Terre Marsicane
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La struttura del catasto onciario, napoleonico e murattiano

Prima parte
Pagine scritte a mano, spesso con grafia incerta e di difficile interpretazione: questo il Catasto onciario che si fa risalire agli anni 1753/1754.

Tramite l’analisi dei documenti è possibile conoscere la consistenza demografica dei Comuni a qual tempo, le attività lavorative che svolgevano gli abitanti, i censi passivi ( LE TASSE )  che gravavano sulle famiglie meno fortunate e lo stato di salute dei cittadini residenti.

Il Catasto onciario, voluto da CARLO III^ di Borbone, una innovazione però la portò: quella di tassare i beni Ecclesiastici, fino ad allora esenti.

Al Catasto Napoleonico furono aggiunti elementi e dati del Pre-onciario e Onciario, come previsto dalla legge del 1816 e dll’art.111 della legge 20 marzo 1865.

Questo Catasto può considerarsi il progenitore di quello oggi vigente, quello geometrico-particellare, che fa riferimento sia ai fabbricati che ai terreni, ed è di recente la notizia che verrà ancora rivisto, sempre al fine di far pagare le tasse ai cittadini.

Va detto, per completezza di informazione, che il nuovo catasto di età murattiana fu realizzato nel 1816 in seguito alla legge del 1806 con la quale, sotto il Regno di Giuseppe Bonaparte, fu abolita la Feudalità e in conseguenza di ciò, i laghi, i fiumi divennero di uso civico.

Nell’Onciario inoltre si evidenziava maggiormente il tipo di abitazione, classificata in base al reddito e alla destinazione, casa, bottega e cantina.

Con questi Catasti era possibile comparare i dati, conoscere la successione delle proprietà terriere, conteggiare le unità immobiliari censite e valutate secondo le rendite catastali, era inoltre possibile valutare la somma dovuta, ovvero la tassa a cui era  assoggettato l’immobile, e come vedremo poi,le tasse alle quali erano stati assoggettati anche gli animali e le opere ( mano d’opera prestata dai cittadi ).

Come si evince non è cambiato nulla.

Il Catasto Onciario si potè fare prendendo come base lo” lo status animarum” (lo stato delle anime), primo documento utile concepito per far pagare le tasse ai cittadini, ed è in qual momento che nacque l’anagrafe della popolazione.

I gruppi domestici (oggi famiglie) si distinguevano in famiglie nucleari e famiglie allargate.

Per famiglie nucleari si intendevano la famiglie composte da una coppia con figli, mentre nelle famiglie allargate alla copia si aggiungevano i rispettivi ascendenti e discendenti, fratelli e sorelle, i cugini, le cugine, il genero e la nuora, celibi, nubili e consanguinei.

Un ruolo centrale era rivestito dalla figura del “Pater familias” (Padre di familia) come previsto dall’antico diritto romano, il” Pater familias” vigilava sulla proprietà di ogni componente dell’organizzazione familiare, il tutto era finalizzato a non frammentare la propria terriera.

Poi vi erano i dati ricavabili dalle “Rivele “e dagli “Aprezzi” notizie importantissime per avere il quadro di quella società nella quale venivano classificate non solo per censo ma anche per” Status” o per “Difetto”.

Riportiamo alcuni vocaboli con cui venivano appellati (chiamati) i cittadini: MISERABILE, CIONCO, STORPIO, VEDOVO, NUBILE, CELIBE.

La totalità di queste persone erano analfabeti

C’erano poi i “BENESTANTI” i “NOBILI” e gli “ENTI ECCLESIASTICI” che non erano analfabeti e sapevano leggere e scrivere, però non pagavano le tasse.

A breve la seconda parte.

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