Fonte Cantu Riu di Sant’Anatolia-Ri ed altre fonti
di Pietro Maccallini
Sarebbe l’unica fonte del paese, abbondante d’acqua, come apprendo da un sito internet, anche se non molto lontano dall’abitato dovevano sgorgare altre rigogliose sorgenti ora captate da un acquedotto. Questo idronimo è abbastanza curioso e perciò interessante: sembra derivare il nome da quello della vallata che dal paese raggiunge il fiume Salto e nella quale andava a perdersi l’acqua della fonte. Gli abitanti del luogo cercano di interpretare il nome dandone inevitabilmente spiegazioni banali come (valle) accanto al rio, non si capisce bene se in riferimento a questo rigagnolo o alla corrente del fiume Salto.
La musica popolare ai confini tra tradizione e folklore
di Angelo Melchiorre
Per parlare di musica popolare, prenderò l’avvio da una canzone dedicata alla città dell’Aquila, una canzone che mi commuove tanto più oggi, quanto più abbiamo dinanzi ai nostri occhi le tragiche immagini del terremoto del 6 aprile 2009, il terremoto che ha quasi distrutto la mia bella città natale: Aquila bella mé.
L’ascolto di questa canzone ci pone un grande interrogativo: ci troviamo di fronte a un vero canto popolare, oppure dobbiamo rinunciare a questa definizione, e cercare di formulare una diversa classificazione dei canti che ci vengono proposti dai gruppi folklorici?
Don Evaristo Angelini: storia di un amore per Trasacco e della passione per la ricerca
di Tito Lucarelli
Don Evaristo Angelini è nato a Trasacco l’11 luglio 1931. Ordinato sacerdote nel 1956, negli anni Sessanta ha svolto la sua attività pastorale nel paese natio. Durante tale periodo ha avuto l’opportunità di stare a contatto con il ricchissimo e importantissimo fondo pergamenaceo e cartaceo dell’archivio della Basilica di San Cesidio e Rufino, sul quale ha iniziato un grande lavoro di ricerca, di catalogazione e di studio. Lavoro che è stato una preziosa fonte per le numerose opere storiche da lui pubblicate su Trasacco. Ecco cosa scrive don Evaristo di se stesso in una breve nota pubblicata a margine di alcune opere: «Uomo dalla poliedrica personalità, studioso e lavoratore; schivo nel parlare e trascinatore di folle; quasi misantropo e politico; poeta e discreto prosatore; scontroso e familiare; proteso nel futuro e archeologo di vasta fama. Sopra ogni cosa rivela uno sviscerato amore per la sua Trasacco alla quale va regalando i frutti di appassionate ricerche”.
Il nome del paese di Aielli (in dialetto Aéjjë)
di Pietro Maccallini
Sono passati ormai molti anni da quando iniziai la mia ricerca toponomastica e linguistica e, pur avendo per così dire fatto conoscenza di un rilevante numero di idronimi, oronimi e coronimi, non mi sono mai deciso a tentare un’etimologia del nome del mio paese di Aielli-Aq, per un paio di motivi:
1. Non ho mai creduto alla vulgata di questo toponimo diffuso in tutta Italia (cfr. Aiello del Friuli, Aiello Calabro, Aiello del Sabato, Agello-Pg, Agelli-AP, Gello-Ar, Rocca d’Aiello a Camerino-Mc, Monte Agellu, quartiere di Porto Torres in Sardegna, ecc.) e spiegato come derivante dal lat. agellu(m) ‘campicello, poderetto’. E’ il mio metodo di lavoro e la convinzione derivatane che i significati profondi di una radice sono ben più numerosi di quelli attestati in qualche lingua a noi nota a impedirmi di sottoscrivere quanto gli altri sostengono in merito a questo toponimo.
La Chiesa di Sant’Antonio da Padova in Capistrello
di Angelo Fracassi
Una qualsiasi persona interessata alla storia locale che vada a consultare i testi dei principali storici marsicani del passato si trova davanti ad un curioso dilemma: a chi era dedicata la chiesa parrocchiale di Capistrello? Il Febonio, il Corsignani e il Di Pietro nelle loro opere danno indicazioni che stupiscono non poco e, comunque, ben diverse da chi parte dal presupposto che la Chiesa Madre del paese sia, e sia sempre stata, dedicata a Sant’Antonio da Padova.
Fonte San Reginaldo
di Pietro Maccallini
E’ un altro nome, come mi diceva un collega tanti anni fa, della famosa fonte della Madonna di Candelecchia a Trasacco-Aq.. Dico subito che ‘’Candelecchia’’ ha tutta l’aria di una italianizzazione ipercorretta di un termine che dovrebbe suonare, secondo la fonetica dei nostri dialetti, Cannëlécchia, avvicinandosi così ai diversi idronimi marsicani Canalë,Cannellë, Canalicchia. Ma ora il mio interesse si appunta tutto sul nome “Regin-aldo” formato da due componenti di cui la prima, accostabile al ted. Regen ‘pioggia’ nonché al Fiume Regen (Germania), richiama le varie Fonti (della) Regina (Cerchio-Aq, Gioia Vecchio-Aq, Teramo, ecc.) e la seconda riappare qua e là soprattutto in fine di parola (cfr. corsi d’acqua Ren-aldo e Corn-aldo in Liguria) ma talvolta anche sola, ad esempio in Fonte Alta (Monti Sibillini) o in Alt-bach ‘fiume vecchio’ (comune della Germania).
Panfilo Tabassi. Deputato al Primo Parlamento Italiano. 1803-1896
di Fiorenzo Amiconi
Nacque a Celano, da Cristofano Tabassi Masciarelli e Donna Angela dei Marchesi Mazzara della Città di Sulmona, l’11 Novembre 1803, Panfilo Tabassi, futuro deputato al primo Parlamento Italiano, Barone di Musellaro e Cantalupo, al quale furono imposti gli altri seguenti nomi: Andrea, Simplicio, Francesco, Antonio, Paolo, Maurizio, Masciarello,Don Luigi Tomassetti dei Marchesi di Navelli fu il suo padrino di battesimo (1).
Perchè gli abitanti di Gioia dei Marsi erano chiamati “pesavéndë” dagli abitanti dei paesi vicini
di Pietro Maccallini
Il compianto Quirino Lucarelli[i], al quale i Trasaccani dovrebbero letteralmente innalzare un monumento come lui lo ha innalzato al loro dialetto, alle tradizioni e alle antichità trasaccane con i tre corposi tomi di Biabbà, ci informa che il nomignolo di “pesavéndë” (pesavento) era appioppato agli abitanti di Gioia Vecchia, Gioia Nuova e Menaforno, tutti centri di un unico territorio comunale, a motivo della estrema meticolosità della gente di questi paesi nei rapporti interpersonali concernenti scambi di beni materiali quali uova, lardo, cereali, ecc.
I Santi Martiri di Celano e la Madonna della Vittoria di Aielli
di Petro Maccallini
Una motivazione comune, l’acqua, all’origine remota dei rispettivi culti
L’origine del culto dei martiri Simplicio, Costanzo e Vittoriano credo che, come tanti altri, andrebbe rintracciata nella stessa toponomastica radicata nel territorio, oltre che opportunamente interpretando quanto la tradizione orale e scritta di essi ci dice. Operazione, quest’ultima, che, è bene sottolinearlo, va ridotta all’osso e frenata in ogni modo, data la facilità con cui ogni dato può essere interpretato in un senso o in un altro : cosa che finisce con l’assecondare la naturale tendenza dell’uomo a lasciarsi prendere dal suo bisogno di affabulazione e di mito, in specie quando egli rivolge lo sguardo alle cose del passato più o meno antico e talora anche se è un ben armato e agguerrito studioso.
ROCKY MARCIANO (1923-1969)
di Fiorenzo Amiconi
Ancora una volta debbo ringraziare pubblicamente l’amico Mario Cipriani che mi ha permesso di scannerizzare ed acquisire foto e ritagli di giornali, in suo possesso, riguardanti l’intramontabile campione del mondo dei pesi massimi: Rocky Marciano. Mario mi ha permesso anche di pubblicare il tutto sul Giornale “Terre Marsicane” rendendo così tutti noi partecipi della conoscenza dell’intero fondo cerchiese, relativo al Nostro Rocky: fondo composto da 9 foto (un album formato da 8 fotografie ed una foto a se stante recante anche la firma autografa di Rocky), ritagli di giornali e un depliant illustrativo della sua carriera pugilistica.
di Pietro Maccallini
Sarebbe l’unica fonte del paese, abbondante d’acqua, come apprendo da un sito internet, anche se non molto lontano dall’abitato dovevano sgorgare altre rigogliose sorgenti ora captate da un acquedotto. Questo idronimo è abbastanza curioso e perciò interessante: sembra derivare il nome da quello della vallata che dal paese raggiunge il fiume Salto e nella quale andava a perdersi l’acqua della fonte. Gli abitanti del luogo cercano di interpretare il nome dandone inevitabilmente spiegazioni banali come (valle) accanto al rio, non si capisce bene se in riferimento a questo rigagnolo o alla corrente del fiume Salto.
di Angelo Melchiorre
Per parlare di musica popolare, prenderò l’avvio da una canzone dedicata alla città dell’Aquila, una canzone che mi commuove tanto più oggi, quanto più abbiamo dinanzi ai nostri occhi le tragiche immagini del terremoto del 6 aprile 2009, il terremoto che ha quasi distrutto la mia bella città natale: Aquila bella mé.
L’ascolto di questa canzone ci pone un grande interrogativo: ci troviamo di fronte a un vero canto popolare, oppure dobbiamo rinunciare a questa definizione, e cercare di formulare una diversa classificazione dei canti che ci vengono proposti dai gruppi folklorici?
di Goffredo Palmerini
Ero sempre disponibile. Anzi, ero felice di liberarmi una giornata per accompagnare delegazioni in visita alla Città, dopo i rituali incontri in municipio. L’ho fatto tante volte negli anni passati, con gli ospiti italiani e stranieri. E non solo perché la visita guidata alle bellezze della città apparisse meglio conveniente...
Dai nostri lettori
|
Resoconto su tre giorni di lavori sul ruolo dei giovani e sul futuro delle relazioni con l’Abruzzo |
|
Metternic aveva definito l'Italia <<un'espressione geografica >>; Carducci, invece, diceva che l'Italia era piuttosto <<un'espressione letteraria... |
|
19O8 Anno di fondazione dell'Unione Donne di Azione Cattolica ( UDACI ), che cerca di opporsi alla laicizzazione della scuola e di promuovere la cultura femminile... |
|
Secondo molti scienziati, la prima superficie che l'uomo ha sentito l'impulso di abbellire sarebbe il suo corpo, inteso come involucro della propria persona... |
|
O tempora o mores ! Oggi, nella politica è tutto un teatrino,Infatti non si capisce più nulla; è vera torre di Babele. Anche nella chiesa ... |










