecolare, dalla micromolecola alla macromolecola, finché a questo livello non emergono le strutture viventi elementari; di qui risaliamo alle strutture citocorpuscolari, alla struttura cellulare, all'organizzazione tissutale, alla morfologia dell'organo e, infine, a quella dell'organismo...L'intera morfologia, il comportamento di una specie, ivi compreso il suo psichismo, le strutture sociali che sviluppa, le industrie che crea, non sono in definitiva condizionate dalla struttura delle macromolecole costitutive, così come la morfologia dei cristalli deriva dalla costituzione delle molecole? In tal modo si potrebbe ricondurre ad unità la diversità delle strutture. Ma è troppo presto per rispondere a questa domanda...Le condizioni in cui il passaggio da una ad un'altra struttura si è compiuto restano tuttavia misteriose e ancora non sono oggetto che di considerazioni teoriche".

Il problema che si pone, oggi, lo scienziato che indaga nel campo della Biologia con gli strumenti più perfetti, è lo stesso problema che affrontava Aristotele quando costruiva il concetto di "potenza"; se lo scienziato che sperimenta sull'embrione umano ci comunica il risultato delle sue analisi con la semantica di oggi, egli ci mette in condizione di superare le difficoltà di applicazione del concetto di "potenza", per cui possiamo anche non credere alla "potenza" (come ha fatto E. Severino nel dibattito in corso: riv. pag.168), ma non possiamo non credere allo scienziato che ci parla di "struttura"; tuttavia anche accettando il concetto di "struttura" non possiamo negare il passato della ricerca scientifica, perché "il passato si trasmette effettivamente nel processo creativo da uomo a uomo attraverso una  catena di sforzi verso un unico fine...(infatti) la scoperta di Newton e di Leibnitz è viva perché fa parte integrante delle attuazioni matematiche moderne e continuerebbe a farne parte anche se le scoperte dei matematici moderni rigettassero i sistemi di Newton e di Leibnitz"(6); vogliamo, qui, dire che lo sforzo creativo di Aristotele rivive in quello dello scienziato moderno, il quale vede la "struttura", là dove Aristotele vedeva la "potenza" e noi crediamo a tale tensione creativa dell'umanità nella conquista della "verità", per cui con lo scienziato ci fermiamo alle "frontiere del suo sapere" e riconosciamo che l'embrione umano è una "struttura", è, cioè, un "organismo" (o unità articolata di parti solidali fra loro vista sotto il profilo) "dinamico"; e quali sono le "parti" dell'organismo umano? Sono tutte quelle che ci hanno comunicato la Fisio-biologia e la Psicologia scientifica (in nuce, prima e via via nello sviluppo, poi): insomma tutti gli organi e gli apparati (tutte le "strutture") del corpo e le "soprastrutture" psichiche (ragione, volontà e sentimento); se noi sostituiamo o eliminiamo anche una sola "parte" di questa unità non abbiamo più l'"unità-uomo" (J. B. Fages ci ha insegnato che se solo sostituiamo il rosso con il viola nel segnale stradale, questo perde il suo significato; significa, cioè, "nulla"); dunque la "struttura" dell'embrione umano ha quegli elementi costitutivi e solo essi: ma quando? In quale periodo della sua evoluzione? Sempre- ci risponde lo scienziato- perché la "struttura" è organismo dinamico, cioè considerato nella "sua" evoluzione, nell'evoluzione che è solo quella dell'embrione umano(è, cioè, "struttura" della "struttura" e, poi, "struttura" della "struttura" delle "strutture" e via dicendo, ma sempre "uomo" anche se questa "evoluzione" è scandita semanticamente con diversi "morfemi" significanti).  


1 - J. B. Fages, op. cit. nel testo, pag. 10.

2 - J. B. Fages, op. cit. ibidem.

3 -J. B. Fages, op. cit. ibidem

4 - M. Ponzo (a cura di L. Canestrelli); Corso di psicologia, ed. La goliardica- Roma- 1951- p. 165.

5 - E. Wolf, in L'uso e il significato della parola in biologia vdr. in AA.VV: Usi e significati del termine struttura, Ed. V. Bompiani, 1966 -Milano- pp.19/24.

6 - S. Hessen, I fondamenti filosofici della Pedagogia, A. Armando ed. -Roma- 1966,vol. I, p. 22.

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