Legge sul caporalato nell’agricoltura: risposte concrete e strumenti di prevenzione

Lo scorso giovedì 30 marzo, nella Sala Convegni del Parco Torlonia, si è tenuto uno dei primi incontri che ha avuto ad oggetto il fenomeno del caporalato, che negli ultimi dieci anni è cresciuto del 23% e ha un volume di affari che si aggira tra i 14 e i 17,5 milioni di euro


Avezzano.  Lo scorso giovedì 30 marzo, nella Sala Convegni del Parco Torlonia, si è tenuto uno dei primi incontri che ha avuto ad oggetto il fenomeno del caporalato, che negli ultimi dieci anni è cresciuto del 23% e ha un volume di affari che si aggira tra i 14 e i 17,5 milioni di euro. L’evento, organizzato dal  CO.N.A.P.I. L’AQUILA (Associazione Sindacale Datoriale) e CSVAQ (Centro di Servizio per il Volontariato della provincia dell’Aquila) in collaborazione con la OPENJOBMETIS S.p.a (Divisione Agroalimentare), Gruppo SICURFORM S.r.l e Portale Telematico del Lavoro (Piattaforma Web dei Servizi di Orientamento, Formazione e Ricerca), è stato patrocinato dalla Presidenza del Consiglio Regionale, dalla Provincia dell’Aquila e dal Comune di Avezzano.

Ad aprire questo primo focus sul tema del caporalato e agromafie, caro al nostro territorio, dove il Fucino rappresenta il cuore dell’agricoltura abruzzese, è stato il sindaco di Avezzano, Giovanni Di Pangrazio che ha sottolineato l’importanza di avere un sistema pulito, senza intermediari, cosicché possano trarne vantaggio sia i consumatori che gli imprenditori.  Nel corso delle circa tre ore del convegno, a prendere la parola sono stati l’assessore regionale Dino Pepe, la dirigente del Dipartimento agricoltura della Regione, Maria Antonietta Fusco, Paolo Cupo, docente di Economia all’università Federico II di Napoli, l’avvocato Gino Belisari, la consulente del lavoro Rosa Pestilli ed Elisabetta Fugazzi, coordinati da Gino Milano, moderatore del focus. Tutti gli interventi sono stati incentrati sulla legge 199/2016 entrata in vigore lo scorso ottobre e che costituisce uno spartiacque con il passato su un tema così importante e delicato.

Il fenomeno del caporalato, prevede infatti un vero e proprio sfruttamento dei lavoratori, la maggior parte stranieri o extracomunitari, il più delle volte retribuiti a ‘cottimo’, con una retribuzione che va dai 22 ai 30 euro per 8/12 ore di lavoro giornaliere, senza prevedere nessuna forma di riposo settimanale o momentaneo, violando qualsiasi norma in materia di sicurezza e igiene sul posto di lavoro, spesso e volentieri. Con la nuova normativa, infatti, sono stati ampliati i casi in cui si configura l’ipotesi di sfruttamento, è stata prevista la sanzionabilità del datore di lavoro e non solo del caporale e inoltre, si è assistito ad un inasprimento del quadro sanzionatorio, con la riforma dell’art. 603 bis c.p.

“Intervenire in via preventiva, in riferimento ad un fenomeno sempre esistito”, ha dichiarato Rosa Pestilli. In effetti il caporalato, che negli ultimi anni è stato oggetto di infiltrazioni criminali, anche di natura mafiosa, rappresenta un male che nel settore agricolo si è esteso anche nelle regioni del nord e che da un po’ di tempo a questa parte riguarda non solo extracomunitari ma anche lavoratori italiani. Il fenomeno va combattuto e preso di petto, soprattutto in questo territorio, affinchè siano garantiti pari diritti a tutti i lavoratori e siano protetti anche gli imprenditori onesti, ecco perché la necessità di una normativa pungente, concreta ed efficace, che non ha un intento repressivo della produzione, se solo si pensa che prevede dei vantaggi per chi collabora con l’autorità giudiziaria.

Foto di Manuel Conti

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