Caraibi

I restauri degli organi antichi della Marsica e i nuovi documenti per l’organo di Ortona

di Gianluca Tarquinio

In una sua pubblicazione del 2004, Orante Bellanima parlava di un ‘nuovo rinascimento’ che in quel periodo stava coinvolgendo gli antichi organi della Marsica in quanto ricordava le importanti operazioni di restauro già avviate e quelle che si andavano programmando: oggi è evidente, come quel ‘nuovo rinascimento’ abbia già dato, e darà ancora, risultati concreti.
Questo mio breve intervento vuole focalizzare quanto è stato fatto in questi ultimi cinque anni per gli organi marsicani e anche approfittare dello spazio concessomi dalla redazione della rivista Terremarsicane, per portare a conoscenza alcuni documenti archivistici che permettono di arricchire la storia dell’organo della collegiata di S. Giovanni di Ortona dei Marsi, da qualche mese tornato al suo originario splendore. Dopo aver ricordato l’intervento di restauro dell’organo di Villa San Sebastiano (attribuito a Tommaso Vajola e risalente al 1849), avvenuto nel 2004 e quello passato completamente inosservato dell’organo di Gallo, inizio il mio percorso da quello della chiesa di S. Maria Immacolata di Scurcola Marsicana attribuibile a Francesco I D’Onofrio, una importante famiglia organaria proveniente da Caccavone, oggi Poggio Sannita in provincia di Isernia. L’intervento di restauro, iniziato con lo smontaggio dell’organo, affidato alla ditta Ars Organi di Andrea e Barbara Pinchi da Foligno, è iniziato nel novembre 2004 per concludersi nel febbraio 2006 con un concerto affidato al duo Orante Bellanima (organo) e Angelo Giovannini (tenore). Il restauro ha interessato la manticeria, le canne di legno e di metallo, il somiere, il crivello, la tastiera e la pedaliera. A fare da linea-guida per questo restauro ? in particolare per il crivello, la pedaliera e le canne di metallo ? la ditta Ars Organi ha assunto come modello l’organo della chiesa di S. Marco Evangelista di Agnone (1829), attribuibile allo stesso Francesco I D’Onofrio. Per quanto riguarda l’intonazione, l’accordatura e il temperamento dell’organo, la prima “è stata ripristinata tenendo conto di tutti i parametri fisici dei corpi sonori superstiti meno compromessi. Dopo aver reintegrato le sommità delle canne di facciata ed averne saturato i tanti squarci il corista è risultato essere di 404,7 Hz alla temperatura di 3°C. mentre il temperamento adottato è quello di Tono Medio puro ¼ di comma, già rilevato in altri organi dell’Autore”. È importante conoscere questi dati per tenere dei concerti con l’organo e intonare gli altri strumenti in maniera corretta. Attualmente l’organo, che ha i pomelli per l’inserimento dei diversi registri posti alla destra di chi suona, ha la tastiera con la prima ottava corta e la pedaliera di nove note. I registri sono i seguenti: Pincipale – Ottava – Flauto in XIIª – Decimaquinta – Decimanona – Vigesimaseconda – Vigesimasesta. Altrettanto rilevante è stato il restauro delle parti lignee dello strumento, cioè della cassa e nello specifico delle tre sezioni orizzontali: cornice, sezione superiore (quella contenente le canne) e sezione inferiore.
Tutte queste parti, oltre al deterioramento dovuto al tempo, erano state aggredite da muffe, infiltrazioni d’acqua che avevano provocato spacchi ed erano piene di calcinacci e detriti vari; inoltre mancava completamente l’anta sinistra di chiusura. Dopo aver restaurato il tutto, la ditta specializzata incaricata di questo particolare restauro, la Mercuri & Talarico di Roma, ha provveduto alla riverniciatura finale per riproporla come era in origine: “[…] La decorazione della cassa dell’organo era stata eseguita con ottima tempera all’uovo e con buona tecnica, dipingendo con mano sicura su un fondo azzurrino degli incassi scuri e incorniciando il tutto con preziosi cornici dorate. Il tutto è stato sapientemente reso realistico grazie ad un’attentissima lumeggiatura, tratteggiata come se i finti rilievi venissero illuminati dalla luce proveniente dalla finestra effettivamente presente sulla navata. Naturalmente l’effetto è tanto più realistico quando l’organo viene illuminato dalla luce che penetra attraverso la sopraddetta finestra”. Quest’ultima affermazione mi ispira una riflessione. Se gli artefici originari di queste colorazioni avevano considerata una simbiosi con la luce che entrava dalla finestra potrebbe indicare che l’organo veniva suonato anche di giorno o forse soprattutto durante le ore solari: questo aprirebbe la strada ad ulteriori campi di indagini circa le festività e i riti che venivano praticati all’interno  di questa chiesa, forse da intendersi più come un oratorio aggregato alla principale, che una vera e propria autonoma chiesa.
Due anni dopo, nell’ottobre 2008 si è tenuto il concerto, ancora affidato al duo Bellante-Giovannini, in occasione della conclusione dei lavori di restauro dell’organo della chiesa di Sant’Erasmo di Tagliacozzo, incarico espletato sempre dalla ditta Ars Organari di Andrea e Barbara Pinchi da Foligno (nel 1928 ci fu un intervento di restauro condotto dalla ditta Calitri di Foggia). Questo organo, di evidente pregio storico e artistico, come quello di Scurcola, non conserva il nome del suo costruttore, ma il restauro ha evidenziato che comunque è da attribuire al XVIII secolo. Forse potrebbe essere di aiuto la frase rilevata da Franca Mazzali nel 1973 che recita: “Costruito sotto il rev. Giovanni abate Egidi”. Questo organo è oggi completo di tutte le sue più importanti parti, cioè del corpus primario delle canne (360 originali su 384), del somiere maestro e della basseria nonché dei comandi dei registri. La tastiera, tipica dell’ottocento, è probabilmente da attribuire a Conrad Werle sia per la tipologia che per la tecnica costruttiva. L’intonazione finale, da quella originaria di 424 Hz, è stata normalizzata a 455 Hz ad una temperatura di 6°, mediante il riallungamento di molti corpi sonori e la sutura di molti squarci sulle stesse. Come ricorda il sacerdote don Nunzio D’Orazio, nativo proprio di San Donato ? che per i restauri di questi due organi si è avvalso della collaborazione di Orante Bellanima ? prima del definitivo mutismo dell’organo, esso era suonato dal vecchio sacrestano Carminuccio, oppure da Gregorio e da tante altre persone, ma anche da suo nonno Cesidio. I documenti archivistici da me rintracciati, individuano nell’ottocento il momento di maggiore funzionalità di questo prezioso strumento.
 
Oggi la tastiera presenta 45 tasti con la prima ottava corta, mentre la pedaliera ha nove pedali. I registri, i cui tiranti sono posti alla destra dell’organista, sono i seguenti: Voce umana – Flauto in ottava – Tremolo – Principale – Ottava – Quintadecima – Decimanona – Vigesimaseconda – Vigesimasesta – Vigesimanona – Ripieno. Ultimo organo ad essere stato restaurato è quello della chiesa di S. Pietro Apostolo di Rocca di Botte, attribuibile al celebre Cesare Catarinozzi di Affile, in provincia di Roma (sec. XVIII), come intuibile da ciò che resta del cartiglio. Un tale strumento, anzi, ben due (uno nuovo e un altro vecchio) era già presente nel 1639 dentro la chiesa parrocchiale di Rocca di Botte quando furono notati dal vescovo marsicano Lorenzo Massimi in occasione di una sua visita pastorale. Ma il legame con la cittadina laziale viene subito ribadito già nel 1704, in quanto da lì proveniva l’organaro chiamato per alcuni interventi di restauro. A mio avviso sarebbe da studiare con maggior attenzione la vita musicale di questo piccolo comune del carseolano perché sono molti e importanti i documenti che ne provano una intesa attività, confermata anche dal fatto che a Rocca di Botte nacque il celebre musicista seicentesco Bonifacio Graziani (Bonifatio Gratiani). Inoltre, manca ancora uno studio approfondito sui Catarinozzi che potrebbe fare maggior luce sulla sua produzione artigianale. Il concerto di presentazione del lavoro effettuato all’organo di questa cittadina è stato effettuato dall’Insieme Strumentale “Serafino Aquilano”, con Sabatino Servilio nella doppia veste di direttore e violista e dall’organista Roberto Marini. Ho voluto intenzionalmente lasciare alla fine di questo mio breve intervento il restauro dell’organo della trecentesca chiesa di S. Giovanni Battista di Ortona dei Marsi, il penultimo in ordine cronologico, perché presso l’archivio storico della diocesi sono tornati alla luce diversi ed inediti documenti che lo riguardano. La presentazione alla cittadinanza dell’avvenuto restauro all’organo, che faceva parte di un progetto più ampio che ha riguardato la stessa chiesa, è avvenuta il 13 agosto 2009 con una ricca manifestazione conclusasi con il concerto tenuto da Francesco Di Lernia.
Lo strumento, costruito nel 1752 da Domenico Antonio Fedeli da Camerino, è stato restaurato dalla ditta Michel Formentelli, anch’essa della stessa cittadina del Fedeli, mentre le parti in legno (cassa armonica e cantoria) sono state restaurate dalla dott.ssa Barbara Cerrina. In tale occasione è stato distribuito un opuscolo nel quale si ripercorrono tutte le tappe dei citati restauri; la parte che riguarda l’organo è stata realizzata dal prof. Paolo Peretti. Leggendo il suo testo emerge, giustamente, che questo strumento è stato costruito in un momento di risveglio artistico e culturale che interessò la cittadina marsicana e soprattutto questa chiesa con interventi al tetto, all’altare maggiore, all’ingresso principale e all’aggiunta di tre altari laterali e il seggio in legno. L’organo presenta diverse analogie con gli altri costruiti dal Fedeli (Gagliano Aterno, Beffi, Goriano Sicoli), ma in particolare con quello della chiesa di S. Angelo di Celano per la presenza del raro registro ad ancia dei Tromboni posto, in entrambe le chiese, in fondo al somiere maestro (aggiungo anche le similitudini con gli organi di Corcumello e di Anversa). A detta del professor Peretti, i maggiori danni a quest’organo devono essere stati causati dal restauro effettuato da Paolo Quaranta di S. Vito Romano nell’ottobre 1929. Inoltre, sul nuovo mantice costruito dallo stesso Quaranta sono stati rinvenuti numerosi frammenti musicali, manoscritti e a stampa, utilizzati per chiudere i buchi del mantice. Alcuni di quest’ultimi fogli sono da attribuire al “Primo libro delle sonate a 2 violini con bassetto di Viola se piace, Op. V” (Bologna 1674) e ai “Salmi concertati a 3-4 voci con violini, op. VI” (Bologna 1676) entrambi di Giovanni Battista Mazzaferrata (Pavia, sec. XVII – Ferrara 1691), nonché al libro dei “Motetti a 2-5 voci, op. 12” (Roma 1673) di Bonifazio Gratiani. Inoltre il prof. Peretti, oltre ad ipotizzare che tali libri vennero spaginati ed utilizzati per ingloriosi scopi di tappabuchi perché – forse – non più attuali,  afferma come la presenza di questi frammenti, indica che “sin dalla seconda metà del Seicento, dovette esistere presso la nostra chiesa un’attività musicale probabilmente stabile, che prevedeva un maestro di cappella, cantori e forse altri strumentisti, oltre all’organista: ovviamente, si deve ipotizzare anche la presenza di un organo più antico di quello fedeliano, sostituito poi da esso. I libri musicali smembrati sarebbero dunque appartenuti all’archivio di codesta antica istituzione, perduto dopo il 1930”. Quest’organo, dunque, citato per la prima volta nella visita pastorale del 1798, effettuata dal vescovo Giuseppe Bolognese (ma don Vincenzo Amendola, senza citare la fonte, afferma che vi venne posto già nel 1734), probabilmente ebbe il suo battesimo ufficiale  nel 1757 quanto l’abate Biagio Mezzanotte dedicava al vescovo marsicano Bruzi un componimento sacro “da cantarsi nella Chiesa Collegiata di Ortona dei Marsi, in occasione del triudo solenne in onore di S. Generoso” certamente durante la visita pastorale del vescovo. La musica venne scritta dall’abate Niccolò Durazzi maestro di cappella della stessa collegiata e lo stesso componimento venne pubblicato nel 1777. Quindi questo documento conferma l’ipotesi formulata dal prof. Peretti circa l’esistenza di una cappella musicale in questa chiesa, mentre l’esistenza di libri corali è già attestata nel 1680: “De libri coralis seu Antiphonarij”.



 
Per tutto l’ottocento l’organo è in piena attività, anche se un leggero intervento di restauro fu necessario nel 1813 per una spesa pari ad 80 grana, mentre l’anno prima ne servirono 60 per le nuove pelli dei mantici. Più consistenti furono gli “accomodi” del 1818 (cinque ducati) e del 1820 ai mantici (un ducato e mezzo). Lo stipendio dell’organista, almeno fino al 1831 era di quattro ducati annui. Nel 1842 vennero spesi dieci ducati per una non meglio specificata “rivestitura” dell’organo e si pagarono 12 ducati all’organista, certamente per tre anni di servizio come già era avvenuto nel 1820, segnali, questi, di difficoltà economiche da parte della Confraternita del Ss. Sacramento deputata al mantenimento dell’organo e al pagamento di chi lo suonava. Nella seconda metà del secolo vennero spese 20 lire per un nuovo restauro dello strumento espletato dall’organaro Vincenzo Miccio, ma fu l’intervento del 1894 quello che impegnò maggiormente le finanze locali poiché ammontò a 195 lire, ora tutte a carico della cappella di S. Antonio eretta dentro la chiesa parrocchiale. L’operazione, condotta da Stefano Cerone, si rese necessaria per la “ricostruzione dell’organo reso inservibile per essere stato lungamente abbandonato”. L’ultima inedita notizia archivista è quella del 1905, quando l’amministrazione delle cappella della collegiata ortonese pagò 5 lire all’organista Amedeo (Titto) Venti quale suo onorario annuo. Si giunge poi al già ricordato restauro di Paolo Quaranta del 1929 che ricevette, dal parroco locale D. Giovanni Oddi, la somma di 6000 lire. Infine, nell’opuscolo realizzato in occasione del restauro di quest’organo si ricordano le figure di Senofonte Troiani, Tolmino Albanese, Antonio Cataldi, Ada Veni e Daniela Di Cicco, che si sono succeduti alla tastiera di questo importante strumento. Attualmente nella Marsica sono in fase di restauro gli organi della Chiesa dei Ss. Cosma e Damiano di Tagliacozzo, a cura del Prof. Giampiero Catelli di Atri,  e quello di Cappele di Marsi (un Priori del 1936) ad opera della ditta Ars Organi sopra citata. Il 7 dicembre 2009 è prevista la manifestazione legata al restauro dell’organo di Oricola (un Tommaso Vajola del 1855), lavoro sempre effettuato dalla Ars Organi. Vorrei concludere questo mio intervento ribadendo, ancora una volta, come sia altrettanto fondamentale che questi organi vengano suonati con regolarità (ad esempio attraverso mini rassegne organistiche o almeno tutte le domeniche) sia per non vanificare le spese sostenute, sia per evitare che polvere ad altro danneggino nuovamente gli strumenti, ma anche per portare all’attenzione del mondo musicale questo importante patrimonio posseduto dalla Marsica, ma che risulta essere ignorato ancora da molti.


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