Il Profumo ai tempi dei Marsi

La parola “profumo” deriva dal latino per fumum, che significa letteralmente “attraverso il fumo”. L’origine va ricercata nell’utilizzo di alcuni oli e aromi essenziali, come l’incenso, che venivano bruciati in offerta a dei e antenati.


Presso le civiltà antiche, tra cui quella dei Marsi, le fumigazioni erano praticate a fini sacri, per inviare messaggi al cielo, come vettori delle orazioni rivolte agli dei o alle persone care scomparse. Ma non solo. Essi usavano alcune essenze come rimedi per curarsi a base di salvia, di malva e di cumino somministrati sotto forma di suffumigi, frizioni e bagni. L’olio d’oliva era spesso alla base di unguenti per il corpo che oltre a proteggere ed idratare la pelle, la profumava. Con il contagio romano, i Marsi ,da principio avversi a queste frivolezze, furono contagiati dall’amore per i profumi e gli unguenti. Inizialmente legati al culto religioso, le essenze profumate passarono all’uso personale o d’ambiente: i Romani portarono unguenti, acque aromatiche, profumi, pastiglie e polveri odorose. Dalla Repubblica all’Impero, i profumi conobbero un successo formidabile, a tal punto che, come racconta Petronio nel Satyricon, i banchetti erano vere e proprie “orge olfattive”.
Caduto l’Impero Romano, in Europa l’arte della profumeria conobbe un periodo di decadenza. Questo si deve anche al Cristianesimo che, con i suoi austeri costumi, riservò la pratica dell’uso delle essenze profumate al solo culto religioso. Sarà solo nel XIII secolo, alla fine delle Crociate, che il profumo fece ritorno stabilmente in Europa.
Non si può datare con precisione la nascita del profumo, ma l’archeologia ci informa che accanto all’utilizzo del profumo come intermediario fra l’uomo e gli dei, quasi subito esso fu usato anche come strumento di seduzione e per la cura del corpo.
Alcune ricerche nell’isola di Cipro, hanno scoperto quella che si crede la più antica fabbrica di profumi del Mediterraneo: sono stati rinvenuti reperti risalenti al XX secolo a.C. di una fabbrica adibita alla produzione d’olio d’oliva e al suo impiego nei settori cosmetico, medico-farmaceutico e tessile. La varietà delle essenze usate era davvero ampia per quei tempi: mirto, lavanda, cinnamo, rosmarino, origano, alloro, coriandolo, prezzemolo, mandorla amara, camomilla e anice. Nell’ antico Egitto, il profumo era presente nei templi e nei rituali religiosi: purifica il corpo e la mente della persona in vita ed è parte integrante del rito dell’imbalsamazione dei defunti. Al significato magico-sacrale se ne sommò poi uno più profano, legato all’arte del sedurre. Le donne egizie si spalmavano sul corpo balsami e oli profumati, distribuivano sui capelli pomate aromatiche. La regina Cleopatra esaltava il proprio fascino e la propria bellezza con unguenti e oli profumati. Fu lei ad accogliere Marco Antonio, al loro primo incontro d’amore, in una stanza cosparsa di petali di rosa dove bruciavano incensi ed erbe aromatiche.
Il profumo più utilizzato dai faraoni e dalle loro consorti era il Kyphi, un composto formato anche da più di cinquanta essenze. Plutarco scrisse che il Kyphi aveva il potere di «favorire il sonno, aiutare a fare dei bei sogni, rilassare, spazzare via le preoccupazioni quotidiane, dare un senso di pace».
Tra i numerosi ingredienti utilizzati in questa antica fragranza, erano presenti il pistacchio, la menta, la cannella, il ginepro, l’incenso e la mirra. L’incenso (Boswellia sacra) e la mirra (che si ricava dalla Commiphora burseraceae) erano le due resine più note nell’antichità.
Accanto al valore religioso e sociale, i profumi nell’antico Egitto assunsero anche un rilievo diplomatico: le essenze profumate erano molto preziose e i faraoni ne facevano dono ai sovrani alleati.
Più tardi i profumi entrarono nell’uso quotidiano anche di nobili, funzionari e cortigiani. Fu così che gli schiavi ebrei vennero a conoscenza di alcune formule, dedicandosi, una volta liberi, alla produzione e al commercio di questi prodotti aromatici. Tuttavia, presso il popolo ebraico l’utilizzo delle essenze profumate era già diffuso. Anzi, nella mistica ebraica l’odorato è l’unico senso che dà piacere all’anima, e quindi avvicina a Dio.
L’arte di miscelare gli aromi si diffuse anche in Occidente, in Grecia e a Roma. Fin dall’epoca Creto-micenea (1500 a.C.), i Greci credevano nell’esistenza di esseri divini rivelati dagli aromi e dai profumi.
I profumi erano talmente apprezzati da essere considerati creazione degli stessi dei. Per questo, presso questo popolo, accanto all’importanza delle essenze profumante nelle celebrazioni del culto, il profumo era legato a tutti i passaggi della vita: la nascita, il matrimonio, la morte erano tutte accompagnate da fumigazioni e unzioni profumate dalle virtù purificatrici e sacre.
Tra le preparazioni profumate degli antichi Greci ricordiamo il kipros, a base di menta e bergamotto, e il susinon a base di giglio.
Ma fu in Oriente che il commercio di aromi e spezie conobbe un grande sviluppo. La scoperta dell’arte della distillazione diede un enorme impulso al mercato dei profumi. Gli Arabi non sono gli inventori di questa tecnica ma l’hanno raffinata e diffusa.
Nel X secolo, il celebre medico arabo Avicenna scoprì come distillare l’Acqua di rose dai petali della rosa centifolia. Fu l’Istituto Superiore delle Scienze di Salerno, intorno all’anno Mille, a sostituire l’olio con l’alcol come eccipiente del profumo.
I monaci benedettini al seguito delle armate cristiane in Terra Santa, carpirono dai manoscritti arabi i segreti della distillazione. Grazie alle Crociate si importarono dall’Oriente anche aromi ed essenze nuove.
Il primo profumo moderno in soluzione alcolica fu preparato in Ungheria nel 1370 da un monaco esperto di chimica. Il profumo, noto come Eau de Hongrie (“Acqua Ungherese”), era un estratto di rosmarino, timo e lavanda. La regina Elisabetta d’Ungheria si vantava, grazie ai poteri di questo profumo, di essere riuscita a sedurre a settant’anni il re di Polonia.
Nel Rinascimento l’arte della profumeria si sviluppò ulteriormente: la chimica sostituì definitivamente l’alchimia migliorando la distillazione e la qualità delle essenze.
I grandi profumieri del Rinascimento erano spagnoli e italiani. Quando Caterina de’ Medici giunse in Francia per sposare il Duca d’Orléans, il futuro re Enrico II, portò con se dall’Italia il suo profumiere Renato Bianco (poi francesizzato in René Le Florentin).
Nel 1600 nasce l’Acqua di Colonia. Secondo alcuni, suo “inventore” fu Gian Paolo Feminis, originario di Santa Maria Maggiore, cittadina della Val Vigezzo (nell’attuale provincia del Verbano Cusio Ossola). Originariamente venditore ambulante, Feminis inventò e produsse una sostanza che, a suo dire, guarivatutti i mali. Si chiamava Aqua Mirabilis. Trasferitosi a Colonia, in Germania, questo liquido diventò Acqua di Colonia. Secondo altri, a “inventare” questa essenza fu un altro italiano, Giovanni Maria Farina, anche lui della Val Vigezzo. La formula messa a punto dal Farina comprendeva una trentina di essenza, tra cui limone, cedro, arancia, pompelmo, lavanda, timo e rosmarino.
Una vera rivoluzione nel campo della pulizia personale avvenne verso la fine dell’Ottocento quando Louis Pasteur (1822-1895), padre della microbiologia, scoprì l’esistenza dei batteri. Ne derivò una forte spinta all’igiene personale e venne meno l’esigenza di ricorrere a fragranze grevi. La Rivoluzione Francese arrecò un colpo terribile alla profumeria considerando le essenze profumate sinonimo di aristocrazia.
Nel 1778 nacque a Milano la Casa di Profumo, Saponi e articoli per toletta Angelo Migone & C., che produceva beni profumati e per la cura della persona. Nel XIX secolo l’abolizione degli editti corporativi e la liberalizzazione del commercio permisero di segnare una tappa decisiva nella produzione del profumo. In questo periodo entrò in scena il famoso marchio Guerlain. Durante la prima Guerra Mondiale si ebbe uno stop all’uso ed al consumo dei profumi, per la difficoltà di reperire le materie prime.
Negli anni Cinquanta il profumo ritornò ad essere arma di seduzione. Il mercato fu inondato da migliaia di nuove fragranze profumate. Nelle profumerie comparve anche l’eau de toilette per uomini, anche se il profumo maschile resta legato al rito della rasatura.
La profumeria contemporanea offre oggi lo spettacolo di una vera e propria arte, con la sua profusione d’innovazioni, facendosi interprete delle culture, delle tradizioni e delle mode olfattive di ogni parte del mondo. Guardando le vetrine delle profumerie ci si rende conto di quanto sia lontano il mondo dei nostri avi ma camminando per le nostre amate montagne si possono ritrovare le essenze antiche, quelle stesse che profumavano le donne e gli uomini marsi e che sapevano di semplicità.

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