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Indifferenziati in arrivo da Roma e dal Lazio: cifre incongruenti e informazioni non sufficienti, il WWF Abruzzo invoca chiarezza

Lo scopo finale del WWF è fermare e far regredire il degrado dell’ambiente naturale del nostro pianeta e contribuire a costruire un futuro in cui l’umanità possa vivere in armonia con la natura.

L’Abruzzo deve puntare al 70% di differenziata entro il 2022 ma ci sono vergognosi ritardi in alcune città con notevole numero di abitanti. In Italia già nel 2016 erano ben 525 i comuni “rifiuti free” La richiesta di trattare in Abruzzo una ulteriore quantità di rifiuti provenienti da Roma, offre l’occasione per qualche riflessione, che va al di là della stessa situazione contingente i cui esiti sono tuttora in fase di definizione.

Ad oggi e da alcuni anni in virtù di un accordo di programma sottoscritto dalle due regioni interessate alcune tonnellate di rifiuti indifferenziati vengono già trasportate ogni giorno dal Lazio all’impianto ACIAM di Aielli che trattiene il compost e invia in discariche fuori regione il secco residuo. Circa le quantità trattate c’è palesemente confusione visto che il sottosegretario con delega all’ambiente Mario Mazzocca ha parlato di 180 t/giorno mentre il sindaco di Aielli di 30 tonnellate: sarebbe il caso che su questioni così delicate che investono la salute dei cittadini e dei territori si cominciasse a rendere pubblici e comprensibili i documenti ufficiali, perché qualsiasi cittadino possa immediatamente sapere di che cosa si sta realmente parlando.

I rifiuti romani, semmai la soluzione Abruzzo (impianti di Chieti, Sulmona e Aielli ma quest’ultimo, secondo il sindaco, sarebbe già al limite della propria potenzialità) dovesse riproporsi e concretizzarsi, rappresenterebbero certamente un buon affare per i gestori delle aziende di trattamento, ma pessimo per la collettività che, tra l’altro, vedrebbe peggiorate le condizioni ambientali del proprio territorio costantemente attraversato da TIR carichi di rifiuti. Un esempio in tal senso si ha anche a Chieti dove l’unico impianto al 100% privato dei tre interessati a ricevere il pattume della capitale già accoglie una notevole quantità di indifferenziato quotidianamente da tutto il pescarese e da buona parte del teramano e del chietino. Questo in una città inserita in una zona di risanamento per quanto riguarda la qualità dell’aria e nella quale i cittadini si impegnano da anni nella raccolta differenziata, oggi porta a porta, senza averne benefici economici.

L’adeguamento del Piano regionale di gestione dei rifiuti punta all’autosufficienza regionale già dal 2019 ed è ben poco comprensibile come questo obiettivo virtuoso possa contemperarsi con l’arrivo di rifiuti da altre regioni. Nelle osservazioni presentate lo scorso anno insieme a Legambiente durante la fase di predisposizione del Piano, il WWF aveva esplicitamente richiesto la revisione al ribasso dei volumi complessivi nelle discariche residuali e degli impianti di trattamento “a nostro avviso eccessivi – scrivevamo allora – alla luce di un piano che si pone come obiettivi fondamentali l’azione di riduzione, riciclo, sviluppo dell’economia circolare e della specializzazione dell’impiantistica”. L’obiettivo non può che essere quello di massimizzare le politiche di riduzione, potenziando e agevolando la raccolta differenziata con progetti ambiziosi: nel caso dell’Abruzzo si deve puntare a una raccolta differenziata oltre il 70% di media regionale al 2022 (oggi siamo circa al 56% nonostante i vergognosi e gravissimi ritardi di Pescara e di altre popolose città) con una produzione di rifiuti urbani indifferenziati al di sotto dei 100 kg annui per abitante.

Obiettivi realistici visto che già nel 2016 in Italia erano ben 525 – per una popolazione complessiva che sfiora i 3 milioni di abitanti – i comuni “rifiuti free” che hanno deciso di puntare sulla riduzione del residuo non riciclabile da avviare a smaltimento: questi comuni producono tutti meno di 75 kg annui per abitante di rifiuto secco indifferenziato, un risultato importante ottenuto con ricette diverse ma con un denominatore comune: la responsabilizzazione dei cittadini attraverso raccolta domiciliare, comunicazione efficace e con politiche anche tariffarie che premiano i comportamenti virtuosi. Non è un caso se dei 525 comuni rifiuti free ben 255, quasi il 50%, hanno un sistema di tariffazione puntuale, nel quale si paga non una tassa per un servizio, ma in base ai quantitativi realmente smaltiti. A questo si deve puntare anche in Abruzzo.

La pubblicazione – che il WWF sollecita – dei dati comune per comune e le informazioni offerte a tutti sulla destinazione (di transito e finale) di ciascuna tipologia di rifiuti e su ogni accordo in atto o allo studio per far entrare o uscire dalla regione materiale di scarto rappresenteranno un ulteriore passo in avanti verso la chiarezza e la buona politica, essenziali in un settore che riguarda direttamente la salute dei cittadini e del territorio.

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