Terre Marsicane
La voce della Marsica

Il tribunale di Avezzano (1811-2012)

Con decreto legislativo del 7 settembre 2012, n. 155, sono state reiterate le disposizioni concernenti, la chiusura dell’antico e storico organo di giustizia marsicano: una soppressione già tentata dai Savoia nel 1863 ma non riuscita in attesa dei necessari riesami dell’assetto territoriale. Tali travagliate vicende del Tribunale di Avezzano raggiungeranno il suo apice, proprio durante il difficile processo unitario.

Istituita con le nuove leggi napoleoniche del 1811, la Cancelleria venne collocata il 10 giugno dello stesso anno, prima nei locali del Castello Colonna e poi nel monastero soppresso di S.Francesco: «proposto per la Giustizia e Cancelleria di Pace e per la Gendarmeria», tenuto conto che la città fu eretta a quarto distretto (dopo L’Aquila, Sulmona e Cittaducale) con sede di sotto-intendenza, Tribunale, carceri, milizia civica e una brigata di gendarmeria francese. Tuttavia, il vecchio convento trecentesco, posto fuori la cinta muraria, era considerato: «mal sicuro di notte a riguardo delle gelosie delle carte da conservarsi» (come da comunicazione del sindaco di Avezzano all’intendente provinciale Colonna de Leca).
Terminato il Decennio francese e subito dopo la Restaurazione del Borbone, il primo cittadino (Jatosti), in data 7 dicembre 1858 chiese al governo sovvenzioni per restaurare i locali devastati dalle rivoluzioni carbonare del 1821 e del 1848. In particolare, occorreva mobilio nuovo, materiale di cancelleria e, soprattutto, accomodamento delle carceri da cui era facile evadere.

Durante quella che fu definita reazione antiunitaria e poi con lo scatenarsi del brigantaggio, proprio nell’anno 1863 «cominciò ad agitarsi la questione sulla riduzione dei Tribunali». Paiono fondate allora le preoccupazioni manifestate dal capoluogo di distretto per impedire simile perdita. Il comune di Avezzano, sostenuto a spada tratta da tutti i sindaci dei municipi marsicani inviò nell’aprile del 1864 una delegazione a Torino per incontrare il ministro Pasquale Stanislao Mancini, evitando tale grave risoluzione (con l’avvento della Sinistra storica diverrà Ministro di Grazia e Giustizia).

Effettivamente, il nuovo governo della Destra liberale era ben deciso ad abolire il Tribunale di Avezzano (lasciando invece attivi quelli delle sedi più antiche di L’Aquila e Sulmona), poiché la Marsica con il «cessato» regime borbonico, era considerata «responsabile dello stato selvaggio» e, gli stessi giudici, temendo di venir uccisi dal popolo in rivolta, fuggirono spesso dalla città sede di sotto-prefettura (non dimentichiamo che in tutta la zona, dall’autunno del 1860 alla primavera del 1861, si erano verificati gravi scontri). Secondo il parere dei parlamentari Sabaudi, per questo e altri addebiti, occorreva immediatamente abolire il «Tribunale Civile» e sostituirlo «con un Centro Giudiziario Militare» (così insisteva il generale Alfonso La Marmora). In alcune lettere inviate al ministro in questione, si legge di un: «abbruttimento universale carezzato dalla caduta Signoria del Borbone la quale agogna raccoglierne i frutti».

Per i notabili marsicani si prospettava, invece, un significativo progresso del territorio con la costruzione di nuove strade, delle ferrovie e un prossimo sviluppo delle fertili terre del Fucino: «per cui il sistema della soppressione generale dei Tribunali importerebbe accentramento e spostamento d’interessi con grave danno della Giustizia che è la prima necessità sociale». Queste osservazioni furono inviate dal sindaco di Avezzano in data 12 luglio 1867 all’onorevole León de Rotrou (già amministratore e ingegnere di Alessandro Torlonia) che, in quel momento, sedeva nel parlamento di Firenze. Oltretutto, la lunga missiva fu completata da dati positivi sul lavoro svolto fino a quel momento dal Tribunale di Avezzano: nel 1864 aveva quattro giudici effettivi e un «Ufficiale del P.M.», non certo inadempienti ai loro doveri; anzi, avevano emesso 421 sentenze definitive con dati paragonabili a quello di città italiane molto più grandi e importanti in proporzione ai reati. Addirittura, alla luce dei risultati positivi e con l’aumento delle cause, si chiese di aggregare alla giustizia del Tribunale marsicano anche i due mandamenti di Borgorose e Fiamignano (Cicolano); mentre, secondo il parere di molti illustri avvocati locali, occorreva ridurre il personale giudiziario in altre giurisdizioni meno attive. Oltremodo, si fece notare al ministro che per i marsicani raggiungere i tribunali dell’Aquila e di Sulmona attraverso i «famigerati passi» dell’altopiano delle Rocche e quello di Forca Caruso, sarebbe stato impossibile a causa delle nevi invernali e dei briganti sempre in agguato in quei luoghi desolati.

Nonostante ciò il «Guardasigilli del regno d’Italia» (Giuseppe Vacca), continuò a sostenere fermamente la necessaria soppressione. Per la nuova classe politica marsicana, quindi, occorreva trovare altre vie per risolvere l’annoso problema. Così, tra il 1865 e il 1868 si moltiplicarono gli interventi autorevoli a favore del mantenimento del Tribunale di Avezzano. Addirittura, lo stesso presidente del Foro (Nicolantonio Russomanno), fece sentire la sua voce di protesta chiedendo, in occasione di un eventuale rimpasto della circoscrizione territoriale, che fosse salvaguardata questa importante e attiva istituzione, appoggiato dal principe Torlonia e dall’intera giunta comunale sostenuta dall’avvocato Vincenzo Cerri (1).
Il 25 maggio 1868, un lungo memorandum «sulla progettata soppressione del Tribunale di Avezzano» fu sottoscritto dal sindaco Nicola Jatosti e dai consiglieri: Gaetano Resta, Gennaro Cerri, Luigi Altobelli, Matteo Orlandi, Paris Mattei, Giovanni Jatosti ed Enrico Mattei. Per chiedere con maggiore insistenza al nuovo regno d’Italia l’autonomia giudiziaria a favore di Avezzano, intervenne anche il maggiore generale Mariano D’Ayala, i deputati Panfilo Tabassi e Antonio Boselli, quando già i funzionari del governo presero atto di una riduzione della popolazione marsicana per giustificarne la soppressione.

Per controbattere simili false argomentazioni e con cifre alla mano, si pubblicò un opuscolo aggiornato con dati espressivi, nelle quali si sosteneva che: «Il nuovo Censimento però ha fatto discendere il numero de’ Marsi ad 86.380, vale a dire a poco più di 7000, il che non è punto al vero conforme, mentre in generale la popolazione è qui cresciuta anziché scemata. Non vuolsi con ciò appuntare d’inesattezza il Censimento, ma i suoi erronei risultati derivarono dall’essersi effettuato nel colmo del verno, quando la popolazione della parte più montuosa di queste contrade suole emigrare a causa della pastorizia e di agricoltura per la Puglia, Terra di Lavoro e per l’Agro Romano…tenendo un calcolo morale di questo dato statistico si può contare, che la popolazione Marsicana giunga press’a poco a 100.000, quale cifra porrebbe il Tribunale di Avezzano quasi in una media posizione tra tutti gli altri». Con nuove «Osservazioni che si sottomettono alla Commissione, incaricata dello studio sulla riduzione de’ Tribunali per dimostrare che quello di Avezzano debba essere mantenuto», s’intese riassumere l’intensa attività del Tribunale (Numero d’Affari) dal 1863 al 1867, attraverso diverse memorie in cui per agevolare i lavori della Commissione s’illustrò l’importanza della viabilità, il numero delle sentenze civili e penali, atti di volontaria giurisdizione, sentenze commerciali, incidenti davanti al Presidente, sentenze correzionali in prima istanza e in appello, sentenze civili definite (2).

Nell’appendice di un’ennesima memoria del Tribunale di Avezzano, si affermò: «Durante l’anno 1869 l’Ufficio d’Istruzione ha compiuto 1108 processi, e sonovi state 1682 Ordinanze definitive emesse parte dalla camera di Consiglio, parte dall’Istruttore. L’Ufficio Pubblico Ministero poi, ha emesso 2206 requisitorie scritte in processi per crimini e per delitti, e lettere spedite sommano a 4959. Tutto insomma rileva un progressivo aumento di affari civili e penali».

Evidentemente, le pressioni del principe Torlonia, dei deputati della Marsica e di altre importanti personalità del mondo politico, scongiurarono la soppressione mantenendo in vita l’attività giudiziaria e la stessa sede del Tribunale ad Avezzano.
L’anno dopo la Breccia di Porta Pia, quando ormai il tormentato processo unitario ebbe il suo epilogo con la proclamazione di Roma Capitale, fu pubblicato il: «Calendario Giuridico del Tribunale Civile e Correzionale di Avezzano».

Da allora, come ogni anno avvenne, si stabilì un calendario (periodo ordinario) del «Notamento dei giorni per le udienze». Leggendo gli atti si evince che il tribunale si riuniva da lunedì al venerdì, in assemblea generale e pubblica: «per udire la relazione del Pubblico Ministero sull’Amministrazione della Giustizia dell’anno 1869 a norma degli articoli 150, 198 dell’Ordinamento Giudiziario». Venne fissato per l’occasione un «Orario» per definire l’apertura delle udienze pubbliche a cominciare dalle nove antimeridiane del 1° maggio fino a tutto il mese di settembre e, alle dieci, da ottobre ad aprile. Oltretutto, furono concordate udienze straordinarie secondo il bisogno; mentre, la «Commissione del Gratuito Patrocinio» si riuniva ordinariamente alle ore dieci antimeridiane ogni primo giovedì di ciascun mese, salvo le straordinarie convocazioni che potevano esser indette dal presidente della commissione medesima.

Interessante rimane l’elenco dei membri il tribunale di Avezzano con il personale di cancelleria e i componenti il «Pubblico Ministero» compreso la segreteria.
Quasi tutti i cognomi risultano non originari della Marsica, bensì provenienti da altri luoghi della penisola, come d’altronde la maggior parte delle maestranze in cerca di occupazione nell’Amministrazione Torlonia. Il presidente del tribunale era Lorenzo Della Ratta; i giudici Augusto Della Cananea e Gioacchino Bottino; i giudici istruttori Alipio Falcocchio ed Erasmo Manfredi.

Tra i componenti l’ufficio del pubblico ministero si rileva il nome del «Procuratore del Re» Francesco Cesi e segretario Gaetano Mecozzi. La commissione per il patrocinio gratuito era formata dal presidente, dal Procuratore del Re (Relatore), dall’avvocato Matteo cavalier Orlandi (avezzanese); dall’avvocato supplente Rosato Sclocchi (pescinese) e dal segretario Angelo Cristini.

Tra i «Componenti il Foro» furono elencati quelli dei procuratori, avvocati: Vincenzo Cerri (veterano patrocinatore di mille cause zonali); Matteo Orlandi, Serafino D’Ovidio, Ernesto Zugaro, Vincenzo Ottavi, Giovanni Mariani, Achille De Sanctis, Nicola Gamberale, Francesco Martin, Pasquale Schiavone, Giuseppe Colacicchi (appartenente ad antica famiglia avezzanese), Giuseppe Petrella, Antonio Di Carlo, Luigi Altobelli e Costanzo Renzi (3).
Nel 1881 il «Tribunale Civile e Correzionale di Avezzano, il Circolo d’Assise e la Pretura» lasciarono la vecchia sede ormai cadente (il perito Bartolomeo Corbi aveva sconsigliato nel 1877 la ristrutturazione del convento perché molto costosa), per trasferirsi in affitto nel palazzo degli Orlandi (adiacente Piazza Torlonia), con pigione riscossa per ben dieci anni dalle figlie Maria Grazia e Mariannina. Altre grane (stavolta interne all’edificio), sorsero contro la famiglia Rampa, che alloggiava nello stesso palazzo però al terzo piano e quindi ritenuta estranea e incompatibile al Tribunale stesso (1903-1904) (4). Dopo il terremoto «Dodici stanzucce, ripugnanti, misere, anguste» ospiteranno nelle baracche la pretura, la procura del re, l’ufficio istruzioni, il Tribunale, laddove, come scrisse il cronista avezzanese Armando Palanza: «Impiegati e Magistrati sino ad oggi hanno dato mille prove di sacrificio, di abnegazione perché la Giustizia potesse seguire il suo corso» (5).

Tra le due guerre mondiali con il Piano Regolatore e di Ampliamento (1926) fu realizzato il nuovo Palazzo di Giustizia in Viale Antonio Salandra (attuale Via Corradini), con accanto la caserma dei carabinieri, situata dove oggi si trova la Procura della Repubblica (si veda la pianta dell’Archivio Storico Genio Civile Avezzano Regionale).

NOTE

  1. Archivio Storico Comune di Avezzano, Giustizia Tribunale, 1811-1904, cat. VI/V, b.4.
  2. Brevi Osservazioni che si sommettono al Ministro Guardasigilli per dimostrare che in occasione del rimpasto delle circoscrizioni territoriali il Circondario Giudiziario di Avezzano debba essere mantenuto, Tip.G.Favale, Torino, 1863.
  3. Biblioteca Nazionale Centrale Firenze, Calendario Giuridico del Tribunale Civile e Correzionale di Avezzano per l’anno 1871, Avezzano, Tip. Marsicana di V.Magagnini, 1871.
  4. La documentazione rileva tutte le fasi dello sfratto con l’intervento della forza pubblica e la strenua resistenza della famiglia Rampa, decisa a farsi arrestare dai reali carabinieri, piuttosto che sgombrare con le buone.
  5. Il Risorgimento d’Abruzzo, Settimanale di Battaglia, Anno II, Num.41, Roma, 8 Febbraio 1920.

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