La meridiana e non solo

 

Tutti credo conoscano la meridiana od orologio solare che adorna talora la parete esposta a sud di qualche antico edificio.  E tutti i linguisti affermano che il termine derivi dal lat. meri-diem ‘mezzogiorno’. Il nome designerebbe   propriamente (la linea) meridiana proiettata a mezzogiorno dallo gnomone, l’asta di legno o metallo che ne è una componente essenziale, la quale getta appunto la sua ombra sulla parete, in cui sono segnate varie ore giornaliere, rappresentate da “spicchi” uguali che si dipartono dalla radice dello gnomone formando una sorta di semicerchio. La prima osservazione che si può fare sull’etimo proposto dai linguisti è che lo strumento non indica solo il mezzogiorno, ma anche diverse altre ore antimeridiane e postmeridiane. Nell’antichità greco-romana talora la meridiana era costituita da un obelisco piantato al centro di una piazza la quale veniva magari suddivisa in tanti spicchi rappresentanti ciascuno la durata di ogni ora: si pensi alla cosiddetta Meridiana di Augusto nel Campo Marzio a Roma, la quale pare presentasse una simile suddivisione.

La soluzione del problema etimologico, secondo me, va trovata analizzando la storia del lat. meri-diem ‘mezzo-giorno’.  Si sostiene che il membro meri- sia dovuto al rotacismo (trasformazione in r- di una consonante) di un anteriore *medi da lat. medi-u(m) ‘medio, mezzo’. Si tratterebbe insomma di una normale dissimilazione della prima delle due –d- di *meDi-die(m), termine peraltro attestato a Preneste[1].  Oppure di influsso dell’adstrato (strato linguistico contiguo a quello latino) osco-umbro in cui i rotacismi erano frequenti. Risulta però un po’ strano anche il fatto che tutti gli altri termini latini inizianti per medi- ne siano privi. Si tratta quindi di un unicum.  Anche l’accentazione di merI-diem (con accento su –ri-) sarebbe anomala, secondo M. Alinei[2], rispetto ad altri termini latini composti da medi- che hanno l’accento spostato in avanti, come medi-tUllium ‘punto centrale, centro’, e tenendo presenti gli esiti romanzi del fortunato allotropo popolare  *medio-diem  che ha dato composti con l’accento sulla –i- di -dIem, come it. mezzodì, fr. midi, sp. mediodia, port. meio-dia.

Io sono del parere che l’accento di merIdiem sia in quella posizione perché sotto l’ espressione si trovava  precedentemente il greco merìdi-os ‘particella’ o la radice di gr. merìs, merìd-os ‘parte’, significato riferito qui allo spicchio della meridiana. Anche in antico ligure esisteva un merides[3] che indicava una ‘parte di terreno divisa dal resto’.  D’altronde, anche nello stesso latino, il verbo merit-are ‘guadagnare’, intensivo di mer-ere ‘guadagnare, prestare servizio militare, ecc.’, non può essere estraneo alla stessa radice nel significato di ‘parte ottenuta come ricompensa, guadagno’ come i linguisti affermano. La forma meridi-ana avrebbe indicato quindi l’insieme degli spicchi dello strumento, con un significato collettivo come quello ancora presente nei termini inglesi, generalmente aventi come base nomi personali, come Shakspeare-ana  oppure Shakspear-iana ‘insieme di cose appartenenti o relative a Shakespeare’. Forse questo suffisso, o uno simile,  con questo significato collettivo, è rintracciabile nell’it. camp-agna che all’origine doveva significare quindi ‘insieme di campi’ e nell’it. mont-agna, se il termine significava all’origine anche  ‘successione di monti addossati gli uni agli altri’  insieme a quello di ‘monte’ che dura tutt’oggi, come risulta dal dizionario etimologico di O. Pianigiani, consultabile nel web.

La meridiana, quindi, non doveva indicare la ‘(linea) meridiana (disegnata sulla parete dall’ombra dello gnomone) a mezzogiorno’ ma semplicemente la ‘ripartizione (in spicchi di una superficie piana  per misurare le ore diurne) oppure ancora più semplicemente ‘gruppo (di spicchi nella parete)’.  Una volta perdutosi però, nella coscienza del parlante, il significato originario ‘parte’ della base di meridi-ana, si dovette verificare una forte spinta ad intenderla come ‘(linea) meridiana’, cioè linea del meri-diem, proiettata dallo gnomone il cui significato era contestualmente diventato ‘mezzogiorno’, essendo scomparso quello di ‘parte’. Ed è probabilmente in questo frangente che un eventuale latino *medi-diem ‘mezzogiorno’ (uguale a quello attestato a Preneste) sia stato costretto ad assumere la forma rustica meri-diem. 

In conseguenza di quanto detto sopra, penso che anche la base meridiana, che l’Alinei pone all’origine di alcune espressioni dialettali che indicano il ‘meriggiare’ delle pecore durante la calura estiva, debba essere intesa non come ‘ombra’ (sotto la quale le pecore generalmente ‘meriggiano’) ma come ‘insieme, gruppo’. Quello formato, appunto, dalle pecore che d’estate, dopo aver mangiato e spinte dalla calura, si riuniscono insieme, possibilmente sotto qualche albero, restando ferme ciascuna addossata all’altra e con il capo sotto la pancia dell’altra. L’espressione meridiana, in questo significato, probabilmente andava a perdersi nella notte dei tempi, prima che si originasse o si completasse la stessa lingua latina storica. Il termine ricorre in italiano e in francese, e doveva essere una voce rustica diffusa tra il popolo ma non ufficiale, diciamo così. In latino la parola corrente per lo strumento era solarium o più genericamente horologium ‘orologio’, vocabolo mutuato dalla lingua greca, la quale peraltro usava anche il termine helio-tropion ‘orologio solare’.

NOTE
[1] Cfr. sito web: www.continuitas.org/texts/alinei_meridies.pdf

[2] Cfr. sito web: www.continuitas.org/texts/alinei_meridies.pdf

[3] Cfr. G. Semerano, Le origini della cultura europea, Olschki editore, Firenze 1984.

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