Terre Marsicane
La voce della Marsica

Ercole Nardelli sindaco di Avezzano

Un filosofo nel vortice delle polemiche post-terremoto
di Fulvio D’Amore (ricercatore e saggista)

A tre mesi dalla marcia fascista su Roma, sulle pagine de «Il Risorgimento d’Abruzzo», il primo cittadino di Avezzano del dopo-terremoto (Ercole Nardelli), intese esaltare la rinascita della sua città con un titolo reboante a carattere cubitali datato 27 luglio 1922.

L’articolo, enfatico e retorico: «Avezzano, terra di Titani, sulle rovine del terremoto sorge più grande e più bella» (tipico nei discorsi dei politici liberali dell’epoca), fu pubblicato sul giornale con lo scopo di illustrare le urgenti opere da compiere e quelle già realizzate, che avrebbero riportato, comunque, la sede della Sottoprefettura agli antichi splendori e, soprattutto, al centro dell’intera Marsica.

Tra le mete ambite dall’ufficio tecnico municipale «del quale è anima il valoroso Ing.Orlandi» (così dichiarò), si stava progettando un teatro comunale che sarebbe costato circa un milione di lire. Oltremodo, si prevedeva altra spesa di cinquecentomila lire per la sistemazione stradale del vecchio abitato e, ugual cifra, per il nuovo acquedotto «Aurunzio» compreso il palazzo comunale.

In realtà, per lui, la città di Avezzano aveva fatto, dopo sette anni dal terremoto, un «cammino secolare che aveva del meraviglioso». Nell’intervista, rilasciata al cronista di turno, egli ribadì con orgoglio: «Possiamo, perciò, dire che ad Avezzano l’elemento forestiero si riduce a quattro o cinquecento braccianti che immigrano nella stagione dei lavori. Avezzano oggi è numericamente più grande del tempo anteriore al terremoto. In sette anni! Sembra un sogno!». A sostegno delle sue affermazioni, citò il «Censimento»  del 1921, che aveva fatto registrare un aumento demografico eccezionale: popolazione 11.609 compresi i 333 abitanti residenti fuori il comune. Poi aggiunse: «Né è a credere che trattasi di popolazione occasionale, fluttuante, qui temporaneamente residente per ragioni di lavoro. Dopo il terremoto tornarono in patria oltre duemila emigrati in America che non si sono più allontanati: tornarono tutti i residenti in altre città d’Italia e d’Europa. Vennero ad Avezzano numerosi forestieri, attratti dalle specialissime condizioni d’ambiente, pieno di attività industriali ed agricole. Costoro oggi si sono definitivamente stabiliti ed hanno contratto, quasi tutti, vincoli di parentela con gli antichi abitanti».

Partendo da queste ottimistiche osservazioni, Nardelli espresse anche forti rimpianti per sua assenza da Avezzano già molti anni prima del sisma ed ammise: «Non so per quale strana vicenda di umana psicologia, io e con me tutti coloro che prima del terremoto avevano, per ragioni di lavoro disertato la terra natia, abbiamo sentito, dopo la indimenticabile data del 13 gennaio 1915, risorgere più gagliardo l’affetto per la contrada distrutta. Era il paese natio prima della nostra grande disgrazia, l’oasi tranquilla e silenziosa nella quale sostava la nostra fatica e i nervi si ritempravano nell’affetto e nella familiarità degli uomini e delle cose; divenne, dopo la tragedia, il motivo del nostro tormento, del nostro spasimo: ma spasimo e tormento ci insegnarono ad amare così come insegna ad amare il dolore. Quanti di noi non tornarono, durante la lunga Guerra, senza una ragione al mondo, alle pietre del nostro immenso cimitero, ad abbeverarsi di lacrime e a confortarsi di lacrime?».

Non mancò, come secondo fattore di rinascita della Marsica, di descrivere l’opera svolta dall’instancabile amico Camillo Corradini, affermando: «Si può, di Camillo Corradini, discutere, biasimare l’indirizzo politico, ma nessuno, che abbia coscienza, deve disconoscere la grandiosa sua opera a vantaggio della Marsica. Camillo Corradini ha voluto che la sua terra natia dei Marsi risorgesse, più bella e più forte, dalle immeritate ruine e tutta la complessa legislazione benefica si deve a Lui. Ricordiamo anche, ed è doveroso, l’affettuosa collaborazione di Erminio Sipari. Alcuni mesi orsono il Consiglio Comunale di Avezzano deliberò di intitolare la via principale della città risorgente a Camillo Corradini».

Approvò, senza riserve anche il disegno messo in atto con fatica dal delegato Francesco Benigni, che diede «un vigoroso impulso alla sgangherata baracca», soprattutto nei primi momenti dell’urgenza (1).

Tuttavia, nelle sue parole si avverte un forte campanilismo e un orgoglio tutto avezzanese, specialmente sulla rinascita di un borgo raso al suolo dal sisma, che scatenò la successiva reazione ideologica e moralistica di Serafino Lanciani (già candidato al consiglio provinciale nella lista unica dei socialisti, democratici e repubblicani). La risposta giunse il mese dopo in data 20 agosto 1922, con il titolo: «Per una questione estetico-sentimentale. Malinconie di un passatista».

Altre critiche pertinenti al tema della ricostruzione, furono quelle esternate dall’ingegnere De Paulis, che rinfacciò all’ex direttore del Ginnasio di non aver controllato le precise responsabilità dell’Unione Edilizia, ossia: «una maggiore organicità nello sviluppo dei lavori». L’incompetenza dell’Ente Statale, venne messa in risalto con queste infuocate parole: «Ad esempio è certo ben dolorosa cosa vedere che in una cittadina ricostruita di sana pianta come Avezzano sia mancato completamente ogni criterio di organicità nello sviluppo dei lavori, ed ogni concetto artistico sia  completamente esulato, talché i colori più disparati, le architetture più barocche i più vari e strani motivi floreali, i ghirigori e quanto di peggio può suggerire il cattivo gusto, abbiano potuto fare bella mostra nelle nuove costruzioni di Avezzano dove invece avrebbe dovuto presiedere un concetto ben diverso da parte dell’Unione Edilizia che ha dovuto approvare ed eseguire i progetti di tutte le nuove case». Per altri avversari politici (specialmente socialisti), un «Piano Regolatore» errato, aveva generato sviste «di una certa madornalità; fu concesso a cittadini l’erezione di case abitative che, oggi, per la dovuta correzione dello sbaglio devono essere abbattute» (2).

Tra i maggiori responsabili della lenta e non certo attenta riedificazione della Marsica (tanto decantata da Nardelli), venne indicato il «Genio Civile di Avezzano». Infatti, per molti paesi del circondario, il lavoro svolto finora da quest’ente statale, suscitò perplessità e continue lamentele. D’altronde, già qualche anno prima, altri polemici articoli avevano denunciato a chiare note i malumori zonali: «Noi non riusciamo a comprendere perché ad Avezzano, a distanza di oltre cinque anni dal terremoto, esista ancora un ufficio speciale del Genio Civile. Molti cittadini domandano, e giustamente, se il Governo ha elargito tutti quei milioni (se ne contano 106) per pagare l’infinita schiera degl’ingegneri ed impiegati oppure per eseguire i lavori più urgenti. Noi non aggiungiamo nulla: lo sa l’Abruzzo intero quello che il Genio Civile ha fatto nella Marsica. Vorremmo perciò che ad Avezzano rimanesse solo una piccola sezione del Genio Civile con un numero limitatissimo di funzionari; e per questo facciamo appello al Ministro dei Lavori Pubblici» (3).

Ed è proprio nel vortice di queste polemiche (sociali e morali), che si inserì la deleteria opera del regime fascista, costringendo Nardelli al ritiro e alla caduta della giunta comunale (1924), con l’arrivo di un commissario prefettizio.

Così, rinunciando forzatamente al mandato di sindaco e dopo le disgraziate vicende della Seconda Guerra Mondiale, che aveva causato l’ennesima distruzione di Avezzano, il primo cittadino si spense il 9 dicembre 1950 all’età di 74 anni.

Al di fuori delle polemiche come sindaco, non possiamo omettere le sue indubbie qualità di studioso e filosofo, doti espresse da un’interessante pubblicazione giovanile (aveva solo 28 anni quando la scrisse), stampata con il seguente titolo: E.Nardelli, Il Determinismo nella filosofia di Sant’Agostino, G.B.Paravia, Torino, Roma, Milano,Firenze, Napoli,1905.

Il libro porta questa dedica: «A mio padre Dott. Raffaele Nardelli. A mia madre Prof.a Berenice Saccati-Nardelli esempi di virtù, di sacrificio per educare al vero e al bene la famiglia numerosa». Nella «Prefazione» scrisse: «Ecco dunque come anche rispetto a certi ardui problemi la scienza e la religione non son così lontane tra loro come molti credono e molti altri affettano di credere. Sarò accusato, lo so bene, di temerità, fors’anche d’eresia. La scienza, non meno della guerra, ha bisogno di soldati coraggiosi.  Avezzano, settembre 1904, Ercole Nardelli» (4).

NOTE

1)    Il Risorgimento d’Abruzzo, Anno IV, Num.235, Roma, 27 Luglio 1922.

2)    Archivio di Stato di L’Aquila, Prefettura, Serie II, Affari dei Comuni, VIII Versamento (1918-1921), Avezzano 1906-1921, b. 616; cfr., Il Risorgimento d’Abruzzo, Anno IV, Num.243, Roma, 27 Agosto 1922; Ivi, Anno IV, Num. 244, Roma, 31 Agosto 1922, A proposito dell’Unione Edilizia nella Marsica. Id., Anno I, Num.7, Roma, 22 Giugno 1919, Da Avezzano, Per il Piano Regolatore errato (Ettore Tramazza).

3)    Il Risorgimento d’Abruzzo, Anno II, Num.41, Roma, 8 Febbraio 1920, Il Genio Civile di Avezzano.

4)    E.Nardelli, Il Determinismo nella filosofia di Sant’Agostino, G.B.Paravia, Torino, Roma, Milano,Firenze, Napoli 1905, p.X.

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