Terre Marsicane
La voce della Marsica

Ma che “cavolo” è

Policromia di un innesto erbaceo raccontato

Un bel giorno di alcuni anni fa, in una serena mattina di primavera, effettuai un insolito innesto orticolo. Ammirando un gruppetto di giovani verdurine all’interno del giardino, mi accorsi che alcune di esse somigliavano tanto, mentre altre differivano di poco. Tutte, però, appartenevano alla stessa famiglia botanica. Mi convinsi che utilizzando queste piantine, potevo realizzare un innesto molto particolare. Da quella chiazzetta mista di verdure, estrassi dal terreno una prima piantina di cavolo rapa – violetto, che presto conficcai con le radici in un vaso pieno di terriccio umido. A quella prima piantina affidai la funzione di portainnesto.

Delle altre tre piantine su cui ricadde la scelta per essere impiantate sul portainnesto, mi limitai a prelevare da esse tre apici vegetativi: cavolfiore romanesco, rucola e broccoletto. Una volta effettuato l’insolito innesto, decisi di monitorarlo attentamente, soprattutto per verificare quanta affinità ci potesse essere tra di loro. Assistito dalla fortuna e a distanza di qualche mese, constatai che i punti di innesto erano ben saldati e che la nuova e strana pianta aveva tutte le intenzioni vegetative per esprimersi al meglio nella crescita.

La prima sequenza fotografica che allego in questo articolo, mostra l’evoluzione cronologica dell’innesto con in evidenza la fioritura del broccoletto innestato, la fioritura della “ruchetta” e successivamente la formazione di una bella gemma di cavolfiore. Potevo, allora, ritenermi soddisfatto del risultato ottenuto, ma quando mi accorsi, che quella cresciuta pianta innestata, mostrava ancora tanta vitalità, decisi di lasciarla svernare.

Non soddisfatto del tutto dai risultati conseguiti dal multinnesto, ritenni necessario tenerne sotto controllo la parte basale. Spostai il vaso contenente il multinnesto in un punto riparato del giardino quando il freddo e le corte giornate preannunciavano l’arrivo dell’autunno. Il mio desiderio, a quel punto, era quello di poter ancora seguire, con l’anno nuovo che sarebbe entrato, l’evoluzione della pianta parzialmente danneggiata ma, tutto sommato, ancora viva.

Una volta trascorso l’inverno e con il riaffacciarsi della primavera successiva, dalle cicatrici di saldatura dei punti di innesto, mi accorsi della presenza di piccoli abbozzi vegetativi, verso i quali riversai tutta l’attenzione possibile.

Con le belle e calde giornate del nuovo anno che si presentava, vidi i nuovi germogli allungarsi enormemente fino a formare numerose infiorescenze ricche di fiorellini gialli. Per tutta la durata della fioritura, fui attratto irresistibilmente dall’andirivieni di insetti pronubi, api comprese, a fare incetta di polline. Come ogni buon accorto ortolano, lasciai maturare al sole le silique (piccoli baccelli) contenenti i semetti emessi dai fiori impollinati, li raccolsi, li custodii per qualche mese e parte di essi li usai per la semina in pieno campo.

Questo secondo gruppo di foto mostra la moltitudine dei colori espressi dalle singole piante nella fase adulta e mai somiglianti tra di loro. La ricchezza dei colori esprime altresì la bontà di un ortaggio ricco di vitamine e di principi attivi considerevoli.

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