Sarebbe l’unica fonte del paese, abbondante d’acqua, come apprendo da un sito internet, anche se non molto lontano dall’abitato dovevano sgorgare altre rigogliose sorgenti ora captate da un acquedotto. Questo idronimo è abbastanza curioso e perciò interessante: sembra derivare il nome da quello della vallata che dal paese raggiunge il fiume Salto e nella quale andava a perdersi l’acqua della fonte. Gli abitanti del luogo cercano di interpretare il nome dandone inevitabilmente spiegazioni banali come (valle) accanto al rio, non si capisce bene se in riferimento a questo rigagnolo o alla corrente del fiume Salto.
Per parlare di musica popolare, prenderò l’avvio da una canzone dedicata alla città dell’Aquila, una canzone che mi commuove tanto più oggi, quanto più abbiamo dinanzi ai nostri occhi le tragiche immagini del terremoto del 6 aprile 2009, il terremoto che ha quasi distrutto la mia bella città natale: Aquila bella mé. L’ascolto di questa canzone ci pone un grande interrogativo: ci troviamo di fronte a un vero canto popolare, oppure dobbiamo rinunciare a questa definizione, e cercare di formulare una diversa classificazione dei canti che ci vengono proposti dai gruppi folklorici?
Don Evaristo Angelini è nato a Trasacco l’11 luglio 1931. Ordinato sacerdote nel 1956, negli anni Sessanta ha svolto la sua attività pastorale nel paese natio. Durante tale periodo ha avuto l’opportunità di stare a contatto con il ricchissimo e importantissimo fondo pergamenaceo e cartaceo dell’archivio della Basilica di San Cesidio e Rufino, sul quale ha iniziato un grande lavoro di ricerca, di catalogazione e di studio. Lavoro che è stato una preziosa fonte per le numerose opere storiche da lui pubblicate su Trasacco. Ecco cosa scrive don Evaristo di se stesso in una breve nota pubblicata a margine di alcune opere: «Uomo dalla poliedrica personalità, studioso e lavoratore; schivo nel parlare e trascinatore di folle; quasi misantropo e politico; poeta e discreto prosatore; scontroso e familiare; proteso nel futuro e archeologo di vasta fama. Sopra ogni cosa rivela uno sviscerato amore per la sua Trasacco alla quale va regalando i frutti di appassionate ricerche”.
Una qualsiasi persona interessata alla storia locale che vada a consultare i testi dei principali storici marsicani del passato si trova davanti ad un curioso dilemma: a chi era dedicata la chiesa parrocchiale di Capistrello? Il Febonio, il Corsignani e il Di Pietro nelle loro opere danno indicazioni che stupiscono non poco e, comunque, ben diverse da chi parte dal presupposto che la Chiesa Madre del paese sia, e sia sempre stata, dedicata a Sant’Antonio da Padova.